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Quotidiano di Sicilia

La Sicilia verso la Terza Repubblica
di Giovanna Naccari

Forum con Ettore Artioli fondatore e  Massimo Plescia portavoce del Movimento Italia Futura

Tags: Ettore Artioli, Massimo Plescia



Artioli: “Vogliamo offrire agli elettori un nuovo progetto politico che si giovi di nuove energie, intelligenze e forze del mondo del lavoro, dell’impresa, e del terzo settore, per creare una nuova classe dirigente politica per l’Italia e portarla fuori dalla difficoltà in cui si trova”.
Plescia: “Decidere con la libertà di coscienza davanti ad alcuni temi etici e non con la disciplina di partito”.

Italia Futura di Luca Cordero di Montezemolo sbarca in Sicilia per promuovere il manifesto “Verso la Terza Repubblica”, primo passo verso la costruzione di un nuovo progetto politico. A chi si rivolge?
Plescia: “Le ultime elezioni hanno messo in evidenza l’esistenza di tre partiti: quello della ‘vecchia politica’, che non è tutto da buttare via; quello della ‘nuova politica’, che esprime solo la protesta interpretata da Grillo e, infine, il partito dell’astensione. Le elezioni regionali hanno evidenziato che circa il 53% dei siciliani appartiene al partito del non voto e il 15% segue Grillo. Questo ci fa pensare che abbiamo di fronte un potenziale target di elettori attorno al 68%".

Italia Futura e la politica. Come si sviluppa il rapporto?
Artioli: “Italia Futura non è un partito. è e resterà una Fondazione culturale che promuove assieme agli altri partner della società civile, del mondo del lavoro e dell’associazionismo, firmatari del manifesto Verso la Terza Repubblica, un nuovo soggetto politico che si farà carico di andare alle elezioni del 2013. Italia Futura contribuisce alla nascita di questo nuovo soggetto politico offrendo una parte della sua classe dirigente, insieme ad altri pezzi provenienti da altri promotori attuali, e da quelli che confidiamo si andranno via vai ad aggregare".

Vi candidate alle elezioni politiche? 
Artioli: “Sia io, quale coordinatore regionale, che Plescia, portavoce regionale, questo non significa che dovremo necessariamente proporci in prima persona. Noi dobbiamo sollecitare pezzi della società civile a dare la propria disponibilità. Candidarsi non è escluso, ma nemmeno prescritto”.

Quali strumenti utilizzate per parlare alla gente?
Plescia: “Al primo posto c’è la penetrazione territoriale. Abbiamo deciso di tornare alla politica partecipata, che per noi significa mettere al centro i cittadini, e i singoli Comuni. Non abbiamo un livello organizzativo provinciale perché vogliamo dare ai Comuni, e alle piccole comunità, quella visibilità che risulterebbe penalizzata dalla gerarchia tradizionale. Siamo già presenti in 200 Comuni siciliani e stiamo cominciando ad istituzionalizzare le delegazioni comunali. Il nostro percorso sul territorio è frutto esclusivamente di autofinanziamento”.  

Dialogate con i partiti?
Artioli: “Le recenti consultazioni elettorali hanno dato prova che vi è una totale frattura fra il corpo elettorale e i partiti. Ecco allora che nasce un movimento politico che si propone come soggetto che prova ad interpretare le esigenze della collettività. Il nostro è un cantiere aperto in cui è richiesta e sollecitata la partecipazione di altri mondi della società civile che hanno esperienza, e professionalità per creare una nuova classe dirigente, dal momento che la vecchia non soddisfa più l’elettorato, e ha fallito le risposte alla crisi economica e sociale. Questo è un cantiere in costruzione che dialoga con serenità con i partiti e le formazioni politiche attuali, ma deve essere chiaro che noi vogliamo provare ad offrire agli elettori un nuovo progetto politico che si giovi di nuove energie, intelligenze e forze per gestire l’Italia e portarla fuori dalla difficoltà”.

Come svolgete le attività?
Plescia: “Cerchiamo di attivare la migliore energia del territorio, sollecitando quelle persone che stavano in disparte. Successivamente, cercheremo di creare una rete delle associazioni territoriali e delle liste civiche che hanno partecipato alle elezioni perché  ritroviamo spesso valori condivisi, e svilupperemo con i nostri partner il nuovo progetto politico”.

E i cattolici? 
Plescia: “Con il mondo cattolico c’è grande apertura. I valori cattolici sono centrali, ma è giusto dire che nella fase che ha preceduto il manifesto ‘Verso la Terza Repubblica’ e che ci porterà al nuovo progetto politico, è stata affermata la volontà di decidere con la libertà di coscienza davanti ad alcuni temi etici e non con la disciplina di partito”.
 
Come dialogate con gli aderenti e i simpatizzanti?
Plescia: “Utilizziamo il web attraverso Facebook, Twitter e soprattutto la posta elettronica. Abbiamo creato dodici gruppi di lavoro tematici che si stanno interfacciando on line sul programma. Ai cittadini chiediamo di smettere di chiudersi nel particolare, e di diventare protagonisti della del destino del contesto sociale in cui viviamo. Il pensiero liberale ha due importanti aspetti: il primo riguarda il rapporto individuo-Stato. Il cittadino non deve considerarsi suddito, ma una persona che è azionista dello Stato. Una persona che ha diritto di soddisfare le sue esigenze e che deve essere capace di assumersi il rischio del successo e dell’insuccesso. L’altro tema centrale è quello dell’impresa che deve crescere, mentre la pubblica amministrazione deve spendere di meno ed offrire una serie di servizi coerente in efficacia e qualità  al livello di le tasse che paghiamo”. 

Avete delle iniziative in cantiere?
Plescia: “Stiamo preparando un documento da presentare al presidente della Regione che contiene cinque piccole proposte concrete e attuabili. Si tratta di iniziative simboliche che, se realizzate, rappresentano un modello di cambiamento. Una di queste è l’uso obbligatorio della posta elettronica certificata da parte della pubblica amministrazione, caricando i costi della trasmissione cartacea a carico del funzionario, qualora non dovesse usarla. Altre idee riguardano l’apertura dei musei il sabato, la domenica e nei festivi con un confronto sindacale, il funzionamento nella sanità dei Pta, presidi territoriali di assistenza e dei Pte, presidi territoriali di emergenza”.
 
Parlando più dell’Italia, non rischiate di allontanare i siciliani che vorrebbero risposte concrete ai loro bisogni economici, sociali e di legalità? 
Artioli: “Intanto deve essere chiaro che non si può ricostruire la Sicilia se non si parte dall’Italia. E questo perché ci siamo resi conto, non solo al Sud ma anche al Nord, che l’eccesso di particolarismo rischia di portare l’Italia verso la duplicazione di costi e funzioni. Secondo elemento, bisogna avere la consapevolezza che le politiche nazionali saranno per noi un inizio di percorso che poi dovrà continuare con la presenza in tutte le altre competizioni elettorali e a tutti i livelli. Contestualmente, però, si dovrà tenere presente che questo percorso andrà avanti possibilmente incidendo e, ove possibile, condividendo i percorsi con chi oggi gestisce la Sicilia o i Comuni della Sicilia”.

E’ un’apertura verso la cosiddetta “vecchia politica”?
Artioli: “Faccio un esempio: a Palermo abbiamo da pochi mesi il sindaco Leoluca Orlando e alla Regione da qualche settimana Rosario Crocetta. Possiamo dire che entrambi sono espressione di partiti che esistono già, ma dobbiamo anche riconoscere che si sono mossi in maniera molto dinamica, svincolati da logiche tradizionali. Orlando e Crocetta cercano di dare, una spinta alla gestione della cosa pubblica che non è da manuale Cencelli, ma avviene con la scelta di professionalità che approvano un’azione pronta a rispondere alle esigenze dei cittadini. E i cittadini vogliono risposte concrete. Se il metodo è quello di cercare risposte concrete scegliendo persone capaci, diciamo che è una strada positiva e che è quella che intendiamo proporre anche noi con Italia Futura”. 
 


Curriculum Ettore Artioli
 
Ettore Artioli è nato a Palermo. Imprenditore, 52 anni. E’ stato vicepresidente nazionale dei giovani industriali, presidente di Confindustria Sicilia e vicepresidente nazionale con delega al Mezzogiorno. A Palermo ha gestito l’Amia, azienda di igiene ambientale. E’ presidente dell’Amat, azienda di trasporto pubblico. Coordina in Sicilia le attività di Italia Futura
 

 
Curriculum Massimo Plescia
 
Massimo Plescia è nato a Palermo e cresciuto a Piana degli Albanesi. Ha 49 anni. Ha esperienza in aziende multinazionali ed è amministratore unico di Sdi, Soluzioni di impresa. E' stato componente del consiglio superiore della Fondazione Banco di Sicilia ed è membro della Fondazione Chinnici. E’ portavoce regionale di Italia Futura Sicilia

Articolo pubblicato il 07 dicembre 2012 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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Ettore Artioli fondatore del Movimento Italia Futura
Ettore Artioli fondatore del Movimento Italia Futura
Massimo Plescia portavoce del Movimento Italia Futura
Massimo Plescia portavoce del Movimento Italia Futura