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Catania - Aligrup: la Cassa integrazione c’è. Ma il futuro resta ancora incerto
di Antonio Leo

Sono 1.246 sugli oltre 1.600 i lavoratori che rientrano nel patto siglato dalle parti sociali. L’accordo per i dipendenti della società in liquidazione operativo dal 10 dicembre

Tags: Catania, Aligrup



CATANIA – Il fatto che per 771 dipendenti Aligrup la mobilità era soltanto l’anticamera della Cassa Integrazione straordinaria lo avevamo scritto in uno dei precedenti servizi del QdS. La novità è che su quella che potremmo definire come una “scialuppa di salvataggio” andranno a finire anche una buona fetta di quegli impiegati i cui punti vendita sono, attualmente, oggetto di serrate trattative. “Abbiamo deciso di chiedere la Cig anche per gli altri dipendenti – dichiara il segretario generale della Fisascat-Cisl, Mimma Calabrò - per fare in modo che la maggioranza di essi possa avere un paracadute”.

Per l’esattezza sono 1.246 i lavoratori che a partire dal prossimo 10 dicembre, e per un periodo di dodici mesi, riceveranno l’80% degli stipendi. L’accordo, siglato ieri l’altro presso l’Ufficio del lavoro di Catania, riguarda i dipendenti in forza presso le sedi presenti nelle province di Catania, Enna, Palermo, Ragusa e Siracusa. “Resta inteso – si legge nel documento firmato dalla società in liquidazione, dalle parti sociali, nonché dalla Confcommercio – che la Società presenterà nuova istanza allo scrivente Ufficio, al fine dell’accesso al trattamento di Cigs ex art. 3 Legge 223/91, qualora la stessa dovesse essere ammessa alla procedura di concordato preventivo”.

In particolare di questi 1.256 lavoratori, 529 saranno sospesi a zero ore a rotazione; gli altri 727 saranno collocati in Cigs senza rotazione a zero ore, avuto riguardo alla fungibilità delle mansioni svolte e tenuto conto delle esigenze tecnico-organizzative aziendali. L’azienda in liquidazione, inoltre, richiederà il pagamento diretto da parte dell’Inps del trattamento di integrazione salariale.

“Non possiamo certamente cantare vittoria – spiega Calabrò - perché resta un fatto doloroso che i lavoratori siano oggetto di un intervento di ammortizzatore sociale. Ma aver tramutato la mobilità, che significa licenziamento, in Cassa integrazione è comunque un dato positivo. Adesso, nelle more di tempo coperte da questo ammortizzatore sociale, si auspica che complessivamente si riesca a fare le cessioni dei rami di azienda di tutti i punti vendita al fine di salvaguardare i livelli occupazionali”.

Il piano di risanamento.
“Il piano di risanamento – si legge nell’accordo - prevederà la cessazione di alcune attività di vendita nonché la possibilità di prosecuzione dell’attività, con riferimento al programma di concordato preventivo al vaglio dell’Autorità giudiziaria. Inoltre le parti concordano, quale ulteriore strumento di gestione degli esuberi, il ricorso alla Mobilità con il criterio esclusivo della non opposizione al licenziamento. Nel dettaglio, le parti convengono altresì che al fine di favorire la ricollocazione del personale, la società potrà procedere alla collocazione in mobilità dei lavoratori sospesi in Cigs che verranno individuati in via esclusiva sulla base del criterio della non opposizione alla risoluzione del rapporto di lavoro”.
“Le parti – così si conclude il documento – concordano di incontrarsi a livello territoriale entro la fine di febbraio e successivamente con cadenza trimestrale al fine di verificare l’andamento della Cigs e la situazione aziendale”.

Il misterioso compratore del Nord.
Per quanto riguarda le trattative in corso, continuano a circolare parecchie voci e, purtroppo, pochi fatti concreti. Intanto c’è la ormai famosa operazione con il Gruppo Arena che ha opzionato quattro punti vendita, e cioè quelli di via Carnazza a Tremestieri (36 dipendenti), di via Balatelle a Sant’Agata li Battiati (54 dipendenti), di viale della Regione a San Giovanni la Punta ( 39 dipendenti) e di viale della Libertà a Giarre (13 dipendenti). Per domani è atteso il pronunciamento del Tribunale che dovrebbe dare il via libera alla vendita. Sarà una lunga giornata per i 142 lavoratori degli esercizi commerciali in questione, fuori dalla Cassa integrazione proprio in vista della probabile buona riuscita di questa trattativa. Per il resto, è praticamente cosa fatta la vendita dei negozi del palermitano K&K.

“Il nostro auspicio - spiega Mimma Calabrò - è che si sommino l’uno dopo l’altro. Per i gruppi K&K, non avendo il problema del concordato preventivo, si può procedere immediatamente: firmato l’accordo, il giorno dopo i lavoratori potranno iniziare a lavorare”.
Nessuna conferma, invece, sulla misteriosa grande azienda del Nord Italia che avrebbe manifestato interesse verso la società siciliana. “Qualcuno aveva pure messo in mezzo – conclude ironicamente il segretario siciliano di Fisascat-Cisl - che c’era una multinazionale belga o norvegese. Mi sembra più un pensiero libero che un fatto concreto. Noi non abbiamo nessuna contezza di un fatto del genere”.

Articolo pubblicato il 05 dicembre 2012 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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