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Quotidiano di Sicilia

La crisi economica incide anche sui fenomeni migratori
di Chiara Borzì

Sono i dati del XVIII Rapporto annuale ISMU sull’immigrazione: diminuiscono gli irregolari. Il potenziale sociale ed economico degli stranieri andrebbe sfruttato di più

Tags: Immigrazione, Rapporto Ismu



PALERMO - Il 2012 diventa ufficialmente annus horribilis del fenomeno migratorio italiano. Per la prima volta negli ultimi anni, secondo i dati presentati dall’Ismu, il nostro Paese ha fatto registrare una crescita vicinissima allo zero per ingresso d’immigrati sul territorio, mutando cosi un trend che nella nostra Penisola ha origini molto lontane nel tempo.
I dati pubblicati nel XVIII Rapporto nazionale fanno clamore. Nell’anno che sta per concludersi la crescita di presenza straniera in Italia è stata dello 0,5%, e non per scetticismo si è interpretata questa stima come una via di mezzo più vicina allo zero che al valore di uno.

La crisi economica è la causa madre di questo crollo. Gli immigrati stanno abbandonando l’Italia che arranca nella produzione e affonda nella disoccupazione, mutando la loro visione nei confronti del nostro Paese, smettendo di considerarlo meta privilegiata tra gli stati d’Europa. Questi dati giungono qualche settimana dopo la presentazione del Rapporto Caritas Migrantes 2012, dove l’ormai ex ministro per la Cooperazione Internazionale e la mediazione, Andrea Riccardi, si era detto convinto di quanto finalmente il Paese avesse recepito il potenziale sociale ed economico della convivenza con gli stranieri. Se dunque la lezione è stata capita, potrebbe essere troppo tardi per metterla alla prova.
Esistono per fortuna dati che contrariamente possono far sperare nel futuro. La presenza di cittadini non comunitari soggiornanti di lungo periodo e quella di residenti stranieri sul nostro territorio sono aumentati e sono previsti in aumento nei prossimi anni. Da gennaio 2011 al gennaio 2012, gli stranieri censiti in Italia sono stati 289 milioni in più, i regolari non residenti 146 milioni in più e gli irregolari presenti 117 milioni in meno. Non è quindi cresciuta solo la quantità ma anche la qualità dell’immigrazione grazie alla presenza di meno irregolari.
Sembra, inoltre, che la “mannaia” rilevata dal Censimento Ismu si sia abbattuta con minore forza nelle Isole. Appurato il fatto che al Nord e il Centro si trovano di norma più immigrati, Sardegna e Sicilia sono state le uniche regioni italiane ad aver registrato una stima complessiva positiva di più 8 milioni d’immigrati rispetto il 2011. Nel Nord Ovest la diminuzione è stata all’opposto pari a quella del Centro, 151 milioni, a Nord Est e Sud si è viaggiato su stime ancor più inferiori (74 milioni e 43 milioni di migranti in meno ciascuno). La crescita dei residenti, come superficialmente affermato in precedenza, si è registrata però equamente nelle quattro parti d’Italia. L’aumento maggiore è avvenuto a Nord Est, passato da 50 a quasi 60 milioni di presenze, poi a Nord Ovest, al Centro, al Sud e, infine, nelle Isole, ora molto vicine ai 40 milioni di stranieri. Complessivamente, in Italia, i cittadini non comunitari soggiornanti di lungo periodo sono aumentati di 5,8 milioni. In termini di età della popolazione migrante, le classi dagli 0-17 e i 45-67 sono quelle che cresceranno maggiormente nelle stime calcolate al 2039.
 
Sorge qui il primo problema legato alla “fuga” degli immigrati: la fascia adulta tra gli stranieri residenti, quella dai 18 ai 44 anni, la più importante economicamente e socialmente, seppure anch’essa prevista in crescita è quella che aumenterà meno nei prossimi trent’anni. Ciò vuol dire che gli stranieri più produttivi stanno effettivamente abbandonando il nostro paese scegliendo altre mete e spogliandoci del loro valore aggiunto. Secondo i dati elaborati dall’Istat sulla Sicilia, questa stessa fascia è invece la più presente nella regione. Hanno tra i 20 e i 49 anni il 64,4% della popolazione straniera. Tra questi quasi 44 mila sono uomini, ma ben 47 mila sono donne. La maggiore presenza di straniere non rappresenta affatto uno svantaggio. Le donne immigrate in Italia sono 2 milioni 370 mila, a livello mondiale la percentuale di migranti donne è oggi pari al 49%. Moltissime tra loro sono inserite nel mondo de lavoro e rappresentano un forte elemento di stabilizzazione nei paesi di accoglienza.
La loro importanza e il campanello d’allarme rappresentato dalla crescita zero, rendono oggi indispensabile un cambio di rotta delle governance e della politica di gestione, necessario per operare a favore dell’immigrazione. Gli spostamenti contemporanei devono cominciare ad essere concepiti innanzitutto come un fenomeno di mobilità tra paesi.

Articolo pubblicato il 03 gennaio 2013 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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