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Ferie agostane abitudine incivile
di Carlo Alberto Tregua

Chiudere l’Italia è un danno per tutti

Tags: Ferie, Lavoro, Agosto



Sabato primo agosto si è verificato il macro-ingorgo del Passante di Mestre, una sorta di circonvallazione attorno alla città lagunare che salta l’autostrada Serenissima. Il Passante è stato appena inaugurato, ma questo non ha impedito che per percorrere i 32 chilometri 150 mila autoveicoli abbiano impiegato da cinque a nove ore.
Due le cause principali. La prima costituita dalla strozzatura che il passante ha quando sbocca sull’autostrada, perché si passa da tre corsie a due corsie. La seconda, l’incapacità di chi gestisce sia il Passante che la Serenissima di sdoppiare il traffico sulle due arterie parallele in modo da evitare l’intasamento della prima.
Ma la causa delle cause è l’incivile abitudine di chiudere l’Italia nel mese di agosto, fatto unico in Europa e, vorremmo aggiungere, nel mondo.

Chiudere le fabbriche per quattro settimane aveva un senso negli anni Cinquanta e Sessanta. Oggi, quando la produzione, ovunque, funziona 12 mesi l’anno salvo cause straordinarie, è anacronistico continuare a chiuderle.
Ma poi che c’entra che la Giustizia si fermi per 45 giorni dal primo agosto al 15 settembre? Che c’entra che nella Pubblica amministrazione le ferie si concentrino in questo mese consacrato a Maria? Chiudono i Musei quando invece dovrebbero stare aperti anche la notte. Gravi disagi vi sono nella Sanità quando i servizi si riducono fortemente e le assenze aumentano a dismisura. Mentre questo accade, treni, navi e aerei continuano a viaggiare sempre. La grande distribuzione sta aperta anche la domenica, le Forze dell’ordine vigilano il territorio più o meno come negli altri mesi, le forze armate continuano a funzionare senza sosta. L’elenco è lungo fra figli e figliastri. Ognuno dei lettori potrà aggiungere il proprio contributo.
Una grave responsabilità ce l’hanno i sindacati dei lavoratori, i quali per primi dovrebbero proporre le ferie a valore differenziato. Per esempio, un giorno di agosto equivale a due di febbraio o di novembre.
 
Si tratta, insomma, di dissuadere dipendenti e autonomi dall’andare in ferie concentrandosi nel maledetto agosto. È inutile sottolineare che in questo mese tutti i servizi turistici, in Italia, costano di più, mentre andando per il mondo costano più o meno come gli altri mesi. L’intasamento dei mezzi di trasporto va al di sopra di ogni possibile accettazione, mentre in stazioni, porti e aeroporti del resto del mondo il traffico è quasi normale.
Il danno per la collettività di questa dissennata concentrazione è sotto gli occhi di tutti. La scusa è che col caldo è più faticoso lavorare. Perché, forse col ghiaccio e la neve non è altrettanto faticoso? Una scusa stupida che anche i bambini capiscono.
I quotidiani non si fermano, salvo che il giorno di Ferragosto, i periodici neanche. All’interno delle aziende c’è una normale rotazione fra tutti i dipendenti in modo da assicurare, da un canto il sacrosanto diritto alle ferie da godere in 12 mesi e, dall’altro, l’altrettanto sacrosanto diritto all’informazione del cui black out non vi sarebbe alcuna giustificazione.

Basterebbe adottare nel pubblico e nel privato il sistema di rotazione di quei settori amministrativi e di quelle aziende che lo utilizzano per avere un’Italia che funzioni 12 mesi.
Cos’è questa storia che gli insegnanti debbano avere due mesi di ferie e altri 60 giorni lavorativi? Cos’è questa storia che non si può misurare il prodotto del lavoro di ogni pubblico dipendente? Sono retaggi di una comunità clientelare che fonda la propria disfunzione sui privilegi delle corporazioni, privilegi duri a morire.
Qui non si tratta di fare la rivoluzione, bensì di riallineare l’Italia agli altri Paesi europei. In Svizzera, la scuola comincia il primo di settembre, in Germania il primo di agosto. Le squadre di calcio vanno in ritiro alla fine di luglio e lavorano a pieno ritmo nel mese di agosto.
Basta coi privilegi. Diventiamo un Paese normale. Diano l’esempio i parlamentari riducendo le ferie delle Camere a due o tre settimane, non a sei settimane. C’è bisogno di modelli positivi e virtuosi che sostituiscano quelli viziosi fino a oggi diffusi nella nostra Comunità.

Articolo pubblicato il 19 agosto 2009 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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