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Melfi, Fiat chiede la Cigs fino al 31 dicembre 2014
di Redazione

Motivo: linee da adeguare alla produzione dei mini suv di 500 e Jeep

Tags: Fiat, Melfi



POTENZA - La Fiat di Melfi ha chiesto la cassa intergrazione straordinaria a partire dall’11 febbraio fino al 31 dicembre 2014 per ristrutturazione. In questo periodo le linee saranno adeguate alle nuove produzioni del mini suv della 500 e della Jeep che sono state presentate il 20 dicembre scorso con la visita dell’ad Marchionne, del presidente John Elkann e del premier Mario Monti.
“L’azienda - annuncia il coordinatore nazionale Fim Cisl del gruppo Fiat, Leonardo Burm - ha comunicato oggi (ieri, ndr) l’avvio della procedura con cui far partire la ristrutturazione dello stabilimento per la produzione dei due nuovi modelli già annunciati dalla Fiat”.

Il rappresentante sindacale della Cisl è dunque fiducioso: “La fase che si apre vedrà sicuramente un 2013 molto complicato per le note vicende legate al mercato dell’auto in particolare in Europa e in Italia ma - sottolinea - l’avvio della ristrutturazione offre allo stabilimento di Melfi prospettive future molto concrete e lo impegna su una dimensione non solo più europea, ma mondiale e questo è l’aspetto più significativo e importante per una rapida uscita dalla crisi e di garanzia per il futuro del lavoro.
Di segno opposto la reazione della Fiom Cgil che esprime “forte preoccupazione perché - si legge sul sito del sindacato metalmeccanico - non si conoscono i dettagli degli investimenti”. Il sindacato guidato da Maurizio Landini chiede quindi “Massima trasparenza nella cigs al fine di garantire la rotazione al lavoro di tutti i lavoratori, per impedire come avvenuto a Pomigliano discriminazioni e perdite salariali a danno dei lavoratori che da diversi anni stanno pagando la crisi, oltre al dettaglio del piano industriale con gli investimenti per evitare sorprese”.

Secondo la Fiom-Cgil, “con la perdita della commessa della nuova Punto - si legge ancora nella nota - si rischia di non saturare la capacità produttiva della Sata e dell’indotto, che già oggi è in grandi difficoltà rispetto alla monocommessa, per queste ragioni al di là dei facili entusiasmi è necessario prevedere un piano che garantisca la piena capacità produttiva e occupazionale per l’insediamento di San Nicola di Melfi’’.

Articolo pubblicato il 16 gennaio 2013 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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