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Quotidiano di Sicilia

Formazione: 28 mln di euro dallo Stato per mettere una pezza al sistema
di Michele Giuliano

Troppo personale: all’interno del Piano giovani una manovra con incentivi per i prepensionamenti. Al momento ci sono circa 2.000 esuberi: soldi necessari anche per la riqualificazione

Tags: Formazione, Lavoro



PALERMO - In Sicilia c’è davvero ben poco da fare: prima si distrugge, spendendo fior di quattrini, e poi per aggiustare bisogna spenderne altri. Purtroppo è la triste realtà che oggi riguarda da molto vicino la formazione professionale.
Dei suoi sprechi oramai si sa. Una colata di soldi nell’ultimo ventennio sono serviti soltanto a creare posti di lavoro e clientele a chi oggi fa parte degli enti. Non è servita a nulla invece al mercato del lavoro, vero grande obiettivo da perseguire.

E’ notizia di questi giorni che lo Stato sta cercando di risolver questo grande nodo siciliano, ingarbugliato su sé stesso. Infatti non è per nulla facile riuscire a smaltire questo apparato formativo perché c’è ancora una legge, la 74 del ’76, che prevede espressamente la garanzia occupazionale. In pratica un lavoratore assunto (per effetto del fenomeno clientelare) all’interno di un ente di formazione a tempo indeterminato non può essere licenziato anche se non vi sono più i necessari fondi per mantenerlo in pianta organica.

Ecco perché lo Stato Italiano ha deciso di “prendersi cura” della Sicilia. Infatti, proprio in questi giorni, il ministero per la Coesione Territoriale ha sbloccato 45 milioni di euro per l’isola. I soldi serviranno per la formazione professionale, e per colmare le lacune che ci sono nel settore. In Sicilia, al momento ci sono 2 mila esuberi e bisogna tagliare. Questo si potrà fare, con un nuovo piano d’azione che ovviamente dovrà essere attuato dal neoassessore regionale alla Formazione Nelli Scilabra. Il piano per il 2012-2015 prevede l’assegnazione di 28 milioni di euro al fondo a sostegno dell’esodo e della mobilità del personale in esubero. Con questo intervento saranno coinvolti 1.400 lavoratori. Nello specifico otto milioni e mezzo serviranno a riqualificare circa 2.500 lavoratori mentre 3,5 milioni sono destinati a 3.500 dipendenti per altri interventi, di tipo specialistico.

“Alla fine del triennio - si legge nel documento del ministero - la Regione si attende la riduzione dei costi del sistema, modalità di gestione e standard qualitativi in linea con i livelli europei e un sistema di valutazione in grado di misurare il valore aggiunto della formazione e di assicurare gli elementi informativi necessari a conseguire finanziamenti pubblici fondati sul principio della condizionalità dei risultati quantitativi e qualitativi”. Cioè un sistema dove solo gli enti virtuosi riusciranno ad ottenere contributi pubblici. Ed è questa la filosofia di fondo della nuova riforma del settore.

Non a caso il piano per i giovani prevede anche bonus non solo per le imprese che assumeranno gli allievi al termine dei corsi, ma anche incentivi da 500 fino a 1.000 euro per l’ente che alla fine del percorso, grazie a un’attività di accompagnamento all’inserimento lavorativo, riuscirà ad occupare il giovane per almeno un anno.

Gli interventi sono stati messi nero su bianco all’interno del piano di azione da 2,3 miliardi per favorire lo sviluppo delle regioni meridionali. All’interno di queste misure è allegato infatti un altro piano dedicato interamente alla Sicilia che contiene misure specifiche per favorire l’inserimento lavorativo dei giovani.
 


L’approfondimento. 2,1 miliardi gli sprechi dal 2004 ad oggi
 
Andando a dare uno sguardo ai finanziamenti che dal 2004 sino allo scorso anno sono stati garantiti dalla Regione alla Formazione attraverso il Prof (piano regionale dell’offerta formativa, oggi sostituito dall’Avviso 20), in Sicilia sono stati spesi qualcosa come 2 miliardi e 160 milioni di euro. E cosa peggiore, pur lievitando la spesa, il numero di ore formative di quest’anno sono le stesse se non addirittura inferiori. Non conforta neanche il dato dei numeri di corsi attivati quest’anno che sono 3.600. Il che significa che mediamente si conta di avere 54 mila allievi (il numero minimo per ogni corso è di 15 unità, altrimenti poi l’ente se scende sotto questa soglia rischia decurtazioni al finanziamento). Siamo sullo stesso numero dell’ultimo anno di attività formativa completamente realizzata (nel 2010) quando furono registrati 51 mila allievi (nel 2011 i corsi sono rimasti parzialmente bloccati così come notevolmente decurtato il finanziamento ai vari enti). Recentemente è scoppiato anche il caso parentopoli: in pratica molti deputati regionali risultano essere legati a doppio filo ai vertici dei vari enti di formazione.

Articolo pubblicato il 08 gennaio 2013 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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Nelli Scilabra
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