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Quotidiano di Sicilia

Crocetta aumenti il Pil e 120.000 occasioni di lavoro
di Carlo Alberto Tregua

Il Presidente lavori per le soluzioni

Tags: Rosario Crocetta, Economia, Pil



In una trasmissione ad Antenna Sicilia ebbi modo di rivolgere ai 4 candidati alla Presidenza della Regione, tra cui Rosario Crocetta, una precisa domanda: qual’era il loro intendimento per sviluppare un programma completo che aumentasse il Pil della Sicilia, rispetto a quello nazionale, di almeno un punto. Secondo l’Istat, nel 2011 è stato di circa 76,4 mld pari al 5,3%, come pubblichiamo ogni giorno in prima pagina.
Un punto di Pil in più rispetto a quello nazionale, è pari a circa 15 miliardi. Ogni miliardo genera 8 mila posti di lavoro, ergo 120 mila occasioni di lavoro (dipendente e autonomo).
Ecco il vero bersaglio del Presidente Crocetta o di qualunque altro presidente. Tutto il resto rientra in quel teatrino macabro che prescinde dalla realtà e serve solo ad ingannare i siciliani. I quali, per la verità, non si fanno più ingannare, tant’è vero che oltre la metà degli aventi diritto al voto non è passata per le urne elettorali, dimostrando sdegno e schifo per una partitocrazia e un ceto politico che hanno continuato a fare i propri interessi anziché servire il popolo.  

In quella trasmissione televisiva tutti e quattro i candidati glissarono sulla mia precisa questione. Forse non erano preparati o forse avevano la coda di paglia. Poi vinse le elezioni l’attuale presidente, ma in questi primi tre mesi non abbiamo visto una sola mossa che vada nella direzione prima indicata: creazione di ricchezza e di occasioni di lavoro.
Questo è molto grave perché qualunque atto, anche positivo, come il disboscamento della burocrazia regionale col trasferimento di centinaia di dipendenti, è un buon segnale, ma se non è finalizzato al bersaglio grosso prima indicato non serve a niente.
Ora si stanno accorgendo che la corruzione impéra alla Regione e - perché no? - nei Comuni. Hanno scoperto l’acqua calda. Come altra scoperta dell’acqua calda è l’infiltrazione mafiosa sia dentro la Regione che dentro i Comuni.
Tutto ciò accade perché gli enti non hanno sviluppato gli anticorpi contro questi due cancri che ledono il tessuto istituzionale e, per conseguenza, quello economico e l’altro sociale. Una inadempienza inaccettabile.
 
La premessa per imboccare la strada della crescita è la sistemazione dei conti della Regione ed una pianificazione del pagamento dei debiti che ammontano a 18 miliardi circa, non solo della stessa, ma anche dei Comuni, di tanti altri enti, nonché delle partecipate regionali e comunali.
È del tutto evidente che bisogna fare il consolidato di tutti i debiti che la Sicilia ha nel suo complesso nei confronti dei terzi, perché la questione va affrontata tutta insieme per evitare un effetto ricaduta da un ente all’altro. Mentre la visione complessiva consente di trovare soluzioni complessive.
Rimettere i conti in ordine non è semplice perché bisogna procedere a tagliare un parassitismo diffuso figlio del clientelismo e della corruzione.
Per la verità Crocetta ha compiuto alcune mosse coraggiose alle quali bisogna dare solidarietà, ma esse non possono essere simboliche, piuttosto incidere per asportare i tessuti cancerogeni della corruzione e della prostituzione partitocratica.

Abbiamo più volte elencato dove e come intervenire, cosa fare e con quali mezzi, per imboccare la strada della crescita. Anche oggi pubblichiamo in un box i principali dieci macigni che vi sono sulla nostra terra e le relative dieci soluzioni per frantumare codesti macigni.
Il peggior sordo è quello che non vuol sentire. In Sicilia, di tali sordi nelle istituzioni e nella burocrazia ve n’è una quantità considerevole. Perciò, dopo averne preso atto, bisogna che la gente comune e la borghesia illuminata, che dovrebbe avere un effetto trainante, scrivano ai giornali, intervengano nei convegni pubblici e manifestino non più su questioni inutili, demagogiche e fumose, ma diffondendo un sentimento comune che porti i responsabili delle istituzioni a  fare puramente e semplicemente il proprio dovere.
Cioè governare e amministrare con equità eliminando i privilegi di coloro che hanno ricevuto e continuano a ricevere favori. Va stroncata qualunque prevaricazione che ancora oggi tanti parassiti esercitano sulla parte fattiva e laboriosa della popolazione. Senza questa azione si continua a dar fiato alla bocca.

Articolo pubblicato il 30 gennaio 2013 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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