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Svimez: “Abolire subito l’Irap per le imprese manifatturiere”
di Patrizia Penna

È quanto emerge dalle “Riflessioni su riforma del fisco e misure per la crescita nella legge di stabilità 2013”. Attualmente l’imposta regionale vale 32 miliardi, di cui 22 relativi al privato

Tags: Irap, Economia



PALERMO - Conciliare l’esigenza del gettito da un lato, e la necessità di tutelare i soggetti più deboli dall’altro, rappresenta il vero “chiodo fisso” del Governo Monti.

Archiviata la soluzione proposta inizialmente, ovvero quella di ridurre l’Irpef e aumentare l’Iva, altrettanto “non risolutiva” è stata giudicata la proposta relativa all’aumento delle detrazioni per i lavoratori e alla rinuncia ad un incremento dell’aliquota intermedia IVA (10%), mentre resterebbe confermato l’aumento dell’aliquota base IVA, dal 21 al 22%.

Per ridurre in modo significativo il cuneo fiscale e rilanciare la crescita occorrebbe sostituire nella legge di stabilità in discussione in questi giorni la riduzione dell’Irpef (che nella proposta iniziale del Governo sarebbe costata allo Stato 5,8 miliardi di euro) con l’abolizione dell’Irap per le imprese manifatturiere (5,1 miliardi di euro). È questa l’analisi contenuta nella nota “Riflessioni su riforma del fisco e misure per la crescita nella legge di stabilità 2013” di Franca Moro e Federico Pica pubblicata sul sito www.svimez.it.

L’Irap è un’imposta regionale attraverso la quale si esplica l’autonomia finanziaria delle Regioni, con la possibilità ad esse riconosciuta di variarne l’aliquota (in più o in meno) rispetto al livello base fissato per tutto il Paese. Attualmente vale 32 miliardi di euro, di cui 22 relativi al settore privato. All’interno di questo importo, le imprese manifatturiere italiane pagano ogni anno 5 miliardi di Irap attraverso aliquote regionali variabili dal 3,9% (aliquota base in tutto il Centro-Nord più Basilicata e Sardegna) al 4,97% (nel Lazio, Molise, Campania e Calabria), con una maggiorazione del tributo per le aziende che arriva fino al 27%.Per la Regione siciliana l’aliquota ordinaria IRAP per l’anno d’imposta 2011 è del 4,82%.

Abolire l’Irap per il settore manifatturiero significherebbe intervenire su un comparto che lamenta rilevanti perdite di competitività, anche per l’alto livello di tassazione. Destinatarie sarebbero circa 340mila imprese; l’agevolazione inoltre avrebbe efficacia immediata, senza passaggi burocratici.

Per compensare il minor gettito IRAP delle Regioni, si legge nella nota, non servirebbero trasferimenti dello Stato. Il particolare meccanismo di finanziamento previsto dal decreto legislativo 56/2000 infatti porterebbe a coprire automaticamente i minori introiti regionali con un aumento della compartecipazione IVA. Quanto alle Regioni in deficit sanitario, che applicano aliquote più elevate per coprire tale deficit, la perdita di gettito dovrebbe essere recuperata, si sostiene nell’articolo, aumentando l’addizionale regionale all’IRPEF.

“Questa proposta, si legge nella nota, potrebbe comportare maggiori sacrifici per i cittadini. La prospettiva di una ripresa della domanda di lavoro da parte delle imprese, di una riduzione dei posti di lavoro a rischio e di quelli precari, di una crescita dell’economia potrebbe tuttavia renderli accettabili, tanto più se accompagnati da una particolare attenzione per le fasce più deboli della popolazione”.

In più, “lo spostamento del carico fiscale aggiuntivo dalla tassazione delle imprese alla tassazione dei redditi personali sarebbe una misura non solo equa ma importante per la ripresa dell’economia” delle Regioni in deficit sanitario.

Articolo pubblicato il 09 novembre 2012 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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