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Recare ingiurie su Facebook è diffamazione a mezzo stampa
di Andrea Carlino

Lo ha stabilito una recente sentenza del tribunale di Livorno

Tags: Rossella Malanima, Facebook



CATANIA - Attenzione al corretto uso dei social networks, in particolare di Facebook.
Infatti, una recente sentenza del tribunale di Livorno, ha condannato, al pagamento di una multa di 1.000 euro, una ragazza per diffamazione: insultare qualcuno sulla propria pagina Facebook può essere considerato “un delitto di diffamazione aggravato dall'aver arrecato l'offesa con un mezzo di pubblicità” equiparato “sotto il profilo sanzionatorio alla diffamazione commessa con il mezzo della stampa”.

Al centro del caso le affermazioni di Rossella Malanima, 26 anni: poco dopo essere stata licenziata dal centro estetico in cui lavorava, la ragazza ha pubblicato sulla propria bacheca Facebook affermazioni offensive contro l'azienda e l'ex datore di lavoro.
La ventisettenne aveva usato anche espressioni a sfondo razzista nei confronti dell'uomo, che è albanese.
Il giudice ha richiamato l'articolo 595, terzo comma del codice penale, in cui il reato di diffamazione è punito più severamente nel caso in cui l'offesa sia recata con il mezzo della stampa così come attraverso “qualsiasi altro mezzo di pubblicità”.

Secondo la sentenza, Facebook ha una “diffusione incontrollata”. Esprimersi su Facebook implica quindi una “comunicazione con più persone alla luce del carattere pubblico dello spazio virtuale in cui si diffonde la manifestazione del pensiero del partecipante che entra in relazione con un numero potenzialmente indeterminato di partecipanti e quindi la conoscenza da parte di più persone e la possibile sua incontrollata diffusione”.

Massima cautela, quindi, visto che si rischia la reclusione e una multa salatissima nel caso in cui venga riconosciuto il reato di diffamazione.

Articolo pubblicato il 15 gennaio 2013 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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