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Oppiacei e terapia del dolore, in Sicilia valori sotto la media
di Liliana Rosano

Lo rivela l’ultimo Rapporto sullo stato di salute del Paese: i dati si riferiscono al 2010. Nell’Isola 0,49 € il consumo pro-capite contro 0,77 € (dato nazionale)

Tags: Terapia Del Dolore, Oppiacei



In Sicilia, il consumo degli oppiodi forti è al di sotto della media nazionale. Proprio al tema degli oppioidi è dedicato un capitolo dell’ultimo Rapporto sullo stato di salute del paese. In Italia, in media il consumo dei farmaci oppiacei è di 1,17 euro pro capite contro il valore europeo pari a 4,47 euro. Questo, secondo il Rapporto, dimostra che i pregiudizi culturali sono ancora complessi da superare, anche se, considerato l’incremento registrato nel periodo 2010-2011, la differenza inizia a registrare notevoli progressi. Il dato italiano, inoltre, descrive sia per il consumo degli oppioidi forti sia per gli oppioidi deboli un Paese diviso in due, in cui il Nord registra consumi coerenti rispetto al dato nazionale e il Sud un dato inferiore alla media italiana. In Sicilia invece il consumo degli oppiodi deboli nel 2010 è stato di 0,49 euro pro capite contro la media nazionale di 0,77. . In Itali, la regione che nel 2010 ha speso di più in oppiodi forti è stato il Friuli Venezia Giulia con 1,89 euro di spesa pro capite , seguita dalla Valle D’Aosta (1,65 euro) e la Toscana con 1,58 euro. Per il consumo di oppiodi deboli, è la Toscana in testa con una spesa di 1,73 euro pro capite.

Il termine oppioide si applica a qualsiasi sostanza che produca effetti simili a quelli della morfina. Queste sostanze sono in grado di agire su determinati recettori del sistema nervoso centrale e periferico (che prendono appunto il nome generico di recettori oppioidi) agendo prevalentemente come modulatori delle sensazioni dolorifiche. Il consumo di questi farmaci si inserisce nella più generale terapia del dolore. percorso verso la realizzazione di una rete efficiente nella terapia del dolore rivela però ancora alcune criticità. La legge n. 38 stabilisce all’art. 10 criteri di semplificazione nelle procedure di accesso ai medicinali impiegati nella terapia del dolore, con particolare riferimento alla prescrizione di farmaci oppiacei, ma tale opportunità non ha ancora raggiunto i risultati attesi.
 
Una delle più rilevanti differenze e, rispetto al progetto del 2001, la puntuale e univoca definizione della struttura deputata alla presa in carico del malato, con un’organizzazione, inserita nella proposta di intesa, ai sensi dell’art. 5, comma 3, della legge 38/2010 riguardante i requisiti minimi organizzativi e strutturali per la definizione della rete di terapia del dolore, in corso di approvazione. Il nuovo modello organizzato su tre livelli - centri ospedalieri (Hub), strutture territoriali (Spoke) e reti di medici di medicina generale (MMG) - e stato recepito, in modo non organico su tutto il territorio, dalle diverse Regioni. In alcuni casi creando, come già specificatamente deliberato nelle Regioni Piemonte, Lombardia, Liguria, Emilia Romagna, Lazio, Basilicata, Calabria e Sicilia, le strutture di coordinamento della rete di terapia del dolore, cosi come indicato dall’accordo di Conferenza Stato-Regioni del 16 dicembre 2010, in altri casi mediante delibera regionale, identificando le strutture specialistiche ospedaliere e le strutture ambulatoriali.
 
Il progetto “Ospedale-Territorio senza dolore” ha previsto invece nel biennio 2010-2011 un finanziamento complessivo di euro 2.450.000 milioni di euro da ripartire tra le Regioni italiane. Le risorse disponibili hanno la finalità di finanziare progetti sperimentali in tema di lotta al dolore; in particolare, le linee di sviluppo verso cui il legislatore ha ritenuto opportuno indirizzarsi riguardano aspetti di natura organizzativa, formativa e comunicativa. A fronte di questa disponibilità finanziaria si nota come nel corso del 2011 solo sei Regioni italiane hanno presentato al Ministero della salute i propri progetti (Emilia Romagna, Lombardia, Veneto, Toscana, Marche e Calabria). La Sicilia non è tra queste regioni, rinunciando, in tal modo, ad una possibilità unica che avrebbe migliorato la gestione del paziente.

Articolo pubblicato il 09 gennaio 2013 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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