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Le reti d’impresa essenziali per crescere
di Francesco Sanfilippo

Forum con Giuseppe Cascone, Presidente C.n.a Sicilia

Tags: Giuseppe Cascone, Cna Sicilia



Quali sono le società che compongono la Rete imprese Italia in Sicilia?
“Le società che compongono la Rete Imprese Italia in Sicilia sono cinque, la C.n.a, la Confcommercio, la Confesercenti, la C.l.a.a.i e la Casartigiani. Questa rete nasce perché le associazioni partecipanti hanno avvertito la necessità di confrontarsi in modo unitario con le Istituzioni pubbliche. Finora, il Governo si è confrontato con la sola Confindustria che rappresenta una parte assai piccola del mondo industriale e che non è rivelativa del 90% dell’apparato produttivo, formato da piccole e medie imprese. Tuttavia, in Sicilia questa rappresentanza forte si deve ancora costruire e va rivista”.

Lei è presidente del C.n.a regionale, quindi è anche presidente della Rete Imprese Italia qui in Sicilia?
“Sì, il presidente della Cna lo è anche della Rete in virtù del principio della turnazione tra i presidenti che fanno parte della Rete. Oggi, il presidente di turno nazionale della rete è quello della Confartigianato”.

Il suo semestre quando è iniziato?
“Il mio semestre è iniziato un anno fa e doveva già concludersi, ma le vicende di Confesercenti ci hanno costretto a tenere la presidenza in prorogatio”.

Come mai la C.n.a sta sviluppando una forte comunicazione nei mass media?
“La C.n.a è presente in Sicilia alla radio e nei mass media in generale, poiché rappresenta 30 mila imprese con 200 mila addetti. Si tratta della confederazione più grossa come piccole imprese e come artigianato della Regione. La C.n.a, infatti, è diffusa su tutto il territorio dalle province ai comuni, dai più grandi ai più piccoli, senza particolari distinzioni politiche. Tenere una sede ha un costo, in particolare nei comuni più piccoli, ma questo non ci ha impedito di essere presenti sul territorio in modo uniforme”. 

Poiché siete tra le associazioni più grandi presenti in Sicilia, quali obiettivi vi ponete?
“La C.n.a è stata molto vicina alle imprese nel sistema formativo e informativo, poiché le piccole imprese, se non sono aggregate e se non hanno un minimo di formazione all’interno del sistema stesso, non possono  crescere se non in piccola parte. La C.n.a assiste sia la microimpresa sia quella iper-tecnologica e il sistema delle imprese artigianali siciliane è di grande qualità. L’artigiano, spesso, è considerato la parte periferica del sistema produttivo, invece il mondo artigianale è il perno economico della Sicilia”.

Le vostre imprese non si mettono in rete tra loro per offrire servizi più mirati agi utenti? Ad esempio, le varie tipologie d’imprese non hanno creato un coordinamento tra loro?
“Sì, la sua osservazione è pertinente, poiché la C.n.a regionale è stata la prima in Sicilia a governare il sistema delle revisioni. Il sistema a rete, in realtà, non esiste a livello regionale, ma solo in quello locale”.  

La gente vuole servizi, come potete agire per soddisfare le loro esigenze?
“Cliccando il sistema C.n.a provinciale, l’utente ha questo tipo di informazione. Tuttavia, molte aziende che sono consolidate realizzano questo tipo di percorso. Essendo proprietario di un’azienda che si occupa di modificare le auto per i disabili, questa ha il suo sito internet e pubblicizza la sua attività. Semmai, si deve creare un collegamento con un’impresa che si trova da un’altra parte della Sicilia per offrire questo servizio all’utente fuori provincia. In questo senso, occorre verificare se è possibile creare una rete regionale che metta a sistema le aziende collegate e la verifica sarà fatta a breve. Eppure, su questi aspetti la C.n.a spinge molto”.

Attraverso una rete di servizi, potreste potenziare notevolmente gli affari. Una comunicazione sui servizi offerti moltiplica le occasioni.
“Certamente sì, però è molto importante anche il know-how che il C.n.a offre alle imprese”.

Ritiene che la Crias possa favorire lo sviluppo delle imprese?
“No, la Crias è un ente politico che spreca le nostre risorse nell’apparato costoso e burocratizzato. Occorrono altre soluzioni e non più parole, perché le risorse di un tempo non ci sono più”.
 
Che cosa può dirci sui vostri consorzi fidi?
“I consorzi fidi sono nati in un momento in cui le banche non avevano più la possibilità di garantire le imprese. Sono state create queste strutture che erano la garanzia al 50% di quello che era erogato per le imprese dalle banche il cui costo del denaro era al 22%, mentre, oggi, è oltre il 14%, includendo tutte le operazioni bancarie. Il nostro Unifidi è presente in tutte le provincie ed è di 1° grado, sottoposta a tutte le restrizioni degli accordi di Basilea e sotto la vigilanza della Banca d’Italia. Il nostro consorzio affida il denaro alle imprese con garanzie all’80%. La banca è un’impresa che vende denaro a chi può offrire garanzie e le aziende che fanno riferimento alla C.n.a sono imprese strutturate con 40 dipendenti in media. Se un’impresa simile si ritrova senza un altro un mercato, i suoi dipendenti, che ha formato a spese sue per anni, si disperdono ed è un patrimonio di risorse umane che si perde. Inoltre, i rapporti con i dipendenti sono talmente stretti che sono considerati parti dell’azienda stessa. Addirittura, ci sono imprese che si sono indebitate per tenere i propri dipendenti. In questo contesto, i consorzi fidi sono uno strumento molto importante per le imprese artigiane, anche se la Regione non ha mantenuto da 7 anni la promessa dell’abbattimento degli interessi”. 

Qual è il vostro assessorato di riferimento?
 “L’assessorato di riferimento è quello alle Attività produttive, dove dovrebbe andare una giovane, Linda Vancheri, secondo le indicazioni dell’attuale Governo. Del precedente Assessore Venturi non ho condiviso la riforma dei consorzi Asi, che ha portato a centralizzare tutte le attività a Palermo, abbandonando le province”. 
 
La riforma dei consorzi Asi non ha comportato una diminuzione dei costi di rappresentanza dei numerosi consiglieri?
“Sarebbe stato sufficiente riformare i regolamenti, mentre si poteva far rappresentare tutte le categorie interessate con un solo delegato senza gettone di presenza”.

Quali sono i filoni economici su cui l’artigianato siciliano deve puntare nei prossimi 5 anni?
“Oggi, le imprese sono pronte a una crescita, ma bisogna capire cosa vuole fare il sistema Italia, poiché le imprese sono ferme in tutti i campi per mancanza di chiarezza. Molte imprese stanno puntando sull’edilizia popolare, ma non si sa se la Regione sarà in grado di erogare i mutui. La C.n.a sta sviluppando un’aggregazione dei comparti, puntando sul Mediterraneo”.

Quali sono i comparti più promettenti?
“I comparti più promettenti sono l’edilizia, la meccanica e l’informazione. L’esperienza algerina insegna che la qualità dei nostri artigiani è tale da poterli impiegare nella ricostruzione dei loro centri storici. Tuttavia, la corruzione diffusa non aiuta, anche perché occorre contrastare una concorrenza basata sulla quantità e non sulla qualità. Un’opportunità è data da Malta che costituisce un punto essenziale per espandersi in Tunisia. Con la Camera di Commercio di Malta, sono state create le condizioni per avere un ufficio sull’Isola e loro averne uno in Sicilia”.  
 

 
Curriculum Giuseppe Cascone
 
Giuseppe Cascone è nato a Ragusa il 6 gennaio del 1951, ed è il legale rappresentante della società “Consorzio Ibleo Revisione Automezzi”. Ha ricoperto la carica di vice-presidente C.N.A di Ragusa dal marzo 1998 al settembre 2009, mentre è divenuto presidente della C.C.I.A.A di Ragusa stessa dal luglio 2010 al settembre 2011. In questo momento, è vice-presidente della So.a.co s.p.a e membro del consiglio di amministrazione della So.svi s.r.l e della Sac Service s.r.l. Infine, ricopre il titolo di presidente in carica del CNA Regione Sicilia.

Articolo pubblicato il 04 dicembre 2012 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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Giuseppe Cascone, Presidente C.n.a Sicilia
Giuseppe Cascone, Presidente C.n.a Sicilia