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Aligrup, ok del Tribunale al concordato preventivo
di Antonio Leo

Via libera al piano di salvataggio per 27 punti vendita

Tags: Aligrup



CATANIA – Un primo spiraglio concreto, dopo giorni di chiacchiere e voci di corridoio. Il Tribunale ha finalmente dato il via libera al piano di salvataggio dei 22 punti vendita del Gruppo Aligrup, più altri 5 di K&k. In pratica, accantonata la procedura ex art. 182 bis (riguardante la ristrutturazione del debito), l’azienda è stata autorizzata a procedere al concordato preventivo cosiddetto in bianco, ovvero senza precedente definizione di un piano, per la salvaguardia delle attività commerciali. Rispetto alla procedura seguita in precedenza, i liquidatori potranno procedere sin da subito alla cessione o alla concessione in affitto dei punti vendita.

Una sentenza che però non sgombera completamento il cielo dalle nubi. Se è vero che, quantomeno, i dipendenti dei 27 esercizi commerciali potranno tornare a lavorare (i sindacati hanno ipotizzato che le cessioni possano essere anticipate da un affitto temporaneo per i primi due mesi al fine di garantire la immediata operatività), dall’altra pare soltanto su cinque punti, e cioè quelli opzionati da Arena, le trattative dovrebbero andare subito in porto. Per gli altri, a partire da ieri, scatta il conto alla rovescia imposto dai giudici della Sezione fallimentare: 60 giorni  per chiudere tutte le operazioni. Un tempo che potrebbe non bastare, alla luce dei lunghi mesi di tira e molla trascorsi a vuoto.

“Dire che siamo soddisfatti è una forzatura – ha spiegato Pietro La Torre, segretario della Uiltucs Sicilia - considerato il dramma vissuto da tantissimi lavoratori in cui la parola fine deve ancora essere scritta. Ma questo risultato ci spinge a batterci fino alla fine per salvare il numero più alto possibile di dipendenti”.

Il segretario Uil spiega, inoltre, quali sono i vantaggi del nuovo meccanismo innescato dal Tribunale. “L’abbandono delle previsioni di cui alla legge 182, ovvero riguardanti la ristrutturazione del debito, - ha continuato La Torre - appare un fatto certamente positivo perché impedisce che le istanze di fallimento presentate abbiano corso e quindi evita lo scenario che più temevamo con riferimento ala salvaguardia dei livelli occupazionali. Altri elemento positivo di tale meccanismo è che vi rientrano le stesse banche, evidenziato che nel piano, oltre agli affitti, probabilmente entreranno le dismissioni degli immobili e quindi lo stralcio del debito nei confronti di banche che dovrebbe ammontare a circa 41 milioni”.

Va detto, però, che la pronuncia del Tribunale è solo un passo avanti, ma non mette la parola fine su una situazione ormai del tutto uscita dal binario dell’emergenza economica per deragliare in dramma sociale. Senza contare che restano fuori, quasi figli di un Dio minore, i lavoratori di ben 19 punti vendita non rientranti nelle trattative in corso. 

“I rimanenti punti vendita, - ha concluso a tal proposito La Torre - potrebbero essere oggetto di procedure per l’utilizzo di ammortizzatori sociali e segnatamente la cassa integrazione guadagni in attesa che si possano presentare altre opportunità di collocazione sul mercato degli stessi”.

Articolo pubblicato il 14 novembre 2012 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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