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Quotidiano di Sicilia

L’incolmabile ed eterno divario tra il Nord e il Sud arretrato
di Gaetano Cusimano

Tags: Svimez, Mezzogiorno



PALERMO - Oggi non parliamo della Sicilia ma del Mezzogiorno, nel quale la nostra regione ha una presenza rilevante sotto il profilo quantitativo e qualitativo, nelle poche luci e molte ombre che la definiscono, utilizzando il recente Rapporto Svimez 2009.
Faremo in particolare riferimento alle analisi ed alle osservazioni ivi contenute, la cui lettura e le cui conclusioni richiamano alla mente un aneddoto nella vecchia e nuova versione. In estrema sintesi oggi il divario Mezzogiorno-Centro Nord è rimasto sostanzialmente invariato rispetto a quello osservato cinquanta o sessant’anni fa, grazie al gioco della componente demografica: la popolazione è, infatti, diminuita nel Mezzogiorno ed è aumentata nel Centro Nord col contributo prevalente della popolazione straniera.

Il Rapporto Svimez  2009 sull’economia del Mezzogiorno, al quale rinviamo i nostri lettori per un’informazione puntuale ed esaustiva sulla situazione economica e sociale e sulle proposte politiche di sviluppo nella crisi e fuori dalla crisi, ci offre l’occasione per anticipare qualche dato statistico e soddisfare qualche esigenza conoscitiva di prima istanza dei nostri attenti lettori, ed in particolare quella che contrappone l’ormai decennale persistente sottosviluppo alla altrettanto evidente “delegittimazione politica del Sud”.
Tale situazione solo in minima parte può essere imputabile all’insufficienza dei mezzi finanziari destinati al Mezzogiorno (di origine nazionale, regionale ed europea), in prevalenza essendo invece imputabile alla mancanza di “un progetto nazionale per la crescita del Mezzogiorno e per la valorizzazione delle sue potenzialità”.

Le analisi della Svimez correttamente tengono separati gli effetti della grave crisi finanziaria ed economica che ha colpito e continuerà a colpire l’economia italiana e le sue regioni e i ritardi accumulati nel passato remoto e recente nel processo di crescita dell’economia meridionale richiamando “il processo incompiuto di trasformazione dell’economia meridionale in questi ultimi anni; processo sul quale continuano ad incidere debolezze strutturali che affondano le radici nel passato e, al tempo stesso, alcuni importanti elementi di mutamento dell’economia e della società Meridionali”.
Ma veniamo con ordine richiamando le stime della Svimez. Le quali mostrano che nel 2008 l’economia meridionale ha registrato una recessione più grave che nel Centro-Nord: (-1,1 contro il -1,0 per cento), che si ripeterà anche nel corrente anno, con immaginabili ricadute in termini di occupazione e di peggioramento delle già gravi situazioni di povertà.
Nel periodo 2001-2008 l’incremento annuo del prodotto del Mezzogiorno è risultato pari a poco più della metà di quello del Centro-Nord ( 0,6 contro 1,0 per cento).

Il divario in termini di prodotto per abitante fra le due aree, è invece lievemente diminuito a causa dei flussi migratori meridionali ed esteri in direzione del Nord.
Il Pil pro capite del Mezzogiorno è risultato essere nel 2008 pari al 58,6 per cento di quello del Centro Nord, con un recupero di quasi due punti percentuali rispetto al livello del 2000 (56,9 per cento), imputabile non alla maggiore dimensione della torta ma al minor numero di commensali!

Dall’inizio del decennio alla fine del 2008 gli investimenti fissi lordi sono cresciuti al Sud quasi due punti percentuali in meno che nel Centro-Nord (9,3 contro 11,0 per cento). Se si analizza solo il settore dell’industria in senso stretto (che conta nel Mezzogiorno un terzo delle unità locali localizzate nel Paese), gli investimenti sono crollati cumulativamente nel 2001-2008 del 15,7 per cento, a fronte di una flessione cumulata del 5,1 per cento nel resto del Paese.

Articolo pubblicato il 11 agosto 2009 - © RIPRODUZIONE RISERVATA




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