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Messina - C’è tempo fino al 27 dicembre per evitare il temuto dissesto
di Francesco Torre

Il commissario straordinario Croce dovrebbe eliminare in pochi giorni le criticità emerse in decenni. Comune sempre più sull’orlo del baratro dopo anni di gestione dissennata

Tags: Messina, Bilancio, Luigi Croce



MESSINA - La conclamazione del dissesto economico del Comune passerà dalla Corte dei Conti, questo è noto. La novità, però, sta nel fatto che il termine perentorio entro cui il commissario straordinario di nomina regionale Luigi Croce dovrà consegnare la relazione con l'indicazione di tutte le misure correttive per il pareggio di bilancio non sarà più, come si credeva, il 12 dicembre ma il 27 dello stesso mese. Ad annunciarlo una lettera, inviata peraltro anche alla Procura della Repubblica, con cui la Corte dei Conti entra finalmente nel merito delle criticità di Palazzo Zanca indicando cifre, suggerendo azioni, denunciando responsabilità.

L'ordinanza n. 355 a firma del magistrato Maurizio Graffeo innanzitutto punta il dito sui cronici ritardi nell'approvazione dei rendiconti, per poi soffermarsi sui debiti fuori bilancio, trasformatisi nel tempo “da fattore patologico in ordinaria modalità di gestione della spesa”. Quanto ai debiti riconosciuti, specifica la Corte, dal 2009 il trend è stato sempre crescente, passando da 1,5 a 16 mln di €. Quanto a quelli non ancora riconosciuti, sempre nello stesso lasso di tempo si è passati da 45 a 61 mln di €.
Di chi la responsabilità di tale scempio? “Giova rilevare che i responsabili di servizi hanno l’obbligo di effettuare periodiche ricognizioni (art.193 del Tuel) ai fini di un controllo concomitante e costante della situazione gestionale, teso alla tempestiva segnalazione delle passività all’organo consiliare”.
 
Il riferimento, ovviamente, è alla dirigenza di Palazzo Zanca, e in particolar modo a chi, come il ragioniere generale Coglitore e il responsabile dell'area economica Di Leo, ha avallato negli anni le politiche della Giunta Buzzanca senza denunciarne le criticità e, recentemente, ha anche provato a ridimensionare la portata dei debiti non rilevando le oggettive risultanze ancora non ricondotte al sistema di bilancio dell'ente (adducendo, tra l'altro, che i debiti generali del Comune ammonterebbero a 60 mln e non ai 240 denunciati dalla struttura commissariale). “Un approccio mentale - secondo i magistrati della Corte, che rende elevato il rischio di dissimulare la reale esposizione debitoria”. Insomma, tanto materiale per la Procura.

Andando infine ai correttivi, ecco quello che la Corte pretende che Croce faccia in meno di un mese: accertamento dei residui, con eliminazione dal bilancio di quelli ormai inesigibili; allineamento delle contabilità delle società partecipate, con relativa stipula di tutti i contratti di servizio; ricognizione dei debiti fuori bilancio; predisposizione di un piano per la riduzione dell'anticipazione di tesoreria; approvazione del bilancio previsionale 2012. È davvero improbabile che Croce riesca a fare in un mese ciò che non è stato fatto in tanti anni, ma la corsa contro il tempo è iniziata. D'altra parte, era stato lo stesso commissario a dichiarare, durante il proprio insediamento a Palazzo Zanca, che il tentativo di salvataggio del Comune avrebbe avuto naturale scadenza alla fine dell'anno.
 

 
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MESSINA – Al di là del fondo di rotazione ministeriale e dei tentativi per ottenere prestiti a fondo perduto da Regione e Governo, un'altra partita – tutta giudiziaria – potrebbe ritardare ancora la dichiarazione di dissesto, annullando di fatto la richiesta della Corte dei Conti. A marzo, infatti, verrà discusso un ricorso delle Regioni e delle Provincie autonome e a statuto speciale contro la norma che assegna alla Corte il potere di controllo sui bilanci degli Enti, e dunque anche l'iter che porta al dissesto.
In base allo stesso principio, il Comune di Messina ha già vinto un altro ricorso, quello per lo sforamento del patto di stabilità 2011, ottenendo dal Governo la restituzione dei 7 mln di € prima sottratti. Il decreto salva-comuni che dovrebbe essere convertito in legge il 9 dicembre, inoltre, regalerebbe al Comune altri 90 giorni di tempo, arrivando così al mese di marzo e alla pronuncia della Corte Costituzionale per il ricorso di cui sopra.

Articolo pubblicato il 05 dicembre 2012 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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