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Aziende agricole isolane sempre più grandi
di Liliana Rosano

In dettaglio i risultati dell’ultimo censimento dell’agricoltura: diminuiscono le imprese (anche se restiamo secondi in Italia). A condurre le unità aziendali, ancora di tipo individuale o familiare, sempre più under 50

Tags: Agricoltura, Censimento 2010



CATANIA - Crescono in dimensioni ma diminuiscono in numero. Sono le aziende agricole siciliane secondo il sesto Censimento generale dell’Agricoltura in Sicilia. Secondo l’analisi condotta dall’Ufficio regionale di censimento insieme alla sede territoriali ISTAT, al 24 ottobre 2010 in Sicilia risultano 219.677 aziende agricole e zootecniche attive nel territorio, che classificano l’Isola al secondo posto – dopo la Puglia – tra le regioni italiane. Le aziende coprono il 13,6% del totale nazionale mentre la superficie aziendale totale (SAT) e la superficie agricola utilizzata (SAU) rappresentano rispettivamente il 9,1% e il 10,8% del dato nazionale.

Se la dimensione media aziendale è cresciuta nell’ultimo decennio, passando da 3,7 ettari di SAU a 6,3 ettari nel 2010, la stessa cosa non può dirsi del numero delle aziende che rispetto al 2010 si riduce del 37,1 per cento.
Fra le province, Palermo, seguita da Enna e Catania, sono le province con la maggiore crescita percentuale di superficie agricola utilizzata e di superficie aziendale totale. A Caltanissetta, Siracusa ed Enna aumentano prati permanenti e pascoli.
 
A condurre le unità aziendali ancora prevalentemente di tipo individuale o familiare (il 94,3%), rispetto alla precedente rilevazione del 2000, sono sempre di più giovani imprenditori under 50. Come nel resto d’Italia, anche in Sicilia sette capi azienda su 10 sono uomini: la composizione a livello provinciale premia le quote rosa a Messina (con il 36% di femmine capo azienda) e penalizza le province di Siracusa e Catania (con il 26%). Interessante anche il fatto che la formazione del capo azienda non risulta particolarmente adeguata a un livello di istruzione pertinente al settore agrario: circa il 32,3% dei capi azienda possiede la licenza elementare (tale quota in Italia è pari al 34,5%) e il 30,6% la licenza di scuola media inferiore (in Italia il 32%); il 17% possiede un diploma di scuola media superiore diverso da indirizzo agrario e soltanto il 2% ha un diploma agrario; il 9% circa è laureato ma soltanto l’1% possiede una laurea nel settore agrario.
 
Il censimento dell’agricoltura del 2010 ha raccolto per la prima volta informazioni sulla manodopera straniera impiegata all’interno dell’azienda agricola, facendo emergere una partecipazione sempre più considerevole. In particolare, i lavoratori stranieri, pari a 14.407, incidono sulla manodopera aziendale non familiare per oltre il 10%.
Rispetto al passato, cambia invece la struttura fondiaria, più flessibile grazie al maggior ricorso all’uso di superfici in affitto o gestite a titolo gratuito.
 
Il censimento dell’agricoltura siciliana fa luce anche sulla coltivazione biologica. In Sicilia si contano 7.873 aziende con superficie e/o allevamenti biologici (il 3,6% del totale regionale contro il 2,7% della corrispondente quota nazionale). Di queste, 7.632 applicano il metodo biologico su 164.437 ettari di terreni coltivati, mentre 1.882 lo adottano nell’allevamento del bestiame.
La superficie biologica è destinata per il 27% a prati permanenti e pascoli, per il 23% a cereali e per il 15% a foraggere avvicendate.
 
Ma è proprio sul biologico che la Sicilia dovrebbe investire di più. Rispetto alle altre regioni, la situazione delle aziende siciliane si caratterizza per condizioni di maggiore arretratezza e dipendenza dai canali di distribuzione commerciale a discapito della più redditizia vendita diretta.
 

 
Allevamento bovino è il comparto trainante
 
E’ senza dubbio l’allevamento bovino il comparto zootecnico trainante in Sicilia. Le aziende zootecniche in Sicilia sono pari a 15.308, in lieve incremento (+6,3%) rispetto al 2000 e in controtendenza rispetto alla dinamica nazionale (-41%). Nonostante ciò, la Sicilia si conferma una regione non a vocazione zootecnica in quanto l’incidenza sul totale delle aziende di quelle con allevamenti è pari solo al 7% (il valore nazionale è pari al 13 per cento). A livello provinciale l’incidenza del settore zootecnico premia Ragusa, Enna e Messina con quote rispettivamente pari al 14,4%, 11,5% e 11,3%. Rispetto al 2000, il numero di aziende è cresciuto lievemente (+1,2%), al contrario del resto d’Italia e della ripartizione Sud e Isole, dove si è registrata una netta riduzione (rispettivamente -27,8% e -23,2%). Il numero di capi allevati è aumentato del 9,2% (in controtendenza rispetto al dato nazionale, pari a -7,5%). Di conseguenza, il numero medio di capi allevati per azienda sale da 34 nel 2000 a 36,7 nel 2010.
Infine anche le aziende siciliane mirano a diventare sostenibili attraverso l’uso di energie alternative. Secondo il censimento, la tipologia di impianto da fonti rinnovabili più diffusa è quella solare (con una quota pari all’84% in Sicilia e all’80% in Italia).

Articolo pubblicato il 03 gennaio 2013 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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