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Quotidiano di Sicilia

La vittoria di Pirro. Si rivota nel 2013
di Carlo Alberto Tregua

Grilletti puntati su Crocetta

Tags: Elezioni, Regione Siciliana, Rosario Crocetta, Beppe Grillo



Il Movimento 5 Stelle ha riportato circa il 7% dei voti degli elettori, dunque, una quota molto bassa, che sembra alta perché rapportata ai voti validi. Tuttavia hanno conquistato 15 seggi all’Assemblea regionale. Quindici Grilletti di pistole puntate su Crocetta e la sua supposta maggioranza.
Giancarlo Cancelleri, il geometra di Caltanissetta, ha detto che depositerà il primo disegno di legge con cui viene stabilito che lo stipendio di deputato debba essere di 2.500 euro al mese anziché 20.000. Probabilmente ignora che esiste una legge regionale, 44/65, che equipara l’Assemblea regionale al Senato.
Lo informiamo che, preliminarmente, deve proporre l’abrogazione di tale legge in conseguenza della quale potrà fissare i nuovi emolumenti. Vedremo chi degli altri 75 deputati lo seguirà su questa correttissima strada.
Rosario Crocetta, dal suo canto, ha detto che caccerà tutti i consulenti e i dirigenti da 3/400 mila euro all’anno, cominciando così a risparmiare. Anch’egli dovrebbe comunicare che intende rinunziare, come presidente della Regione, alla somma disponibile nella qualità, per circa 400 mila euro all’anno; dovrebbe comunicare che il tetto massimo dello stipendio presidenziale e degli assessori sia di 5.000 euro netti al mese e proporre un disegno di legge che stabilisca che nessun politico o burocrate o amministratore di partecipate e di enti, a qualunque livello, regionale e locale, possa percepire più dell’emolumento del presidente. 

Questo sarebbe un atto significativo per testimoniare che Crocetta intende moralizzare la vita pubblica siciliana partendo dal taglio di tutti gli sprechi e gli eccessi; anche tenendo conto che il 30% della popolazione vive in una condizione di povertà, cioè ha un reddito inferiore a 7.500 euro l’anno, che corrisponde alla no tax area.
E poi, c’è la croce della legge di stabilità del 2013, il cui bilancio dovrà chiudere in pareggio senza possibilità di accendere nuovi debiti che ammontano già a 5,2 miliardi.
Per ottenere tale pareggio effettivo occorrerà effettuare i tagli di 3,6 miliardi, più volte elencati, e, quindi, il taglio di tutti i fili clientelari che hanno mantenuto in piedi i governi variabili di Raffaele Lombardo. Opera non facile, ma fattibile.
 
Crocetta dispone complessivamente di 39 voti all’Ars, gliene mancano 7 per arrivare alla maggioranza di 46. Può trovare appoggio nei 15 voti dei Grilletti se proporrà disegni di legge a loro compatibili. Ovvero dovrà rivolgersi a Micciché che dispone di soli 5 seggi, non sufficienti per fare maggioranza. Oppure ritornare a quel vecchio marpione che gestisce il Partito dei siciliani (ex Mpa) che dispone di 10 seggi.
Crocetta ha un solo modo per formulare la legge di stabilità 2013: venire nei quotidiani e nelle televisioni regionali a dire nome e cognome dei vecchi e dei nuovi deputati che non gliela vogliono approvare. Se farà come ha comunicato, e cioè trasformare Palazzo d’Orleans e Palazzo dei Normanni in due costruzioni di vetro perfettamente trasparenti, avrà qualche probabilità di riuscire nella missione impossibile di far quadrare i conti.
Diversamente, si addentrerà nei vecchi rituali del caminetto e così decreterà il suo suicidio.

La legge di stabilità 2013 sarà la discriminante per sapere se questo presidente potrà resistere qualche anno, oppure se, dopo il 30 aprile 2013, ultima data per approvare il bilancio, Crocetta getterà la spugna, dimettendosi; o anche, se non sarà il commissario dello Stato che chiederà al governo lo scioglimento dell’Ars per persistente violazione dello Statuto, ai sensi del suo articolo 8.
Sul momento nessuna previsione è fattibile, ma la probabilità di rivotare l’anno prossimo è pari a quella della riuscita dell’attuale compagine governativa.
Infine, dobbiamo ricordare che al 58% di non votanti e votanti schede bianche e nulle va aggiunto quel circa 7% dei voti, chiaramente di protesta, dati ai Grilletti. Come dire che due siciliani su tre hanno variamente protestato e solo uno su tre ha votato per i partiti tradizionali: il loro de profundis.
Ricordiamo che nel 2012 il Pil della Sicilia regredisce un punto in più della media nazionale, che la macchina economica si è fermata, che la disoccupazione è aumentata. La dispensatrice d’indennità, cioè la Regione, non ha più soldi per gli ammortizzatori sociali. Ora, o si ribalta questo stato dei fatti o saremo definitivamente perduti. E questo non possiamo permettercelo.

Articolo pubblicato il 31 ottobre 2012 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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