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Catania - Vertenza Oda, buco da 40 mln di euro. 400 dipendenti col fiato sospeso
di Antonio Leo

Ma non si rischia il fallimento. Agliozzo (Fp Cgil): “C’è un importante patrimonio immobiliare”. Il Cda sta varando un Piano di rientro. Potrebbero saltare gli stipendi di gennaio

Tags: Oda, Lavoro, Catania



CATANIA – Non c’è solo Aligrup a tenere banco tra le vertenze “calde” del panorama catanese. Un’altra bolla, che a dire la verità si gonfia e sgonfia ormai da parecchi anni, potrebbe scoppiare da un momento all’altro. Stiamo parlando dell’Oda, l’Opera diocesana di assistenza, un Ente morale della Chiesa che da mezzo lustro fornisce aiuto ai minori, ai disabili e ai bisognosi in genere. Ma anche di fatto un’azienda che dà lavoro a circa 400 lavoratori, i quali più volte sono stati costretti a scendere in piazza a causa del mancato riconoscimento delle loro spettanze. L’ultimo pagamento degli stipendi risale a ottobre scorso: da allora, a parte la tredicesima, non hanno più visto retribuzioni. E, adesso, molti, come ci ha riferito il responsabile provinciale della Fp Cgil, Gaetano Agliozzo, “fanno fatica pure a comprare la benzina per andare a lavorare”. Figurarsi per saldare l’Imu.

La situazione, dunque, è drammatica. L’Oda negli anni ha accumulato un debito spaventoso di circa 40 milioni di euro (ma qualcuno sospetta che possa essere molto più elevato). il “buco” è riconducibile a problemi gestionali del Cda (con membri nominati anche dall’arcivescovo), ad anomalie nei versamenti previdenziali, e poi anche al ruolo della Regione, che avrebbe smesso di pagare le rette per gli assistiti. Poi, i ritardi delle anticipazioni da parte dell’Asp 3: la struttura dell’Oda, infatti, si regge proprio sulle convenzioni stipulate con l’Azienda sanitaria provinciale.

“C’è un problema legato a un pesante passivo – ha dichiarato al QdS Agliozzo - che si è accumulato perché c’era un ritardo del versamento dei contributi. Adesso pare che abbiano previsto una rateizzazione di tutti i debiti. Però, certo, c’è una situazione debitoria che crea grossi problemi di liquidità: da una parte, l’emergenza è legata ai ritardi dell’Asp; dall’altra, il quadro è aggravato dalle enormi passività accumulate nei confronti dell’Inps e di Riscossione Sicilia”. “Sicuramente – ha aggiunto Agliozzo - c’è stata una cattiva gestione del consiglio di amministrazione da parte di chi in passato ha amministrato sia il personale che il patrimonio immobiliare di questa struttura”.

Nonostante i debiti, però, pare che lo spettro del fallimento, presente come una spada di Damocle su tante altre vertenze della Provincia, in questo caso non faccia tanta paura.“Non c’è questo pericolo – spiega Agliozzo - perché loro hanno un patrimonio immobiliare importante. L’ipotesi per risollevare le sorti dell’Ente è quella di fare un piano di risanamento che preveda la vendita di alcuni immobili”.

Tra il dire e il fare, come si sa, c’è di mezzo il mare. Infatti gli immobili a disposizione dell’Oda sono molto “pesanti”, cioè di valore particolarmente elevato, il che li rende difficilmente collocabili nel mercato. Talmente ostico è dismetterli che l’ex presidente della Regione siciliana, Raffaele Lombardo, per dare un po’ d’ossigeno all’Ente, aveva promesso di acquistare una delle strutture più grandi, il villaggio Madonna degli Ulivi, dove sarebbero stati dislocati gli uffici della Protezione civile. Promesse che, tra rischio default e cambio al vertice, sono andate a ramengo. E, intanto, i lavoratori che hanno ripreso il sit-in di fronte all’Arcivescovado vogliono chiarezza.

“Il Cda dell’Ente sta varando un piano di rientro legato alle razionalizzazioni, ma di fatto non abbiamo contezza se c’è un blocco della situazione debitoria”. Rischiano così di saltare anche gli stipendi di gennaio. È emergenza, dunque, con i sindacati che hanno chiesto e ottenuto un incontro con il Consiglio di amministrazione per la prossima settimana. “Manterremo alta la guardia- conclude Agliozzo - stiamo mettendo in campo una serie di iniziative pacifiche per sollecitare gli organi competenti. Abbiamo già chiesto un incontro con il presidente della Regione e l’assessore regionale alla Sanità. Stiamo aspettando una risposta”.
Come sempre, però, chi ha delle colpe, chi ha sbagliato sulla pelle delle famiglie, creando forti condizioni di disagio, resta impunito.


L’attività dell’Oda. Riabilitazione e assistenza per 2000 persone

CATANIA – L’Opera diocesana è un presidio fondamentale per il territorio catanese, in quanto assiste oltre 2.000 persone fornendo assistenza e attività di riabilitazione. Come ci ha raccontato Daniela Costantino, assistente sociale, “l’Oda esiste da 51 anni. Ha fatto sempre assistenza, all’inizio ai minori attraverso attività ludiche e ricreative. Erano colonie per ragazzi difficili, che venivano da quartieri popolari. Nel tempo attraverso una serie di donazioni, ha cominciato ad avere un parco immobiliare importante. Si tratta di strutture donate soprattutto dal professore Pecorino a padre Antonino Calanna. Con il tempo tali immobili sono stati trasformati quasi tutti in Centri di riabilitazione. Oggi assistiamo oltre 2.000 persone”. Un servizio che però ora risente della gestione degli ultimi anni.“Io e i miei colleghi – afferma Daniela - che prima lavoravamo a Canalicchio, siamo stati spostati in via Galermo, dove c’è l’ufficio centrale. Hanno liberato un’intera palazzina e la stanno cercando di vendere per far fronte ai debiti”.

Articolo pubblicato il 25 gennaio 2013 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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