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Monti per la crescita della Sicilia
di Luca Salici e Lucia Russo

Nostra intervista esclusiva: “Intercettare i voti del 52,5 per cento dei siciliani che non hanno votato”. Trasferimenti statali mirati a cofinanziare i Fondi Ue da spendere tutti

Tags: Mario Monti



Pubblichiamo la seconda parte dell’intervista esclusiva con il presidente del Consiglio uscente Mario Monti e leader della lista “Con Monti per l’Italia”. La prima parte è stata pubblicata sabato 5 gennaio.
 
I loghi delle liste “Con Monti per l’Italia” sono ben in vista nel sito www.agenda-monti.it, precisamente il simbolo unico per il Senato, e quello per la Camera, “Scelta civica con Monti per l’Italia” in coalizione con Fli e Udc.
Poche ore prima della presentazione del simbolo, venerdì scorso, il presidente Monti ha accolto il “Quotidiano di Sicilia” a Palazzo Chigi dedicando molta attenzione alle questioni della nostra regione da noi rappresentate ed esponendoci i punti della sua Agenda. Ci ha fornito un documento per il Mezzogiorno che abbiamo già pubblicato nella nostra edizione di sabato 5 gennaio, oltre ai punti più importanti dell’Agenda. In questa pagina ci soffermiamo su Pubblica amministrazione, fondi europei e astensionismo.

Presidente, come rendere la Pubblica amministrazione più efficiente?
“Nel prossimo biennio le eccedenze saranno gestite, previo confronto sui criteri generali con le organizzazioni sindacali, utilizzando i seguenti strumenti in ordine di priorità: pensionamenti ordinari; prepensionamenti con requisiti ante riforma pensioni; mobilità volontaria; mobilità obbligatoria (per due anni a retribuzione ridotta, in mancanza di riassorbimento da un’amministrazione, licenziamento).
Il processo comporta (per la prima volta) la definizione del fabbisogno organico del personale delle pubbliche amministrazioni. Si tratta di un ridimensionamento effettivo delle dotazioni organiche (indipendentemente dall’incidenza sulle persone di lavoratori in servizio) nel senso che quei posti non esistono più e non potranno quindi più essere coperti, nemmeno con lo sblocco del turnover. I posti “tagliati” corrispondono a una spesa (se i posti fossero stati tutti coperti) pari a circa 350 milioni per il personale e 50 milioni per i dirigenti. Il valore sul piano ordinamentale di questo processo è che esso consentirà in futuro, con lo sblocco progressivo del turnover, una programmazione delle assunzioni sulla base delle esigenze effettive”.

E negli Enti locali?
“Per la ridefinizione delle dotazioni organiche degli enti locali, è in via di predisposizione (competenza prevalente MEF e FP) il decreto che indichi l’indice di virtuosità di riferimento, rispetto al quale le amministrazioni che se ne discostino, a seconda della misura, saranno tenute o al mero blocco delle assunzioni o alla riduzione delle dotazioni con il metodo adottato per lo Stato”.

Novità per il sistema di reclutamento e formazione di funzionari e dirigenti pubblici?
“Abbiamo previsto un sistema unico per il reclutamento e la formazione pubblica costituito da 5 scuole di formazione (Scuola superiore della pubblica amministrazione – SSPA, istituto diplomatico “Mario Toscano”, Scuola superiore dell’economia e delle finanze, Scuola superiore dell’amministrazione dell’interno – SSAI, Scuola di formazione e perfezionamento del personale civile della difesa). Si intende anche definire un sistema coordinato di programmazione dell’offerta formativa da parte di tutte le scuole del sistema unico eliminando sovrapposizioni e duplicazioni delle strutture e funzioni coincidenti e definendo le missioni di ogni struttura”.

La semplificazione della Pubblica amministrazione che posto ha nel suo programma?
“Il lavoro di semplificazione già da alcuni anni è svolto dal Dipartimento della funzione pubblica con un confronto costante con le associazioni imprenditoriali, previa misurazione degli oneri amministrativi con la metodologia dello Standard Cost Model (adottato in sede UE, con qualche adattamento) ed utilizzando la consultazione telematica ora inserita anche sul nuovo sito www.semplificaitalia.gov.it”.

Quali benefici per le imprese?
“La misurazione degli oneri nelle aree di regolazione ad alto impatto sulle imprese ha portato a una quantificazione degli stessi pari a circa 26 miliardi di euro annui: le misure adottate negli ultimi anni fino al decreto Semplifica Italia incluso, comporteranno a regime un abbattimento di tali costi stimato in circa 8 miliardi annui”.
 

 
Il governo Monti per accelerare i tempi ha posto la fiducia su 15 decreti e 4 ddl
 
Lo staff del presidente Monti ci ha fornito un documento che può essere considerato un consuntivo dell’attività conclusa il 21 dicembre. Nel periodo del governo Monti sono stati deliberati dal Consiglio dei Ministri 117 provvedimenti di cui 37 decreti legge, 22 disegni di legge, un disegno di legge costituzionale e 57 disegni di legge di ratifica. Sono stati convertiti in legge dal Parlamento 35 decreti (di cui 5 confluiti in altri provvedimenti). “Dal 16 novembre 2011 ad oggi - è scritto nel documento - il Parlamento ha approvato definitivamente 22 disegni di legge di cui 15 ereditati dal precedente governo (tra cui la legge anticorruzione). Spesso il governo, per accelerare i tempi di approvazione, ha fatto ricorso al voto di fiducia che è stata posta su 15 decreti e 4 disegni di legge. Tecnicamente sono state svolte 51 votazioni su questioni di fiducia, considerando la navetta tra i due rami del Parlamento e l’articolazione dei disegni di legge”.
“Nei rapporti tra governo e parlamento va segnalato lo svolgimento del question time. Alla Camera si sono tenute 40 sedute con un numero di quesiti discussi pari a 317. Il Ministro Giarda ha risposto a 114 interrogazioni di cui 10 di competenza riconducibile alla Presidenza del Consiglio e 104 di competenza di altri ministri. Al Senato, dove l’istituto del question time e’ strutturato in maniera diversa, sono state svolte 9 sedute che hanno visto la trattazione di 18 argomenti.
Per quanto riguarda gli atti di sindacato ispettivo, il governo ha risposto tra Camera e Senato un totale di 374 interpellanze su 676 presentate e 575 interrogazioni orali su 1426 presentate. Tra gli atti di indirizzo e controllo, sono state svolte 23 informative alla Camera e 17 al Senato”.
 

 
Fondi Ue, un solo obiettivo: l’utilizzazione totale
 
“La mancata spesa dei fondi europei è uno scandalo” ha affermato il presidente Monti nell’intervista al QdS. "Non si possono chiedere risorse allo Stato, e quindi ai contribuenti, mentre si lasciano svanire risorse europee, che sono peraltro anch’esse finanziate dal contribuente italiano”.

Cosa fare per raggiungere l’obiettivo di spesa di tutti i fondi europei da parte delle regioni?
“Incrementare la capacità delle amministrazioni di promuovere progetti finanziabili da parte dei Fondi strutturali dell’UE, con un obiettivo preciso: l’utilizzazione totale dei contributi disponibili”.

Il governo Monti ha dato priorità alla “coesione territoriale”, non è vero?
“L’azione per la “coesione territoriale” è stata per la prima volta inclusa nella compagine di Governo: integrare gli interventi di rigore finanziario, con misure rivolte a promuovere le opportunità di crescita e di inclusione sociale, soprattutto nel Mezzogiorno, dove grave era il paradosso fra criticità economiche e sociali e il mancato impiego dei fondi comunitari”.
“In particolare è stata attuata una ricollocazione senza precedenti, per 12,1 mld di euro delle risorse destinate a cofinanziare i fondi comunitari, spostate da destinazioni inefficaci ad azioni puntuali concentrate in quattro direzioni, tra cui le reti ferroviarie nel Mezzogiorno, fissando i tempi di intervento per il rinnovamento delle tratte Napoli-Bari-Lecce, Salerno-Reggio Calabria e dorsale Ionica, Messina-Catania-Palermo, con obiettivi misurabili di velocizzazione e di intensità del servizio”.
Nel corso dell’intervista è emersa l’opportunità di condizionare i trasferimenti statali alle Regioni all’obiettivo di cofinanziare i fondi Ue. Come è noto, infatti, la Sicilia ha bloccato la spesa al 14% del Po Fesr, ad esempio, per mancanza di risorse per il cofinanziamento.
 

 
Intercettare gli astenuti alle ultime regionali: 52,5%
 
I siciliani sono stanchi di Governi disattenti ai problemi della Sicilia, che è rimasta ferma al palo con un Prodotto interno lordo pari al 5,36 per cento del Prodotto interno lordo nazionale, addirittura più bassa che nel 1970 quando era pari al 5,75 % (dati Istat). Con la disoccupazione giovanile ai livelli più alti mai registrati prima (un giovane su tre è senza lavoro) e il 30 per cento della popolazione che vive in una condizione di povertà, in Sicilia l’astensionismo ha registrato numeri da record, poco più di due mesi fa. Questo fa pensare che il 24 e il 25 febbraio gli umori dei siciliani non saranno tanto differenti.
Al presidente Monti il “Quotidiano di Sicilia” ha presentato i dati delle ultime elezioni regionali del 28 ottobre 2012, che riportiamo in questa pagina. Su 4.647.159 aventi diritto al voto, sono andati a votare 2.204.273 soggetti, pari al 47,43 per cento, mentre nelle ultime elezioni regionali del 2008 (per intenderci quelle che hanno portato Raffaele Lombardo dell’Mpa a Palazzo d’Orleans) si era recato alle urne il 66,68 per cento degli aventi diritto.
Questo significa che 2.442.886 persone non si sono recate ai seggi per votare (52,57 per cento). Inoltre dall’Ufficio elettorale regionale abbiamo appreso che ci sono state 179.577 schede bianche o nulle, il 3,8 per cento degli aventi diritto. Risultato: il 57 per cento dei siciliani aventi diritto non si è pronunciato nella scelta della nuova Assemblea regionale.
Il nuovo presidente della Regione Siciliana, Rosario Crocetta, candidato del Pd, è stato eletto con 617.073 voti, che su 4,6 milioni di aventi diritto, vuol dire che è stato eletto con una bassissima percentuale: il 13 per cento.
Altro dato che ha caratterizzato a livello nazionale le elezioni in Sicilia è stato il successo del Movimento 5 Stelle di Beppe Grillo che ha ottenuto ben 15 seggi all’Assemblea regionale siciliana. Questi ultimi hanno ottenuto il 14,7 per cento dei voti espressi, che, rapportato al numero degl iaventi diritto al voto, è pari al 6,3 per cento. Dunque, in definitiva, il voto di protesta in Sicilia è stato rappresentato da astenuti (52,5 per cento), schede bianche o nulle (3,8 per cento) e voti per il M5S (6,3 per cento). In totale più del 60 per cento dei siciliani.

Articolo pubblicato il 08 gennaio 2013 - © RIPRODUZIONE RISERVATA




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