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Quotidiano di Sicilia

Rinvio del Ponte un atto iniquo
di Carlo Alberto Tregua

41 anni e 300 milioni per nulla

Tags: Ponte Sullo Stretto



Da quando è nato questo giornale si è occupato della vite senza fine che è la stucchevole vicenda della costruzione del Ponte sullo Stretto. La società Stretto di Messina Spa, costituita nel 1981 in attuazione della Legge 1158/71 di oltre 40 anni fa, è costata fino ad oggi circa 300 milioni di euro per non approdare a nulla. Non già per ragioni tecniche, organizzative o finanziarie, bensì per l’ondivago comportamento dei vari governi che in questi quarant’anni si sono succeduti.
Ricordiamo che nel 2001 il candidato premier del centrosinistra Francesco Rutelli disse che il ponte sarebbe stato inaugurato nel 2011. Poi Berlusconi si è cimentato nell’ardua previsione di completamento dell’opera entro il 2015. Ma, insieme ad altri profeti, si sono rivelati dei quaquaraqua.
Chi sono stati (e chi sono) i nemici del Ponte? Falsi ambientalisti, comunisti, sindacati conservatori e, perché no, la compagnia che gestisce i traghetti e che ha notevoli utili da questa attività armatoriale, che l’attivazione del Ponte farebbe crollare.

La cinghia di trasmissione, nel Parlamento e nel Governo, di lor signori ha comportato la voglia di abolirlo.
C’è un fatto inequivocabile: la conferma da parte dell’Ue del corridoio che dal Nord Europa porta fino a Malta, attraverso la Sicilia. Tale corridoio è irrealizzabile senza l’essenziale infrastruttura del Ponte.
Anche l’ammodernamento della Salerno-Reggio Calabria o la ristrutturazione della linea ferroviaria dello stesso percorso non produrrebbero efficaci risultati se si infilassero nella strozzatura dello Stretto di Messina senza Ponte.
A proposito della Salerno-Reggio Calabria, vogliamo evidenziare un fatto, che pochi conoscono, e, cioè, che in silenzio, i vari governi hanno deciso di non ammodernarne 80 chilometri, avendo fissato per il 31 dicembre del prossimo anno la chiusura dei cantieri con il completamento di 360 chilometri sui 440 totali.
Torniamo al Ponte. La società ha fatto studi di ogni genere. Probabilmente non esiste opera al mondo così studiata: dal passaggio dei cetacei a quello degli uccelli migratori, ai riflessi del sole e della luna sulle parti metalliche, al vento impetuoso che spesso soffia sullo Stretto, al rischio di terremoto, che il Ponte sopportererebbe fino a oltre il 7,5 della scala Richter, cioè maggiore di quello del 1908.
 
L’ammontare della spesa prevista un decennio fa era di 6,5 miliardi di euro. Ora essa è lievitata a circa 8 miliardi. Se non vi fosse stato lo scriteriato rinvio, il manufatto sarebbe una realtà con una cifra tutto sommato non elevata.
Ricordiamo, infatti, che i vari governi hanno stanziato 4 miliardi per le paratoie del Mose di Venezia, 4 miliardi per l’Expo 2015 di Milano, comprendente la linea quattro della metropolitana, 3 miliardi per la linea C della metropolitana di Roma, 1,5 miliardi per la pedemontana, 2 miliardi per il passante di Mestre, 1,5 miliardi per l’autostrada Civitavecchia-Livorno e via elencando. Nulla da Roma in giù.
Che razza di governi sono questi che dimenticano l’equità per far crescere le infrastrutture al Sud?
Va smentita la balla secondo la quale per il Ponte occorrono tutti gli otto miliardi. Lo Stato ne dovrebbe approntare solo 3 perchè 5 sono resi disponibili dal gruppo che costruirebbe e gestirebbe tutta l’attività, avendone un ritorno attraverso il pedaggio per un periodo di 40 anni.

Fermo restando che esiste un contratto redatto con Impregilo già operativo, che prevede penali in caso di mancato realizzo per oltre 300 milioni di euro, alcuni dei vantaggi sono i seguenti: 8 mila assunzioni sulle due sponde dello Stretto per almeno 6/8 anni; attivazione dell’indotto e delle attività economiche di alloggio; ristorazione, svaghi e divertimenti; moltiplicazione degli acquisti in negozi e artigiani; attrazione di innumerevoli carovane di turisti con ulteriore arricchimento dell’indotto; utilizzo del brand Sicilia e di questa meravigliosa opera in tutto il mondo; sviluppo di tutte le attività economiche connesse al forte miglioramento della logistica e dei trasporti.
Il Governo attuale non se l’è sentita di accantonare il progetto e pagare i 300 milioni di penalità. Saranno quindi il nuovo Governo e la nuova maggioranza che dovranno riprendere il fascicolo e rifare una valutazione definitiva. Se ci sarà Vendola, Dio ce ne scansi, il no è assicurato, ma confidiamo nell’intelligenza e nel buon senso di Bersani, se sarà lui il primo ministro.

Articolo pubblicato il 07 dicembre 2012 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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