Per accedere al QdS ed all'archivio utente password registrati e abbonatipassword dimenticata
facebook qdsIl Quotidiano di Sicilia Ŕ su Twitterrss qds
Quotidiano di Sicilia
Il QdS sul tuo smartphone
Scegli la tua app

Viaggio in Tunisia nella regione del Sahel tra moschee, fortezze e paesaggi da favola
di Nicoletta Fontana

Assolutamente da non mancare è la visita a El Jem, il più grande anfiteatro d’Africa, scenario del festival di musica classica in estate

Tags: Tunisia



Siamo in Tunisia  nella regione del Sahel, che in Arabo vuol dire “costa” e subito sentiamo l’odore del mare che ci pervade. Prima tappa la marina di  Sousse, dove  tra le vecchie navi pirata ancorate alla banchina possiamo notare gli yachts di un turismo internazionale  che hanno scelto questo luogo come destinazione per una vacanza speciale. Sousse ci stupisce perchè, nonostante la crisi, ha da poco inaugurato un contemporaneo museo, che contiene mosaici dell’epoca paleo-cristiana e bizantina perfettamente restaurati, dove tra scene di pesca e il medaglione centrale del Gorgone Medusa, ancora una volta rimanda i nostri pensieri al mare. Pochi passi e arriviamo al Ribat, la fortezza  fondata tra il 775 e il 788 dal governatore Yazid Ibn Hatin al–Muhallabi, è il più antico monumento della cittadina, che nasce  come istituzione religiosa per poi diventare in guerra una fortezza inaccessibile per prevenire la discesa delle flotte bizantine.

Al centro della Medina, il suono del Muezzin richiama i fedeli alla preghiera nella grande Moschea;  a  noi non è concesso entrare e così ci inoltriamo tra i vicoli  del souk per ammirare l’artigianato locale, in cui  l’abile lavoro d’intaglio del legno d’ulivo realizzato dai  vecchi artigiani, da  vita a forme di vassoi e contenitori di rara bellezza. Percorrendo una ventina di chilometri arriveremo a Monastir, (dal greco – Monastero)  fondata dagli Aglabiti,  si posa sulla punta rocciosa  della penisola del golfo di Hammamet.  Salire in cima alla torre “Nadhour” del grande Ribat, cotruito nel 796 da Harthama Ben Ayan, varrà la fatica, perchè potremo osservare uno splendido panorama della città, dove spicca il  Mausuleo in cui è sepolto insieme alla sua famiglia, il Presidente Habib Bourguiva, tanto amato dal popolo tunisino. Il cimitero adiacente che con il bianco delle lapidi ricopre un’intera collina, contrasta con l’azzurro del mare poco distante, lasciandoci incantati. Nella marina poco distante gli alberi delle tante barche a vela ormeggiate, restano in balia del forte vento in attesa che arrivi l’estate per spiccare il largo.

Il nostro viaggio alla scoperta di questa straordinaria regione prosegue per raggiungere Mahdia. Durante il tragitto la vista si apre su sconfinate colture di olivi, dove contadine in abiti tradizionali raccolgono ancora a  mano le olive che regalano un olio eccellente.
 
Mahdia è  la capitale della tessitura della Tunisina, ma anche  grande centro turistico per le bellissime spiagge attrezzate  e un mare dal  blu intenso. Dopo aver acquistato qualche metro di raffinato cotone o seta ci tufferemo nel famoso mercato coperto del pesce in cui  tra polipi vivi, tonni e freschissimi branzini, riusciremo poco più in là, a farci inebriare dall’odore delle spezie. Tra curry, cumino, zafferano e acque profumate di zagara, sfilano  appesi, dentro le ceste paglia, tipiche dell’artigianato locale, peperoncini giganti, contenuto principale dell’harissa, una salsa molto piccante che accompagna molti piatti tipici dell’ottima gastronomia tunisina. Prima di lasciare questa cittadina sarà d’obbligo la sosta a El Jem, il più grande anfiteatro d’Africa dopo quello Flavio di Roma, protetto dall’Unesco, in estate diventa teatro per il Festival della musica classica.
 
Ultima destinazione Kairouan, capitale dei tappeti e Città Santa per eccellenza, perchè ospita una delle più grandi Moschee del mondo e  tra le più impressionanti del Maghreb. Il suo minareto illumina la steppa che circonda la città e gli archi interni della sala di preghiera sono sostenuti da colonne romane prelevate da siti in rovina, che fanno di questo monumento un capolavoro architettonico ed eccezionale testimonianza della presenza musulmana in questa regione. Prima di lasciare questa città avvolta dalle sue antiche mura non mancheremo la visita del suo affollato souk, per fumare con il narghilè del buon tabacco aromatizzato all’arancia, ma soprattutto comperare un bellissimo tappeto Berbero e un mano di Fatima “Hamsa”, un amuleto popolare di tradizione musulmana che serve a proteggere dal malocchio.

Articolo pubblicato il 14 dicembre 2012 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


comments powered by Disqus

´╗┐