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Quotidiano di Sicilia

Nuovi standard ospedalieri e riflessi sulla sanità siciliana
di Patrizia Penna

Castorina, presidente Policlinico Morgagni (Ct): “Sarebbe illogico sopprimere valide realtà esistenti”. Allarme dell’Aiop: “Nell’Isola a rischio accreditamento 39 cliniche su 55”

Tags: Sanità, Salvatore Castorina



PALERMO - L’allarme è stato lanciato qualche settimana fa dall’Aiop (Associazione Italiana ospedalità privata), attraverso il suo vicepresidente nazionale, la palermitana Barbara Cittadini: è a rischio in Sicilia l’accreditamento al Servizio sanitario nazionale per le 39 cliniche su 55 che non raggiungono la soglia minima di 80 posti letto.

La riduzione dei posti letto rappresenterebbe l’effetto dei nuovi standard stabiliti dai ministeri Salute ed Economia e che potrebbero determinare in Sicilia uno scenario “in conflitto” con quello previsto dagli standard regionali che prevedono 3 posti letto per mille abitanti.

Senza contare le ripercussioni sul piano occupazionale (l’Aiop parla di 10.000 posti di lavoro a rischio), quali conseguenze potrebbero esserci sulla qualità dell’assistenza sanitaria per i cittadini?
E ancora: occorre rivedere il provvedimento del Governo (giudicato dall’Aiop “sbagliato e rovinoso”)? Se sì, in che modo?

Lo abbiamo chiesto al Prof. Salvatore Castorina, Presidente Policlinico G.B. Morgagni di Catania.
“A monte del decreto in fieri del Ministero Salute sta l’art. 7 comma 1 del Patto per la Salute 2010 – 2012 che impegna le Regioni a rivedere le regole per l’accreditamento istituzionale secondo criteri riferiti alla gestione, ai servizi, all’appropriatezza clinica, alla sicurezza, agli obiettivi, alle modalità di verifica degli stabilimenti di cura. L’effetto più eclatante sottolineato dalle recenti diffusioni di informazione è che sarebbe a rischio in Sicilia l’accreditamento al Servizio Sanitario Nazionale per 39 cliniche su 55 che non raggiungono la soglia minima di 80 posti letto per acuti (si escludono dal computo i letti di riabilitazione e lungodegenza). A monte di questi calcoli sta una norma europea che commisura i posti letto per acuti agli abitanti della nazione e delle regioni (3 p.l. per mille abitanti). Bisogna dire che la scure non cadrebbe solo sulla Sicilia ma quasi tutte le regioni italiane si confronteranno col problema. Il requisito degli 80 p.l. per acuti non è il solo, ma altri sono i requisiti richiesti riferiti agli indici di occupazione, al numero di prestazioni anno, alla qualità per mantenere l’accreditamento. Il decreto è finalizzato al miglioramento del servizio sanitario e non certo finalizzato a distruggere quello che nelle regioni è stato conseguito anche con l’apporto dell’ospedalità privata. Nella bozza di decreto sono stabilite 3 tipologie di strutture ospedaliere in ordine di complessità crescente.

-I presidi di base: bacino d’utenza compreso tra 80.000 e 150.000 abitanti. Sono dotati di Pronto Soccorso con la presenza di un numero limitato di specialità con servizio di supporto in rete di guardia attiva.
-I presidi di I livello: bacino d’utenza tra 150.000 e 300.000 abitanti.
-I presidi di II livello: bacino d’utenza tra 600.000 e 1.200.000 abitanti.

Per le strutture private accreditate è previsto specificatamente:
Punto 2.5: “Le strutture ospedaliere private sono accreditate, in base alla programmazione regionale, come presidio ospedaliero di base, ovvero di I livello ovvero di II livello, ovvero quali presidi ospedalieri con compiti complementari e di integrazione all’interno della rete ospedaliera, prevedendo per questi ultimi una soglia, per l’accreditamento e la sottoscrivibilità degli accordi contrattuali annuali, non inferiore a 80 p.l. per acuti”.

L’associazione di categoria (AIOP) è stata pronta a reagire sia a livello nazionale che regionale sottoponendo al Ministro della Salute una serie di emendamenti (iniziative consortili, abbassamento dell’indice di occupazione, estensione del pronto soccorso generalista o specialistico attualmente non previsto in Sicilia ma previsto in altre regioni, anche alle Case di Cura).
Non ho dubbi che prevarrà il buon senso sicchè il decreto definitivo sia permeato dall’indiscusso criterio che di ospedali se ne possono costruire quanti se ne vuole (basta avere la forza finanziaria) ma bisogna esser cauti a bruciare le professionalità perché per costruire uno specialista sono necessari almeno 20 anni a partire dall’accesso al corso di laurea e successiva specializzazione, non escludendo infermieri e tecnici. In ultimo ma non per ultimo con quale logica si potrebbe giustificare la soppressione di valide realtà esistenti aumentando il disagio del collo di bottiglia già attuale connesso con le liste di attesa in diagnostica e cure? Personalmente esprimo ottimismo anzi vedo nel nuovo assetto una possibilità di crescita dell’alto livello già conseguito dall’ospedalità privata accreditata in Sicilia che con le nuove norme potrebbe ulteriormente allargare la rete dei propri servizi consentendo, a chi vuole, erogare h24 l’assistenza che oggi eroga già in elezione”.

Articolo pubblicato il 29 novembre 2012 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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