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Monti al servizio degli italiani
di Luca Salici e Lucia Russo

Prima intervista esclusiva del leader del movimento “Con Monti per l’Italia” a un quotidiano. “Sud, infrastrutture, competitività, fondi Ue, lotta a evasione e corruzione: cosa farò”

Tags: Programma Politico, Mario Monti, Sud, Infrastrutture, Fondi Europei, Crescita, Competitività



ROMA - Nel giorno della presentazione del simbolo della lista “Con Monti per l’Italia”, il direttore Carlo Alberto Tregua ha avuto il piacere e l’onore di intervistare, in esclusiva nazionale, il presidente del Consiglio Mario Monti. “Salito” in politica, il professore è promotore di una coalizione con al centro i temi descritti nell’Agenda: crescita, sviluppo e futuro del Paese.
 
Presidente Monti, dopo un mese di tentennamenti ha deciso di sciogliere la riserva e di “salire” in campo. Come mai?
«Ho deciso di impegnarmi personalmente guidando una formazione politica perché credo che sia necessario proseguire l’azione di Governo che nel 2012 ha superato l’emergenza finanziaria. Proseguire, quindi, quel processo di riforme partito un anno fa, affrontando ora le altre emergenze del Paese che riguardano la crescita sostenibile e l’occupazione. Non avevo intenzione di continuare un’esperienza politica, dopo quella atipica di questo governo ormai dimissionario, e sarebbe stato nella mia natura rimanere nella mia posizione di senatore a vita, eventualmente disponibile anche ad altri incarichi, ma mi sono posto un problema di coscienza nel rinunciare ad impegnarmi direttamente ad aiutare il mio Paese ad uscire dal marasma economico, civile e politico nel quale si trova. Devo dire che mi hanno colpito i tanti appelli e incoraggiamenti ricevuti».

Che promesse sente di poter fare agli italiani dal punto di vista fiscale?
«Grazie all’aggiustamento compiuto quest’anno a prezzo di tanti sacrifici degli italiani abbiamo impresso una svolta importante. Con l’avanzo primario raggiunto, il debito è posto su un sentiero di riduzione costante a partire dal prossimo anno. Per questo, se si tiene la rotta, ridurre le tasse diventa possibile».

Osservatori dicono che l’Agenda Monti non è altro che un nuovo partito di centro e di stampo democristiano. Rischiamo di ricadere nella prima Repubblica?
«La nuova formazione è un movimento civico, popolare e riformista. Si rivolge a quegli elettori che da tempo cercano una nuova offerta politica, capace di innovare i vecchi partiti. I concetti di destra e sinistra sono ormai superati, il nostro invece è un programma di riforme incisive che metta in primo piano le profonde trasformazioni di cui il Paese ha bisogno. Per il bene dei giovani e delle future generazioni di italiani, che sono le vere vittime sacrificali delle scelte a lungo rinviate e di tante scelte sbagliate».

Come comunicare gli obiettivi dell’Agenda Monti e trovare il consenso?
«Cercare di unire le forze che ritengono che ci sia la necessità di un cambiamento. Energie disperse a destra, al centro e a sinistra. Il metodo che io propongo è quello di magnetizzare le forze che hanno la volontà di fare le riforme, mettendo l’interesse generale in primo piano».

Lo spread sui Titoli di Stato è sceso in questi giorni sulla cosiddetta soglia-Monti. A chi il merito? A fine 2013 dove arriverà?
«L’accelerazione al ribasso di questa settimana è legata soprattutto all’accordo raggiunto negli Stati Uniti dall’amministrazione Obama che ha evitato il Fiscal Cliff. Certo però ha contribuito molto il ritorno di fiducia verso l’Italia da parte degli investitori esteri. Spero che questo fenomeno prosegua nel tempo e giovi a chi governerà. Nel 2013 dipenderà molto dall’azione del futuro governo».

Se tornerà a sedere a Palazzo Chigi, cosa farà per prima cosa?
«La prossima legislatura dovrà affrontare, da subito, il tema di come rendere le decisioni più efficaci e rapide, come riformare il bicameralismo e ridurre i membri del Parlamento. Il primo atto del nuovo Parlamento sarà sicuramente la riforma della legge elettorale, così da restituire ai cittadini la scelta effettiva dei governi e dei componenti delle Camere».

E per quanto riguarda le amministrazioni locali sono previste misure?
«I recenti episodi di corruzione e malcostume che hanno riguardato la Regione Lazio prima e Lombardia dopo, impongono una sterzata immediata che passi attraverso la riduzione drastica dei contributi pubblici anche indiretti ai partiti e ai gruppi parlamentari e dei rimborsi elettorali. Penso all’introduzione di una disciplina di trasparenza dei bilanci con la perfetta tracciabilità dei finanziamenti privati e una soglia massima per gli stessi contributi».

Professore, veniamo al Mezzogiorno. L’Agenda Monti cosa prevede per il Sud?
«È innegabile la necessità di pensare seriamente allo sviluppo del Sud. Il Governo da me presieduto ha avviato negli ultimi dodici mesi un importante pacchetto di misure volto a ridurre il divario infrastrutturale che si va ad aggiungere al recente decreto legge per lo stabilimento dell’Ilva di Taranto. Il “Cresci Italia” poi ha permesso di stanziare oltre un miliardo di risorse per il completamento di tre assi ferroviari: Napoli-Taranto, Salerno-Reggio Calabria e Potenza-Foggia. A questo si aggiunge il Piano di azione coesione che ha permesso la riprogrammazione di circa 12,1 miliardi di fondi comunitari, per favorire gli investimenti al Sud. Ricordo infine che la Fiat, nell’annunciare il miliardo di investimenti sull’impianto di Melfi, ha fatto esplicito riferimento al rinnovato clima di fiducia creato dal Governo».

La Sicilia è tra le regioni che ha registrato la spesa più bassa dei fondi Po 2007-13. Il Quotidiano di Sicilia in questi mesi ha proposto di sanzionare i dirigenti responsabili del mancato impiego dei fondi.

«La Sicilia, dal 2008 a oggi, ha speso solo il 14% dei 7 miliardi di euro previsti dalla programmazione 2007-13. Meno di un quinto. E di questi, 300 milioni sono stati congelati dalla UE in mancanza di “controlli adeguati” su progetti e procedure. Lo spreco dei fondi comunitari è uno scandalo la cui responsabilità non ricade solo sulle spalle del Sud, ma dell’intero sistema-paese e della politica, a tutti i livelli. I fondi strutturali dell’Unione europea rappresentano un’occasione unica di investimento per la crescita nelle regioni del nostro Mezzogiorno. Lo spreco di queste risorse è uno scandalo che il nostro Paese non può più permettersi».

Per combattere la criminalità organizzata invece?
«Anche qui bisogna proseguire l’azione avviata continuando la lotta senza esitazioni. Nel corso del 2012 sono stati arrestati 68 latitanti di cui 13 inseriti nell’elenco dei latitanti pericolosi; sono stati sequestrati 12.030 beni per un valore complessivo di circa 4,3 miliardi di euro e sono stati, altresì, confiscati 4.107  beni, per un valore di oltre 2,1 miliardi di euro. A questo si aggiungono 24 comuni sciolti per infiltrazione della criminalità organizzata, tra i quali il comune di Reggio Calabria; sono state prorogate 8 gestioni commissariali e adottati 3 provvedimenti di allontanamento nei confronti dei dipendenti dei comuni di Barcellona Pozzo di Gotto, Torre del Greco e Reggio Calabria.  L’Agenda prevede quindi il potenziamento dell’Agenzia beni confiscati alla mafia in modo da snellire le procedure volte alla gestione dei beni sequestrati e confiscati».

Che misure prevedete per la gestione di questi beni?
«L’obiettivo è quello che lo Stato riesca a gestire i beni confiscati, garantendo la continuità dell’attività. I lavoratori, se non coinvolti nelle attività criminali, devono essere il primo bene da salvaguardare. Come pure deve continuare la preziosa esperienza del riutilizzo sociale dei beni sottratti alle mafie, un segnale preciso ed inequivocabile nei territori della scelta di campo dei cittadini. Dobbiamo tenere  alta la guardia contro la progressiva infiltrazione delle mafie nelle zone dove erano meno presenti. Ci sono state importanti operazioni contro le mafie in Lombardia e Piemonte, come pure nel Lazio, in Liguria, Veneto ed Emilia. Per quanto riguarda le infiltrazioni mafiose nella vita politica la legge sull’incandidabilità manda  un segnale preciso. Bisogna andare anche oltre, seguendo ad esempio il codice di  autoregolamentazione dei  partiti preparato dalla Commissione Antimafia».
 

 
Le priorità per il Sud passano anche da un cambio di mentalità
 
Sicilia, una regione dell’Europa.
«Le diversità culturali di cui è ricca l’Italia sono una risorsa, non soltanto in materia di turismo, ma di modelli di sviluppo tarati efficacemente sulle realtà locali. Ma tali differenze devono convergere in un progetto comune che rifiuti identitarismi antistorici, e soprattutto dannosi. Per questo ci facciamo promotori, come è scritto nell’Agenda Monti, di “un federalismo responsabile e solidale che non scada nel particolarismo e nel folclore”. Proprio per seguire questa linea, il passato governo ha deciso di creare un Ministero della coesione territoriale e non un Ministero del Mezzogiorno: questa è stata una precisa scelta culturale, nel rifiutare un concetto assistenziale e deprezzante del Mezzogiorno, ma al contrario di valorizzarlo, non soltanto come parte integrante dell’Italia, ma come parte produttiva ed essenziale dell’Europa».

Meritocrazia nel Sud?
«È assolutamente fondamentale dotare il Meridione dei propri strumenti per sviluppare una visione chiara e possibile di un futuro, dove il talento, l’impegno, l’inventiva, siano premiati a scapito della dipendenza, dallo Stato o – peggio – dalla criminalità organizzata. Per fare ciò, bisogna investire in quelle parti di società che possono essere – esse stesse, e non per compiacenza o carità – i piloti del cambiamento».

Infrastrutture per il cambiamento.
«Giovani e donne necessitano di strumenti necessari a maturare un’emancipazione, anche culturale, da un sistema assistenziale: l’istruzione, l’inserimento (o il reinserimento) nel mondo del lavoro, la lotta alla criminalità organizzata, le infrastrutture fisiche. Queste riforme strutturali, mirate al medio e lungo corso, sono ora possibili soltanto perché un governo di emergenza, salito in carica con l’obiettivo di salvare la barca in tempesta, è stato in grado di mettere a posto i conti, e ora può aggiustare la rotta in direzione degli investimenti sullo sviluppo e sulla crescita».

Crescita del Mezzogiorno.
«La crescita non è un giocattolo che si può comprare da uno scaffale aprendo il portafogli dello Stato. È, invece, un processo che necessita di una politica economica coerente, efficace e trasparente, che permetta ai lavoratori e alle aziende – i veri creatori di un progresso economico sano – di innestarla. L’idea che essa si ottiene versando litri di denaro pubblico in un serbatoio chiamato “crescita” è fallimentare; e nessuno più dei cittadini del Mezzogiorno può sapere quanto è pericolosa questa illusione, quella stessa che ha portato per decenni all’annichilimento delle opportunità e alla frustrazione dei talenti, in un’area, come è il sud d’Italia, che ne è invece potenzialmente molto ricca». (L.S.)
 
 

 
La sua offerta politica in un programma di 7 punti
 
ROMA – Non si ferma l’operazione Agenda Monti. Il professore ha semplificato e aggiornato il dibattito politico italiano lanciano i suoi sette punti nell’agone politico. Intanto cresce la sua presenza mediatica in televisione e radio. Dopo il profilo twitter (@senatoremonti) e un sito che promuove la sua azione (agenda-monti.it) anche l’opinione pubblica si è organizzata con un sito (peragendamonti.it) che promuove una politica partecipativa legata alla sua candidatura.

Le elezioni parlamentari del 2013 saranno l’ennesimo banco di prova per un’Italia sull’orlo di una crisi di nervi. Tra ritorni improbabili, trasversali populismi e salti all’indietro, Mario Monti ha proposto in sette punti essenziali il logico proseguimento dei tredici mesi di lavoro del governo tecnico. L’antipasto per uscire dalle seconda repubblica diventa adesso un pasto completo che vuole mettere assieme “l’associazionismo civico, che testimonia della vitalità della società civile, - si legge nel sito dell’Agenda - e la politica più responsabile”. Il movimento mira a proseguire coerentemente il programma del governo Monti così da far succedere la prospettiva di una legislatura “di crescita sostenibile e di occupazione” al periodo di grandi sacrifici richiesti agli italiani. Da tempo il professore si è detto determinato a mettere da parte le anticaglie della politica tradizionale, obnubilata dagli steccati stucchevolmente novecenteschi, per posizionarsi su logiche di stampo europeo.
 
Proprio da quest’ultimo punto si apre l’Agenda Monti che mette al centro Bruxelles proponendo “una scelta europea, una scelta di innovazione” come spartiacque fondamentale della politica italiana sfruttando “la grande occasione offerta da questa crisi e dalla nuova strategia coordinata a livello europeo per la crescita e l’equità intergenerazionale”. Il secondo punto è conseguente perché superare il passatismo, che alligna a destra come a sinistra, significa puntare sull’Europa. Ma non chiamateli moderati. Il terzo punto dell’Agenda spiega che questa nuova forza politica “sarà certamente moderata nei toni, ma non nel programma perseguito, che si caratterizza invece per l’incisività delle riforme che intende realizzare”. Il riferimento ai valori della laicità e del pluralismo costituisce il quarto punto del programma e “laddove, su singole questioni di rilievo etico, si determinassero diversità di valutazione, ci si impegnerà a cercare insieme la soluzione più coerente con i valori della Costituzione”. I rapporti con le altre forze politiche, oggetto del punto cinque, saranno limitati alla convergenza “con le forze politiche che adottino una linea d’azione compatibile con la nostra strategia europea”.
 
Nessuno spazio per populismi antieuropei che vanno da Grillo e non escludono ampie frange di destra e sinistra. Per ripulire un’immagine della politica ormai lordata da scandali di vario genere l’Agenda Monti impegna (punto sei) a svolgere un servizio seguendo “un modello di comportamento politico-amministrativo rigoroso”, rispettando la cosa pubblica senza interessi di parte. L’ultimo è un appello alla società civile, che “deve però rinunciare alla tentazione di restare in tribuna per partecipare attivamente”.
 
Il messaggio sembra diffondersi rapidamente se nei primi di giorni di attività sono già stati oltre un migliaio gli italiani che hanno interagito col sito Peragendamonti.it per una politica partecipativa legata alla candidatura del professore. A cavallo del Capodanno, in appena 48 ore, il sito ha totalizzato oltre 12.000 visite con 63.000 pagine visualizzate.
Intanto il professore è sempre più attivo sui media. Intervistato da Radio Anch’io ha promesso riforme istituzionali con maggioranze larghe e la riduzione della tassazione che grava sulle famiglie, sui lavoratori e sulle imprese con un parallelo abbassamento della spesa pubblica e un sistema fiscale che consenta la redistribuzione fiscale del reddito tra ricchi e poveri sul modello Obama. Nel salotto mattutino di Uno mattina il professore ha invece ribadito il suo nome sulla lista che si presenterà alle politiche, sottolineando, al contempo, la necessità di un Monti bis. (Rosario Battiato)
 

 
Dalla Bocconi alla Ue. Poi la Presidenza del Consiglio per salvare l’Italia dal baratro economico-finanziario
 
CATANIA - “Oggi lo spread tra btp e bund tedeschi ha finalmente toccato i 287 punti”. Così il presidente del Consiglio, Mario Monti, commenta su Twitter il raggiungimento dell’obiettivo da lui indicato. Ed è proprio per quel livello di differenziale tra i Btp decennali italiani e quelli tedeschi, giunto ad un livello intollerabile, che il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, diede l’incarico a Monti di formare un governo per soccorrere l’Italia in preda ad una crisi speculativa mai vista prima e con un forte deficit di credibilità nei confronti dei partner internazionali.

Sul sito di Palazzo Chigi la sua biografia è stringatissima, la più minimalista mai vista. In realtà il suo profilo è tutt’altro che banale ed insignificante: nel 1965 si laurea in Economia presso l’Università Bocconi di Milano, della quale diventerà rettore nel 1994. Monti ha ricoperto ruoli di rilievo in diverse commissioni governative e parlamentari. Nel 1995 diventa membro della Commissione europea di Santer, assumendo l’incarico di responsabile di mercato interno, servizi finanziari e integrazione finanziaria, dogane e questioni fiscali. Dal 1999 è commissario europeo per la concorrenza. Monti è autore di numerose pubblicazioni, specie su temi di economia monetaria e finanziaria. Anche sul piano internazionale ha partecipato e partecipa ad attività di consulenza ad autorità di politica economica.

Ed è proprio per il suo alto profilo internazionale che Napolitano sceglie Monti: nasce così il governo dei tecnici. Il 17 novembre 2011 l’esecutivo incassa la fiducia del Senato con 281 sì, 25 no e nessun astenuto. Alla Camera, il giorno dopo, ci saranno 556 sì, 61 no e nessun astenuto. Il 4 dicembre arriva il decreto con la manovra fiscale. è il Salva Italia, primo tassello del ‘trittico’ di provvedimenti, come il Cresci Italia e Semplifica Italia che rappresentano le misure per disciplina di bilancio e rilancio del Paese. Il 20 maggio viene presentata la riforma del lavoro che prevede l’intervento sull’articolo 18 dello Statuto dei Lavoratori.
Durante il vertice europeo del 28/29 giugno si adotta lo scudo anti-spread che prevede l’intervento dell’European Financial Stability per monitorare le ‘oscillazioni’ in ambito Ue.
 
I maggiori successi di Monti vengono soprattutto dall’estero, dove la figura del Paese-Italia ha acquistato maggiore credibilità ed autorevolezza proprio grazie alla sua azione di governo. Gli investitori internazionali hanno ripreso ad avere fiducia in quella che rimane tutt’oggi la terza economia dell’Europa.

La parola fine arriva il 6 dicembre. Angelino Alfano, alla Camera, dichiara conclusa la stagione del governo Monti: il PdL si astiene sul voto al Senato del dl Sviluppo e alla Camera sulle spese di Regioni ed enti locali. Il resto è cronaca di oggi, di una campagna elettorale che porterà i cittadini italiani a decidere, il 24-25 febbraio, chi dovrà governare il Paese per i prossimi cinque anni. (Andrea Carlino)
 

Articolo pubblicato il 05 gennaio 2013 - © RIPRODUZIONE RISERVATA




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Mario Monti
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Il direttore Carlo Alberto Tregua durante l'intervista a Mario Monti
Il direttore Carlo Alberto Tregua durante l'intervista a Mario Monti


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