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Ma la lista Monti è debole in Sicilia
di Carlo Alberto Tregua

Organizzazione e comunicazione scarse

Tags: Mario Monti, Elezioni



La campagna elettorale della lista Monti si apre domani 20 gennaio, a Bergamo. Vi sono 35 giorni per convincere gli elettori a votarla.
Innanzitutto va osservato che il tempo per supportarla con organizzazione e comunicazione è estremamente ridotto. L’unica vera struttura è quella dell’Udc di Casini che ha come pilastro la Sicilia, ove è accreditato di circa il 12 per cento. Ma nel resto d’Italia vi sono pochi punti percentuali per una media intorno al 5 per cento.
La struttura organizzativa di Italia futura, il movimento di Montezemolo, è al banco di prova. Non sappiamo quanti consensi riuscirà a far convogliare sulla lista unica al Senato. Pensare che il peso della raccolta del consenso sia caricato solo sulle spalle dell’attuale Primo ministro è ingenuo. Per quanto intelligente, performante e chiaro possa essere il suo eloquio, radunare consensi nel ceto medio-basso è piuttosto difficile.
Anche perché il Professore parla alla testa dei suoi uditori. Quando ci siamo incontrati, nel suo studio alla Presidenza del Consiglio (4 gennaio), mi sono permesso di suggerirgli di usare qualche argomento che parli anche alla pancia degli elettori.

Il Porcellum (Legge n. 270/2005) prevede l’elezione di deputati e senatori in base alla loro posizione nella lista. Mentre per la Camera esiste un premio di maggioranza nazionale, che è pari a 340 seggi attribuiti al partito o alla coalizione vincente, al Senato sono previsti premi di maggioranza delle singole regioni, con sbarramenti doppi rispetto alla Camera.
La composizione caleidoscopica del Senato in base ai premi di maggioranza regionali spiega l’acerrima lotta di ogni competitore per conquistare ogni regione. Fra esse sono in bilico Sicilia, Lombardia, Campania e forse Veneto.
La forza di Monti, al Senato, sarà rilevata dal numero dei suoi senatori eletti, quella di Casini e degli altri partners allo stesso modo. Alla Camera, invece, la lista Monti è isolata e lì sarà contato l’effettivo consenso al Professore. Era quello che Corrado Passera voleva evitare.
Monti ha detto che non farà la stampella di nessuno perché egli è disponibile solamente a fare il Primo ministro, non il ministro e neanche il Presidente della Repubblica. Potrà attuare questo intendimento solo se la sua lista supererà il 15 per cento per arrivare fino al 20 per cento.
 
All’interno di essa avrà un peso determinante l’Udc di Casini, il quale mira ad essere eletto presidente della Repubblica o, in subordine, presidente del Senato, per questo ha fatto mettere in giro l’evento parallelo di Cossiga che fu eletto Presidente a 55 anni mentre il Democristiano ne ha 57. Si tratterebbe di un evento non auspicabile.
La palla passa al Partito democratico, che quasi certamente avrà la maggioranza alla Camera e non al Senato, per cui dovrà fare i conti con Monti. Oppure allearsi col nuovo listone di Antonio Ingroia, se vi entrerà, che ha inglobato l’Idv di Di Pietro e che non si capisce quali proposte di governo abbia per il Paese. Pierluigi Bersani, di cui scriveremo nel prossimo editoriale, avrebbe così tre grosse palle di piombo: Vendola, Fiom e Ingroia. Vi è poi l’incognita Berlusconi, che al di là dei proclami potrà arrivare al 20 per cento dei consensi. La situazione è complessa anche per l’incognita Grillo. Quanti saranno i protestatari disposti a disperdere il voto sul comico genovese?

La lista Monti inSicilia è obiettivamente debole perché non ha un’organizzazione ed una comunicazione indispensabili per portarla all’attenzione dell’opinione pubblica. 
Nella classe dirigente, Monti è percepito come l’uomo delle tasse e come l’uomo che contrasta l’evasione fiscale.
Nella classe media, la percezione dei ragionamenti del Professore non è semplice perché non tocca i luoghi comuni. Ancor meno percepito è il suo ragionamento dalle classi meno abbienti, che vivono una situazione economica drammatica e sono ben lontane dai temi europei, tanto distanti dalle questioni di tutti i giorni.
L’ossatura dell’organizzazione della lista Monti doveva essere data da Italia futura, che però in Sicilia è quasi inesistente. on si sono visti su quotidiani e televisioni regionali, non hanno organizzato convention e raduni degni di tale nome, non hanno dato copertura informativa. Tuttavia è auspicabile che la lista Monti venga votata anche in Sicilia dagli elettori chehanno autonomia mentale e non pensano con la testa degli altri.

Articolo pubblicato il 19 gennaio 2013 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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