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Berlusconi vittima errore democratico
di Carlo Alberto Tregua

In attesa di comportamenti più chiari

Tags: Berlusconi, Mario Monti



Il comportamento apparentemente schizofrenico del Cavaliere ha creato una sorta di destabilizzazione nel percorso che avevano prefigurato i suoi avversari. Il suo dire, ci sarò o non ci sarò, sembra uguale a quello di Monti che, con uno stile diverso, sta facendo la stessa pantomima.
Berlusconi lo dice in prima persona, Monti dichiara che non ha ancora preso decisioni, ma intanto le truppe cammellate se lo annettono per crearsi anche un accreditamento politico. Fra Berlusconi e Monti non si può far alcun paragone. Ognuno ha i propri pregi e difetti, ma, senza dubbio, il Professore ha un credito internazionale che Berlusconi non aveva.
Questo credito gli ha consentito di imporre agli italiani duri sacrifici, con circa 50 miliardi di aggravio di diverse tasse e imposte, col peccato però di non avere proceduto al taglio dei privilegi anche perché gli è stato impedito da ABC.
Berlusconi ha uno schema chiaro: tutta l’area del Centrodestra ha bisogno di una guida per battere il Centrosinistra del gatto e la volpe: Bersani e Vendola. O ci sarà Monti a guidarlo, è il ragionamento del Cavaliere, o mi proporrò di guidarlo io stesso.

L’area moderata non è compatta, ma formata da molti spezzoni che rappresentano culture, etnie, tradizioni, linguaggi e pensieri diversi. Per questa ragione B. sta pensando ad uno spacchettamento, cioè a dire di formare tanti tronconi da riunire poi in una grande coalizione. Il disegno è chiaro. Chi lo accusa di ondeggiamenti non lo ha capito.
Demonizzarlo è un errore perché il vittimismo del Cavaliere, accusato a torto o a ragione da molte Procure, e il supposto accanimento contro di lui di GdF e tribunali, lo aiuta molto nel recupero di credito politico e quindi di consenso.
I suoi avversari non hanno capito che di fronte ai prossimi esami elettorali di febbraio 2013, si devono preoccupare di spiegare ai cittadini cosa fare e in quanto tempo farlo per riprendere la strada della crescita; quale riforme attuare, a partire da quelle istituzionali, sia con leggi ordinarie che con leggi costituzionali.
Devono spiegare ai cittadini che hanno vissuto per decenni al di sopra delle proprie possibilità spendendo piu di quanto guadagnavano e ora è venuto il momento di tornare con realismo all’equilibrio dei conti dello Stato, delle Regioni, dei Comuni e delle famiglie.
 
Berlusconi va ignorato; dica quello che vuole. Diversamente la sua strategia mediatica, già molto forte e organizzata, viene ulteriormente sottolineata dall’attenzione dei suoi avversari.
Va da sé che anche ignorato dagli altri, Berlusconi sarà presente, anzi presentissimo, nella rete Internet e nei mezzi di comunicazione scritti e parlati. La sua squadra di alti professionisti del settore attaccherà la pubblica opinione con tutti gli argomenti più suadenti, anche se spesso illusori.
Non che tutto ciò potrà far vincere Berlusconi in quanto tale, ma certo, se l’area dei moderati si ricompattasse con un leader diverso dallo stesso Cavaliere, potrebbe combattere ad armi pari contro lo schieramento Bersani-Vendola.
All’interno del Centrosinistra rimane l’incognita Renzi, il quale continua a tacere, abilmente, e non scopre le proprie carte. Ma la resa dei conti all’interno di quello schieramento arriverà al momento in cui dovrà essere redatto il programma, e non potrà essere certo il libro dei sogni di 286 pagine del fu governo Prodi-Bertinotti. 

Lo scenario è complesso perché vi sono tante cariatidi in quella zona centrale dello schieramento politico che, con partiti e partitini, sperano di diventare l’ago della bilancia. Ecco perché nessuno ha voluto cambiare la legge elettorale, in modo da lasciare nelle mani dei segretari la possibilità di nominare i candidati, mettendoli in ordine tassativo di elezioni, in base alla fedeltà e non al merito.
Dal che ne scaturirà ancora una volta un Parlamento nominato e bloccato che però non sarà in condizioni di proseguire l’azione di risanamento dell’attuale governo, indispensabile per uscire dal tunnel.
Ricordiamo che la legge sul pareggio di bilancio (articolo 81, 4° comma della Costituzione), è stata approvata ma ciò non basta, infatti per il fiscal compact il nuovo governo dovrà trovare 45 miliardi nel 2013 necessari a tagliare un ventesimo di quella parte del debito pubblico eccedente il 60 per cento del Pil. E saranno cavoli amari.
Ripristinare il quadro politico è essenziale. Avere chiarezza dei competitori altrettanto. Il chiarimento è alle porte. Nessuno sfuggirà agli sfottò di Grillo e dei suoi grilletti.

Articolo pubblicato il 18 dicembre 2012 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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