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Quotidiano di Sicilia

Un modello energetico a misura del cittadino
di Luca Insalaco

Forum con Nicola Vernuccio, dirigente generale dipartimento Industria Regione siciliana

Tags: Nicola Vernuccio



La Sicilia può essere considerata la piattaforma energetica del Paese, ma sconta pesanti ritardi infrastrutturali che non la rendono ancora autonoma. Come procede il potenziamento della Rete?
“È stato fatto un grande passo in avanti con il via libera all’autorizzazione per il cavodotto sotterraneo Calabria-Sicilia, di vitale importanza per la nostra regione. Siamo esportatori di energia per 10 mesi all’anno, tranne nei mesi più caldi di giugno e luglio, durante i quali invece la importiamo dalla Calabria e se si dovesse interrompere il flusso rischieremmo il black-out. Il rischio è serio senza il nuovo cavodotto e di questo la maggior parte dei siciliani non ne ha consapevolezza.  Per questo motivo l’attuale impianto, vecchio di 40 anni, verrà sostituito.
“Per quanto riguarda la potenza della Rete, si conta di passare da 240 a 380 Kv in un periodo massimo di 5 anni. I fondi sono stati stanziati e Terna ha già programmato una serie di tavoli di partenariato con i sindaci per discutere il tracciato - il cui diametro sarà di circa 10 chilometri - e le misure compensative da destinare ai territori interessati. In passato abbiamo avuto dei problemi ad ottenere da Terna indicazioni in merito alla quantità massima di potenza assorbibile, dati che ci avrebbero consentito di fare pianificazione a lungo termine e programmazione. Un problema che abbiamo cercato di risolvere con il Piano energetico ambientale”.

Le iniziative imprenditoriali finiscono spesso per impantanarsi nelle pastoie burocratiche. La politica sta studiando dei rimedi?
“Gli imprenditori, al di là degli interessi privatistici di cui sono portatori, hanno bisogno che la Regione fornisca risposte certe e in tempi. Ho ricevuto in tal senso l’input dal presidente Lombardo perché le conferenze dei servizi procedano speditamente. Abbiamo avviato un lavoro in sinergia con il dipartimento Ambiente e territorio, affinché non si ripetano quelle situazioni del passato in cui, per esempio, alle nostre conferenze di servizio il dipartimento Ambiente non si presentava. In quest’ottica, ho concordato con la mia collega Rossana Interlandi un incontro tra gli uffici del dipartimento Ambiente e quello all’Industria per definire, sulla base del Pears, tutte le regole che sottostanno alle conferenze dei servizi e che dovranno poi essere modellate sulle peculiarità del territorio. La Interlandi ha inoltre avviato una nuova mappatura delle zone libere per gli impianti eolici. Le regole sono comunque quelle stabilite dal Pears, prima tra tutte, quella che prevede che gli impianti di energia rinnovabile superiori ai 10 Megawatt debbano essere distanti almeno 10 chilometri l’uno dall’altro”.

Quale modello di energia rinnovabile privilegia il nuovo Piano energetico ambientale?
“Il Pears pone notevoli limitazioni ai grandi impianti, sia eolici che fotovoltaici, per dare invece grande spazio agli impianti eolici off shore e ai microimpianti. L’eolico presenta problemi, non solo da un punto di vista architettonico, ma anche di impatto sulle colture. Il problema del fotovoltaico passivo, come per l’eolico, è la desertificazione. I contadini molto spesso preferiscono dare in conduzione i loro terreni ai produttori di eolico e fotovoltaico, accettando offerte superiori ai possibili ricavi dalla produzione agricola. Anche su questo fronte dovremo analizzare la situazione”.

Quali scenari si aprono per la nostra regione con l’adozione del Pears?
“Abbiamo fatto nostra la filosofia di Jeremy Rifkin sulla terza rivoluzione industriale, fondata sul modello della produzione diffusa dell’energia. Uno schema che ovviamente possiede un approccio culturale alle energie rinnovabili in netto contrasto con la diffusione capitalistica dell’energia in mano a pochi. L’obiettivo è quello di portare il singolo cittadino a produrre e scambiare energia con altri utenti. Si tratta di un processo medio-lungo che richiederà una vera e propria rivoluzione culturale”.

Il progetto di federalismo energetico del presidente Lombardo prevede accise petrolifere e sede legale in Sicilia per le aziende dell’energia che hanno impianti nell’Isola. Pensa che il suo progetto sia realizzabile?
“Nell’ambito della legge sul federalismo nazionale, il presidente Lombardo ha giustamente chiesto che parte delle accise restino nella nostra regione. Per quanto riguarda la sede legale, si tratta di una richiesta più di tipo politico e, da tecnico, devo dire che, se cercassimo di imporla, verremmo richiamati dall’Unione Europea per violazione delle norme sulla libera concorrenza. Si dovrebbe agire, invece, sulla finanziaria nazionale, per fare in modo che le imposte rimangano in Sicilia, non solo in presenza della sede legale, ma anche delle unità produttive. In ogni caso, posso assicurare che con me, come dirigente, l’esercizio della vigilanza sarà esercitata su tutte le aziende, com’è nostro dovere fare nelle modalità previste dalla legge. In teoria, per un pubblico funzionario la legalità è un tema talmente scontato che non dovrebbe neppure parlarne”.

Quale analisi può fare dal suo osservatorio degli effetti della crisi economica sulla nostra regione?
“L’attuale pesantissima congiuntura economica internazionale non ha fatto ancora sentire i propri effetti sulla Sicilia. Tra qualche anno, però, se non agiremo per tempo, la situazione potrebbe peggiorare anche dalle nostre parti. In questo momento la Regione siciliana vive delle imposte dei siciliani. La diminuzione della capacità di creare reddito, anche dei dipendenti pubblici, sarà una conseguenza automatica della riduzione di risorse finanziarie a disposizione dei soggetti pubblici, che nell’Isola sono i principali datori di lavoro”

Articolo pubblicato il 03 aprile 2009 - © RIPRODUZIONE RISERVATA




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