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Catania - Mafia, rifiuti e corruzione, 27 persone in manette
di Redazione

Operazione della Dia: 16 amministratori e funzionari indagati

Tags: Catania, Mafia, Corruzione, Rifiuti



CATANIA - Sono 27 le persone destinatarie di provvedimenti cautelari emessi dal Gip nell'ambito dell'operazione della Direzione investigativa antimafia di Catania contro l'infiltrazione della criminalità organizzata nel ciclo dei rifiuti nelle province del capoluogo etneo, Enna e Milano. I reati ipotizzati, a vario titolo, sono associazione mafiosa, associazione per delinquere, traffico di rifiuti, traffico di sostanze stupefacenti, traffico di armi aggravato dal metodo mafioso e truffa aggravata ai danni di Ente pubblico. Nell'ambito della stessa inchiesta, la Dda della Procura di Catania ha disposto perquisizioni nei confronti di altri 16 indagati, fra i quali amministratori e funzionari pubblici.

L'attività investigativa ha "permesso di ipotizzare l'infiltrazione di elementi di spicco della criminalità organizzata" nella "attività di gestione dei rifiuti facente capo all’Aimeri ambiente, quale aggiudicatrice dell'appalto bandito dall'Ato Ct1 Joniambiente".
Questo, secondo la Procura di Catania, il centro dell'inchiesta Nuova Ionia grazie a cui è emerso il ruolo di primo piano dei fratelli Alfio e Salvatore Tancona e di Roberto Russo, considerati ai vertici del clan Cintorino, alleato con la cosca Cappello di Catania. La Dia ha accertato "irregolarità nei servizi di igiene pubblica che avrebbero consentito all'organizzazione di lucrare rilevanti vantaggi di natura economica". In particolare, sostiene l'accusa, "attraverso la falsificazione dei formulari di raccolta e conferimento in discarica della differenziata" e il "ricorso a procedure di somma urgenza per favorire ditte riconducibili all'organizzazione mafiosa".
 
La Procura indaga anche sulla sospetta "inerzia di talune pubbliche amministrazioni, nell'assenza di controlli sostanziali.
"La gestione dei rifiuti - ha sottolineato il procuratore capo di Catania, Giovanni Salvi - è certamente uno degli affari maggiormente significativi per le organizzazioni mafiose, che tendono a controllare il territorio. Da quanto emerge da queste indagini consente rapporti con le amministrazioni comunali, assunzioni e quindi logiche clientelari che posso essere molto utili alle organizzazioni mafiose e allo stesso tempo consentono guadagni significativi e impiego di aziende controllate con i subappalti".

Dal canto suo, la Aimeri Ambiente ha espresso con una nota "la più totale estraneità rispetto alla vicenda, considerandosi con tutta evidenza parte lesa e annunciando la propria costituzione in giudizio come parte civile". L'azienda ha precisato che "le persone colpite dai provvedimenti giudiziari sono dipendenti ed ex dipendenti con mansioni di secondo piano e che comunque risponderanno personalmente dei reati per i quali sono accusati, alcuni reati addirittura completamente estranei all'attività svolta dalla società".

La società si è detta "pronta a garantire, come sempre, la massima disponibilità a collaborare con le Autorità competenti per fare luce sulle gravi vicende di cui ancora, tuttavia, non conosce nel dettagli i particolari".

Articolo pubblicato il 11 gennaio 2013 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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