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La crisi ci ha insegnato a vivere con qualità
di Carlo Alberto Tregua

Tags: Crisi, Economia



Quando cominciano le privazioni e diminuiscono i propri stipendi o emolumenti, l’aspetto positivo è che la gente comincia a ragionare su come razionalizzare le proprie spese. Lo fa obtorto collo perché di necessità si fa virtù. Comincia ad eliminare le spese superflue e poi intacca quelle utili ma non indispensabili. Fa qualche gita fuori porta in meno, accorciando il tempo di percorrenza.
Però, non sempre la gente si rende conto che questa è un’opera di razionalizzazione, comincia a parlare di sacrifici, qualche volta veri e qualche altra falsi. A nessuno piace vivere in una strettoia, percorrere dei binari rigidi e non potersi permettere di divagare.
Questa è la realtà italiana, ancora più grave quella meridionale, perché al Sud la recessione è più forte che al Nord, tanto che i due, tre punti in meno di Pil, alla fine del 2012 saranno una media fra un modestissimo regresso del Nord e un altissimo regresso nel Sud. è la solita storia del pollo di Trilussa.

Tuttavia, vi è un contraltare a quanto abbiamo descritto, e cioè che la necessità di ridurre le spese comporta una ricerca di efficienza che migliora la qualità della vita.
Si dice che le crisi fanno crescere e l’opulenza porta alla perdizione. Essa è stata la causa del disfacimento della Repubblica ateniese, dell’Impero romano e via via di tutte le grandi aggregazioni susseguenti nei secoli, compreso l’Impero napoleonico.
Gli ozi uccidono mentalmente le persone, mentre i sacrifici le stimolano a cercare le soluzioni più razionali per risolvere i problemi e, via via, ci si abitua a questo meccanismo benefico, per cui la mente cerca sempre il come fare senza fermarsi alla posizione stupida che è quella di non far nulla di fronte alle difficoltà.
È la differenza tra il vivere la vita con qualità e non con disvalori, che la fanno disperdere senza avere da essa i migliori effetti per i quali si vive.
Tanta gente si lamenta per questo o per quello, addossa la responsabilità dei propri fallimenti agli altri , non fa l’esame di coscienza per capire quali siano le proprie responsabilità e, soprattutto, per migliorare il proprio tenore di vita. è gente ottusa che non merita alcuna considerazione.
 
è notizia di questi giorni che gli extracomunitari, residenti in Italia, hanno aperto tredicimila nuove attività, mentre, d’altro canto, sono cessate ventiquattromila attività di italiani. Come si spiega questo fenomeno?
Dalle interviste degli extracomunitari abbiamo sentito che loro fanno immensi sacrifici, lavorano fino a venti ore al giorno, sette giorni su sette, ma progrediscono, guadagnano e le loro famiglie, tutto sommato, stanno bene.
Lo stesso fenomeno si è verificato quando, per una forma stupida di tipo sociale, ben un milione e seicentomila italiani e italiane hanno lasciato il campo ad altrettanti stranieri per il ruolo di badante, il cui numero è probabilmente maggiore perché c’è chi lavora in nero.
Ecco, la crisi non ha ancora insegnato a tutti gli italiani che bisogna privarsi di alcune cose oggi per ottenerne altre domani. Purtroppo l’insegnamento del ceto istituzionale che ha governato Stato centrale, Regioni e Comuni si è rivelato pessimo. Come pessimo è stato il comportamento, fondato su raccomandazioni e corruzione.

Il risorgimento del Paese e del Sud passa attraverso la capacità dei meridionali, innanzitutto, e del ceto politico nazionale, di diffondere equità in tutta la società, equilibrando i rapporti fra chi guadagna molto e chi è in stato di povertà, nella cosiddetta no tax area.
In questa direzione occorre che la gente aumenti il tasso di protesta non andando a votare o votando schede bianche  e nulle, se non verranno proposti candidati che non siano indagati - imputati - condannati - pregiudicati. Non basta, occore anche che essi abbiano un cursus honorum adeguato a chi assume la responsabilità di gestire la cosa pubblica in funzione del mandato ricevuto dagli elettori.
La Santacrisi costringerà i malfattori a ritirarsi e alla riduzione del tasso di corruzione e di inefficienza che ha rovinato l’Italia. Serve qualità, qualità e qualità per far recuperare a questo Paese quelle posizioni che la gran parte dei cittadini merita perché è laboriosa, onesta ed ha molta voglia di crescere.

Articolo pubblicato il 07 novembre 2012 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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