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Quotidiano di Sicilia

I siciliani "sposano" la fede e non rinunciano al rito religioso
di Chiara Borzì

Pubblicato dall’Istat il report statistico “Il Matrimonio In Italia”: i dati si riferiscono al 2011. Al Sud le nozze celebrate con rito civile sono state solo il 23%. Al Nord il 52%

Tags: Matrimonio



PALERMO - Il matrimonio in Italia si arricchisce di nuove sfumature. è questa una delle letture che ci consegna il report statistico Istat “Il Matrimonio in Italia”.

Nel 2011 sono stati celebrati nel nostro Paese 204.830 matrimoni, appena il 3,4 ogni 1.000 abitanti, 12.870 in meno rispetto al 2010. Tale tendenza alla diminuzione è in atto dal 1972, ma negli ultimi quattro anni si è particolarmente accentuata interessando praticamente tutte le regioni. Tra queste non spicca la Sicilia (-4,9%) tuttavia il Centro-Sud ha indubbiamente i numeri del primato a causa dei cali registrati in Sardegna (-7,7%), Campania (-6,9%) e in Abruzzo (-6,6%).
Nell’82% dei casi essi sono dovuti alla crisi dei matrimoni tra italiani: le 155.395 celebrazioni del 2011 rappresentano circa 37 milioni in meno di unioni rispetto agli ultimi quattro anni.

L’alternativa di riferimento si confermano i matrimoni misti, il dato è ormai tradizionale, ma anch’esso ha subito una prima flessione: ben 8 mila sì in meno rispetto al 2007. A diminuire in Italia sono anche le seconde nozze, passate da 34.137 del 2008 al 31.048 del 2011, tuttavia la loro quota sul totale è in crescita, dal 13,8% del 2008 al 15,2% del 2011.

Le nozze sono sempre più tardive, uomini e donne raggiungono intorno ai 32,5 anni la “consapevolezza” di poter contrarre in matrimonio e sono preferite, specialmente tra italiani, matrimoni celebrati con rito civile piuttosto che religioso. Nel 2011 si è toccato per l’appunto un apice negativo in tal senso: sono state ben 39 mila in meno le nozze celebrate in chiesa (124.443), mentre i matrimoni civili sono cresciuti del 5,2% nei tre anni considerati. Attraverso i primi matrimoni di coppie italiane, la quota di unioni civili sembra destinata ad ulteriore crescita, mentre la flessione del matrimonio religioso rimane contenuta grazie alla scelta in questa direzione dei cittadini stranieri.

Nel nostro Paese si distinguono particolari peculiarità da regione a regione. Solo al Nord, per la prima volta nel 2011, la quota di matrimoni celebrati con il rito civile (52%) ha superato quelli religiosi; al Centro si è arrivati al 47%, mentre nel Mezzogiorno questa proporzione è stata più bassa, 23%.

Solo 15 anni fa l’incidenza dei matrimoni civili non arrivava al 20% del totale delle celebrazioni; l’aumento di questa quota è uno dei tratti più evidenti del mutamento in atto nell’istituzione matrimoniale. La scelta sempre più frequente del rito civile è da attribuire in parte alla crescente diffusione sia dei matrimoni successivi al primo, sia dei matrimoni con almeno uno sposo straniero. Osservando la distribuzione geografica è possibile analizzare la diffusione sul territorio dei nuovi comportamenti familiari: nel 2011 hanno scelto di celebrare nozze con il rito civile il 31% degli sposi italiani residenti al Nord, il 29% di quelli che risiedono al Centro e solo il 16% degli sposi residenti nel Mezzogiorno. Questa scelta, tuttavia, riguarda sempre più spesso le prime unioni: nel 2011 il 30% delle nozze tra celibi e nubili è stato celebrato in questo modo (37.332 totali). Analizzando le coppie miste invece, è da rilevare innanzitutto come la tipologia più frequente sia quella in cui lo sposo è italiano e la sposa straniera. In merito alla loro frequenza è notoriamente riconosciuto come i casi più elevati si registrino in aree in cui è più stabile e radicato l’insediamento delle comunità straniere, quindi ancora al Nord e al Centro.
 
Nel Nord-est, in particolare, quasi un matrimonio su 5 ha almeno uno sposo straniero, mentre il minimo si registra al Sud e nelle Isole, con proporzioni pari al 6,5% e al 5,7% del totale. Al Nord si trovano anche le percentuali più alte con almeno uno sposo in seconde nozze (il 25%), stime inferiori sono al Centro e ancor di più al Sud dove cambiano in modo radicale. Con Basilicata (4,8%) al gradino più alto, Calabria (6,1%), Campania (6,2%), Molise (6,4%) e Puglia (7%), seguono con percentuali più che dimezzate rispetto al valore medio nazionale. I dati siciliani non destano in questo caso particolari mutamenti.

Le stime sono nette e molto chiare. La società meridionale “fugge” anch’essa dall’antica struttura del matrimonio. Vive marginalmente l’aumento delle coppie miste, ma in pochi al Sud rinunciano oggi, nonostante la forbice si allarghi notevolmente, a celebrare le proprie nozze attraverso il rito religioso.

Articolo pubblicato il 30 novembre 2012 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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