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Quotidiano di Sicilia

Catania - Via la zavorra delle partecipate per evitare di affondare ancora
di Melania Tanteri

All’Ente resteranno le funzioni di controllo, mentre ai privati sarà affidata la gestione operativa. Approvato, fra numerose polemiche, il Piano di dismissione del Comune

Tags: Catania, Partecipate, Raffaele Stancanelli



CATANIA - La gestione dell’acqua rimane pubblica ma le altre aziende a partecipazione comunale, in parte o totalmente, finiranno presto sul mercato.
Il Consiglio comunale di Catania ha infatti votato la delibera dell’amministrazione, illustrata in aula dall’assessore al ramo, Roberto Bonaccorsi, sul riordino delle partecipate, secondo cui il Comune si impegna a cedere, con i limiti posti dal legislatore nazionale, le partecipazioni di Asec Spa (49%), Amt Spa (40%), Sostare Srl (40%), lasciando dunque al socio pubblico, quindi al Comune, i poteri di controllo e attribuendo a quello privato solo la gestione operativa di queste aziende.

Nonostante il voto positivo, però, è stata una decisione molto sofferta quella che il Senato cittadino ha dovuto prendere: la maggior parte dei consiglieri si era infatti dichiarato contrario alla vendita di alcune aziende partecipate, in particolare Sidra (poi stralciata grazie a un emendamento presentato dal consigliere Francesco Navarria e sottoscritto da tutti i capigruppo), Asec e Multiservizi. Quest’ultima, che vede occupati centinaia di lavoratori, è stata infatti al centro delle tensioni che hanno caratterizzato la seduta di lunedì scorso, causando ripetute interruzioni e provocando la reazione dura dell’aula, trovatasi di fatto con le spalle al muro. Se la delibera non fosse stata votata entro mezzanotte di giorno 19, infatti, il contratto di servizio con il Comune non sarebbe stato rinnovato e i lavoratori si sarebbero trovati in mezzo alla strada. La decisione di vendere sarebbe stata, dunque, l’unica soluzione possibile, come ribadito dallo stesso primo cittadino che, in una lettera aperta ai lavoratori ha sottolineato la buona fede dell’amministrazione.

“È la legge – ha spiegato Stancanelli – che prevede lo scioglimento entro il 31 dicembre 2013 con relativo licenziamento di tutti i dipendenti. Questo ci ha obbligato a realizzare il piano di riordino, nell’esclusivo interesse, presente e futuro, di garantire il posto di lavoro”.

Ma le reazioni dei consiglieri sono state tutt’altro che pacifiche, a cominciare da quella del capogruppo del Pdl, Nuccio Condorelli, secondo cui la maggioranza che sosteneva il sindaco non esiste più.
“Non è in questo modo – ha affermato Condorelli - che vanno fatte le scelte importanti di interesse collettivo per il bene della città”. Anche Salvo Di Salvo, capogruppo di Famiglia, lavoro e solidarietà, ha parlato di scelta “obbligata”. “Sull’atto deliberativo e, in particolar modo, sulla Multiservizi – ha detto - il voto è stato di responsabilità e non di maggioranza, a tutela dei 700 lavoratori. Salta comunque agli occhi di tutti una disgregazione dei partiti di maggioranza che sostengono il sindaco”.

Duro anche il commento del gruppo de La Destra - secondo cui “si è preferito mettere la polvere sotto il tappeto per evitare di affrontare il problema, aspettando di fatto che i nodi vengano al pettine” - e i commenti dalle opposizioni, con il presidente della seconda Commissione consiliare, Francesco Navarria, che ha parlato di “svendita” e con il Pd che ha definito l’operazione un “tentativo di fare cassa”.

La delibera, in ogni caso, è stata approvata: servirà ora stilare le modalità di cessione per ogni società, come chiesto dai sindacati
“Va avviato un tavolo specifico – hanno sottolineato dalla Cisl - dove affrontare i problemi per singola azienda. Non esiste una ricetta unica, il percorso deve prevedere nella sua interezza e per ogni singola realtà societaria interventi di risanamento, riordino e ristrutturazione”.

Articolo pubblicato il 24 novembre 2012 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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