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Agrigento, la gestione dei rifiuti è giunta al collasso
di Calogero Conigliaro

Un buco di 20 milioni di euro nei conti dell’Ato. Di questi, 10 milioni devono essere corrisposti alle ditte

Tags: Agrigento, Rifiuti, Ato



Agrigento – Dopo l’ultimo sciopero dei netturbini la situazione igienicosanitaria nei 19 comuni consorziati dell’Ato Gesa AG 2 è ormai al limite della sostenibilità. In un territorio che si definisce a forte vocazione turistica è surreale percorrere vie e strade ed imbattersi in odori nauseanti provenienti da cumuli di immondizia. Il fatto drammatico paradossalmente non è quello che già i cittadini e purtroppo i turisti hanno vissuto, ma quello che rischiano di dover constatare nei prossimi tempi. Tutto il sistema è infatti a rischio paralisi totale.

Le cinque aziende che fanno parte dell’associazione temporanea d’imprese hanno minacciato apertamente la possibilità di rescissione dei contratti con la Gesa a causa della violazione degli obblighi contrattuali.
“Stiamo valutando con i nostri legali – ha spiegato Giancarlo Alongi, amministratore delegato dell’Iseda – la possibilità di chiedere la rescissione dei contratti con l’Ato, cosa che significherebbe il licenziamento di 400 nostri dipendenti che si occupano quotidianamente della raccolta dei rifiuti. La nostra situazione creditoria non è più sostenibile. L’Ati (Associazione di imprese) ha un credito già maturato di 12 milioni di euro circa (l’Ato dichiara 10 milioni) per tale ragione chiediamo il pagamento dei corrispettivi a noi spettanti”.

Nei giorni scorsi è stato decretato l’intervento dell’emergenza rifiuti che ha fatto scattare la precettazione dei netturbini i quali hanno sospeso lo sciopero visto il rischio della denuncia penale. Resta il fatto che questi operatori ecologici abbiano un credito nei confronti delle loro aziende degli stipendi del mese di settembre, ottobre oltre la quattordicesima mensilità. Ad affrontare la bollente questione per un servizio del costo mensile di ben 3 milioni e 200 mila euro al mese è Teresa Restivo, liquidatrice della Gesa AG 2, la quale però di fatto è divenuta amministratrice di fatto visto il protrarsi delle competenze della gestione del servizio.
 
“Ho ereditato una situazione insostenibile – ha affermato la Restivo – causata dal fatto che il sistema della riscossione dei tributi Tia o Tarsu ha fallito in quasi tutti i Comuni arrivando a constatare che in alcuni grossi comuni soltanto il 60-55% dei cittadini paga regolarmente le rate spettanti. Di conseguenza i Comuni si sono indebitati verso la Regione che in questi anni ha anticipato circa 30 milioni di euro, mentre il buco attuale della società che io sono stata chiamata a liquidare è di circa 20 milioni di euro. 10 milioni è la cifra debitoria verso le imprese, meno di 5 milioni circa, servono per saldare i conti con la ditta Catanzaro che gestisce la discarica di Siculiana, mentre altri fornitori o consulenti avanzano meno di 5 milioni di euro. Intanto il nostro sforzo possibile in queste ore è concentrato per trovare i 600 mila euro necessari per saldare alcuni conti con le imprese che permetteranno di pagare alcune mensilità ai netturbini”.

Al dramma della popolazione che deve convivere con la spazzatura nella propria città si aggiunge anche il dramma degli operai delle ditte Iseda, Icos, Sap, Seap, Ecoin, che formano l’Ati che non hanno più la minima certezza di percepire regolarmente lo stipendio necessario per mantenere le proprie famiglie.

“È impensabile che le cose possano continuare ad andare avanti così – ha spiegato Roberto Migliara dell’Ugl – l’unica alternativa è quella che i crediti avanzati dalle imprese vengano pagati o dalla Regione o dallo Stato, vista l’impossibilità che ciò sia fatto dai Comuni, ormai con le casse vuote. Se non ci sarà l’intervento dello Stato c’è da chiedersi se sarà necessario chiedere un miracolo a San Calogero!”

Intanto l’unica possibilità per risolvere la questione entro il 31 dicembre, quando dovrebbero subentrare agli Ato rifiuti le Srr – secondo Teresa Restivo - è quella di un mutuo che saldi i conti con le imprese ed i proprietari delle discariche. Un mutuo ventennale  garantito dalla Regione e sottoscritto dai Comuni. Voci diffuse parlano invece del possibile ritorno ai Comuni della raccolta dei rifiuti nei prossimi anni, resta però sempre il nodo da risolvere della vera motivazione che ha portato al fallimento del modello Ato: il mancato pagamento dei tributi da parte di una buona fetta di contribuenti, un problema sempre più complesso in presenza di una crisi economica sempre più presente e minacciosa.
 

 
L’altra resa dei conti con la discarica di Siculiana
 
Agrigento – Se la problematica dei crediti alle imprese non fosse già sufficiente a creare disservizi e scioperi nel settore della raccolta dei rifiuti nei 19 Comuni consorziati, a breve potrebbe arrivare la paralisi a causa della resa dei conti con la ditta Catanzaro. “Abbiamo raggiunto un accordo diversi mesi fa – ha spiegato la Restivo - con cui il credito avanzato per gli anni precedenti per il servizio della discarica di Siculiana sarà pagato in 3 tranche. La prima per un ammontare di 2 milioni e 100 mila euro è stata saldata, restano due rate da un milione e 781 mila euro ciascuna. La seconda rata scade in questi giorni, la terza il 15 febbraio del prossimo anno, intanto nei periodi di emergenza le somme arrivano dalla Regione come per le ditte che si occupano della raccolta e dello smaltimento rifiuti. L’ammontare di cui è creditrice la discarica per il periodo di quest’anno è di 700 mila euro che sommati alle altre due rate fanno 4 milioni e 400 mila euro”. È ovvio che la speranza sia quella che le somme della seconda rata arrivino da qualche benedetta parte, perché il guaio al contrario, sarebbe la paralisi totale dell’inguaiato ed indebitato Ato a causa del fatto che l’imprenditore Catanzaro ha prima di siglare l’accordo ottenuto importanti garanzie mentre possibile sarebbe la chiusura della stessa discarica. Complessivamente i dipendenti legati alle sorti della Gesa AG 2 tra personale amministrativo e quello delle aziende per la raccolta dei rifiuti, si aggirano a 500 posti di lavoro, legati tutti al filo rosso che a fine mese potrebbe definitivamente spezzarsi lasciando in periodo natalizio nell’immondizia vera e propria i dipendenti, in compagnia di una buona parte della provincia di Agrigento.

Articolo pubblicato il 15 novembre 2012 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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