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Crisi, in Sicilia capacità di risparmio sopra la media
di Patrizia Penna

Complice anche la rinomata tendenza prudenziale degli isolani ad accantonare risorse per fronteggiare le difficoltà. Approccio conservativo: il 47% della ricchezza è mantenuto in attività liquide

Tags: Economia, Crisi



PALERMO – Ne abbiamo sentito parlare nel 2009, l’abbiamo toccata con mano nel 2010, adesso ci siamo dentro fino al collo: è la crisi economica. Essa ha condizionato pesantemente il mondo del lavoro, ha fatto cadere governi, ha rivoluzionato il nostro modo di relazionarci al denaro, ha persino messo in discussione gli equilibri politici dell’Unione Europea e non solo. La crisi ci ha reso più vulnerabili, più incerti nel programmare il nostro futuro. In una parola soltanto, ci ha cambiato la vita.

Quasi abituati ormai a convivere con una crisi che definire tangibile è poco, i siciliani sembrano risparmiare meno dell’anno scorso ma più della media nazionale, ed hanno saputo mantenere pressoché inalterata la propria ricchezza negli ultimi anni e prediligono concentrare le proprie finanze in attività liquide.

Il dato è contenuto nel primo Rapporto dell’Osservatorio del Risparmio promosso da UniCredit e Pioneer Investments. Lo studio, basandosi sui dati raccolti dal 1995 al 2011 e su indicazioni predittive per il 2012, fotografa la situazione del risparmio delle famiglie siciliane, soffermandosi su consumi e ricchezza finanziaria.

Il risparmio lordo pro-capite in Sicilia appare in calo nel 2012 (3.710 euro) rispetto al 2011 (4.560 euro) ma risulta comunque attestarsi su valori più alti rispetto alla media nazionale (2.270 euro): per il 2012 infatti si prevede in Sicilia che ogni risparmiatore giunga ad accantonare il 63% in più di quanto fa un italiano medio, a riprova del fatto che esiste una tendenza al risparmio prudenziale per poter fronteggiare difficili situazioni economiche.

Le ragioni di tale fenomeno vanno ricercate nella storica tendenza al risparmio della popolazione siciliana che ha ridotto molto i consumi nel triennio 2010-2012 per contrastare il calo dei redditi.
Per quanto concerne la ricchezza (intesa coma somma delle attività finanziarie) delle famiglie il valore pro-capite, negli ultimi anni, si è mantenuto sostanzialmente costante: nel 2012 si registra un timido recupero (36.390 euro) rispetto alla posizione del 2011 (36.140 euro), quando invece si era registrato comunque un lieve calo rispetto al 2010 (36.740 euro).

Tali valori, per quanto inferiori alla media nazionale (nel 2012 la ricchezza pro-capite si attesterà a 70.970 euro), mostrano comunque un trend di “tenuta” che si differenzia rispetto al trend decrescente riscontrato a livello Italia, dove il calo tra il 2010 e il 2012 toccherà il -2,8% contro il -0,09% della regione.

Sulla ripartizione della ricchezza infine emerge come i risparmiatori siciliani abbiano un approccio finanziario conservativo, mantenendo il 47% della propria ricchezza in attività liquide. Da rilevare che il 10% della ricchezza dei siciliani è investita in azioni e l’8% in obbligazioni.

Articolo pubblicato il 27 dicembre 2012 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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