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Quotidiano di Sicilia

Bersani ha vinto se vince le elezioni
di Carlo Alberto Tregua

Buoni propositi, ora ci vogliono i fatti

Tags: Elezioni, Pierluigi Bersani



Il successo di Pierluigi Bersani era scontato, dal momento che le regole delle primarie prevedevano che al secondo turno non potessero votare quei cittadini che non avevano votato al primo (salvo casi di forza maggiore).
Bersani, però, ha avuto meno della somma dei voti suoi più quelli di Vendola e i pochi di Puppato e Tabacci. In ogni caso, egli è pienamente legittimato a porre la sua candidatura a primo ministro e sicuramente Matteo Renzi sarà leale con lui e lo appoggerà nella prossima tornata.
La riforma della legge elettorale, detta Porcellum, si allontana sempre di più. Sia perché Berlusconi vuole tenere in pugno i candidati, che nominerebbe a uno a uno, sia perché senza i voti del Pdl e della Lega la riforma non si può fare. Vi è da aggiungere l’ingorgo, in Camera e Senato, di decreti legge da convertire, della Legge di stabilità da approvare, della Legge sulle semplificazioni, della Delega fiscale e altri provvedimenti in attesa.

Con il Porcellum, il centrosinistra, verosimilmente, guadagnerà 340 seggi alla Camera, mentre la maggioranza al Senato resta sempre un rebus, perché deriva dal sistema maggioritario che vige in ogni regione. Tale sistema assomiglia, in qualche modo, a quello elettorale degli Stati Uniti d’America.
L’alta probabilità che Bersani diventi primo ministro, anche con una buona maggioranza alla Camera e quella in forse al Senato, gli dà una grande responsabilità: quella di imboccare decisamente la strada della crescita, pur mantenendo obbligatoriamente in equilibrio i conti dello Stato.
Si sa, le riforma dolorose si fanno a inizio legislatura perché esse hanno la possibilità di far toccare i buoni risultati nella seconda parte del mandato. Certo, bisogna avere coraggio e consapevolezza per agire con equità e Bersani ha queste qualità.
Il vero punto debole che la nuova coalizione potrebbe avere riguarda il presidente della Regione Puglia, Nichi Vendola, il quale, probabilmente, diventerà ministro. Si tratterà di constatare se egli vorrà contribuire al buon governo, ovvero applicare le teorie dell’egualitarismo, ignorando il merito, assente quando tutti vengono considerati uguali a prescindere dalle loro capacità.
 
Per imboccare la strada della crescita, occorrerà puntare con decisione sull’apertura dei cantieri in tutta Italia, in modo da utilizzare al cento per cento i fondi europei, mentre in atto essi sono accantonati per oltre la metà. Siccome le Regioni sono le attrici di questa spesa, bisognerà trovare un modo, per legge, che le obblighi a spendere.
Nell’affrontare la spesa in opere pubbliche, Bersani dovrà evitare di frammentarla in migliaia di rigagnoli, concentrandola su dieci grandi opere, la maggior parte delle quali deve essere realizzata nel Sud, per diminuire sensibilmente la forbice del tasso infrastrutturale che esiste con il Nord.
Vi è poi tutto il filone degli investimenti, che vanno attratti dall’estero e su cui pesano tutti i macigni che abbiamo più volte elencato: Pubblica amministrazione, Giustizia lenta, energia costosa, credito rarefatto, debito pubblico e molti altri ancora, pubblicati in un box a pagina 24.

Una difficile questione che Bersani dovrà affrontare riguarda i precari, che non potranno più entrare nella Pubblica amministrazione per chiamata diretta, ovvero per raccomandazione, ma dovranno partecipare ai concorsi, come prevede tassativamente l’art. 97 della Costituzione. Essi dovranno rassegnarsi a competere in modo che emergano tutti quelli che hanno merito e capacità, ma lasciando parimenti spazio a tanti altri italiani che non hanno avuto la fortuna di essere stati raccomandati e quindi non sono diventati precari.
Basta discriminazioni tra figli e figliastri. Discriminazioni che esistono anche fra grandi gruppi imprenditoriali e piccole e medie imprese, le quali non riescono a competere anche perché hanno difficoltà a consorziarsi.
A proposito delle stesse, un aspetto importante è la loro internazionalizzazione, cioè la capacità di competere all’estero e, per quanto riguarda il Meridione, di inserirsi nelle economie emergenti del Mediterraneo fra cui Marocco, Tunisia e Algeria.
Può sembrare anomalo che ci occupiamo del prossimo governo a distanza di mesi dalle elezioni politiche, ma il suicidio del centrodestra non sembra prospettare alternative.

Articolo pubblicato il 04 dicembre 2012 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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