Per accedere al QdS ed all'archivio utente password registrati e abbonatipassword dimenticata
facebook qdsIl Quotidiano di Sicilia Ŕ su Twitterrss qds
Quotidiano di Sicilia
Il QdS sul tuo smartphone
Scegli la tua app

Berlusconi-Santoro vincita ai punti
di Carlo Alberto Tregua

Ma gli inquisiti frenano la corsa

Tags: Berlusconi, Michele Santoro



Nel 1994, Berlusconi era dato come perdente. La sua vittoria finale costituì una sorpresa per tutti. Allora il Cavaliere non era conosciuto come politico, ma la sua forza di penetrazione nell’immaginario degli elettori, attraverso il video, riuscì a compiere il miracolo.
Era una vera novità, la gente era disgustata dagli imbrogli e dalle ruberie che tutti i partiti, compreso quello comunista, avevano effettuato, razziando le risorse pubbliche e attingendo a piene mani dalle casse dello Stato per i loro fini privati, fra cui l’acquisto del consenso.
Berlusconi vinse, ma durò poco. Poi si prese la rivincita nel 2001 e governò per cinque anni.
Nei due periodi Berlusconi non ha dimostrato di essere uno statista, perché non ha fatto le riforme necessarie per liberare risorse, aumentare la concorrenza, far diventare efficiente la Pubblica amministrazione, snellire gli apparati di Stato, Regioni e Comuni e, soprattutto, la sua promessa non mantenuta più importante: tagliare le tasse. Per far questo avrebbe dovuto tagliare la spesa pubblica.

Ma per tagliare la spesa pubblica avrebbe dovuto tagliare le unghie a caste e corporazioni, cosa che non ha voluto (o potuto) fare.
Sul versante della crescita il suo governo fece approvare la Legge Obiettivo (443/2001), con lo scopo di realizzare in tempi relativamente brevi (fra il 2002 e il 2013) ottanta opere strategiche, fra cui il Ponte sullo Stretto, con una dotazione di circa dodici miliardi per ogni anno. La legge è andata a binario morto.
Poi c’è stata la promessa di un milione di posti di lavoro, anche questi rimasti nel limbo.
Queste defaillances sono state riconosciute dall’elettorato. Però, come accade spesso in politica, la gente dimentica. E si esalta quando vede il toreador nell’arena che affronta un toro che emette fumo dalle narici.
Così è accaduto giovedì 11 gennaio, nell’arena di Santoro. Solo l’abilità del conduttore è riuscita a contenere l’irruenza del Cavaliere, che davanti alle telecamere è quasi irresistibile.La nostra valutazione prescinde dalle cose che ha detto, fra cui tante menzogne e ulteriori promesse che sa di non mantenere.
 
L’operazione mediatica ha lo scopo di far vincere Maroni in Lombardia e di accaparrarsi il premio di maggioranza regionale, che è formato da ben 27 senatori (la Lombardia ne elegge 49 in tutto).
Se l’operazione dovesse andare in porto, il sogno di Pierluigi Bersani di diventare presidente del Consiglio, svanirebbe col sorgere del sole.
La prepotenza di Berlusconi di mettere nelle proprie liste imputati e pregiudicati, probabilmente, non gli nuocerà moltissimo, perché chi lo vota, lo vota a prescidenere, come diceva Totò, perché egli parla alla pancia e non alla testa dell’elettorato.
Le sue ricette, ormai note, che è ormai inutile ripetere, non darebbero futuro al nostro Paese, né sul piano economico, né soprattutto su quello etico.
Questo valore, nella campagna elettorale è stato soltanto sfiorato da qualcuno, mentre bisognerebbe cominciare un dialogo con gli elettori partendo proprio dall’Etica. 

Senza Etica non c’è politica, senza Etica non c’è equità, senza Etica non ci sono libertà né democrazia.
Assisteremo ad altre performances televisive di Berlusconi. Avevamo scritto in tempi non sospetti (l’editoriale n. 3.502, del 18 dicembre 2012) che il Cavaliere si stava attrezzando con un’alta squadra di professionisti della comunicazione, non solo della televisione ma anche dei social network, mediante i quali sta bombardando gli internauti.
Azzardiamo che mediante queste performances, l’onu del Cavaliere, 13 liste apparentate, possa anche approdare al venti per cento dell’elettorato. Se conquistasse Lombardia e Sicilia, il dato potrebbe migliorare e metterebbe in bilico la maggioranza al Senato.
Mancano quaranta giorni all’apertura delle urne. Gli elettori, soprattutto quelli scontenti, riflettano su chi votare. Non ci saranno prove d’appello. Il futuro è nelle loro mani. Poi non si lamentino.

Articolo pubblicato il 15 gennaio 2013 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


comments powered by Disqus

´╗┐