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Catania - Biblioteca Civica-Ursino Recupero, la città sta rischiando di perderla
di Agostino Laudani

Una delle strutture più importanti del Sud Italia, incastonata nella splendida cornice dei Benedettini. Tagli ai fondi, arretrati per 1,5 mln di euro. A gestirla solo la direttrice e gli stagisti

Tags: Catania



CATANIA – “Sapete come funziona? Che quando viene a Catania un giornalista, ha la tentazione di raccontare nel suo servizio tutti i mali di questa città. A girare per le strade, si fa spesso un’idea negativa. Poi viene a visitare la nostra biblioteca, e ribalta completamente il suo pensiero. Lentamente, immerso in questi scaffali, vede una Catania che non immaginava, ricca di cultura.
 
Così, quel che scrive nel suo articolo diventa un ritratto di bellezza”. La biblioteca in questione è la “Civica e A. Ursino Recupero” e si trova incastonata in uno dei complessi monumentali più belli d’Europa: l’ex Monastero dei Benedettini, in piazza Dante. Il nostro interlocutore, invece, si chiama Rita Carbonaro, e dirige da 14 anni questa biblioteca.

Un patrimonio fatto da oltre 270 mila volumi, pergamene, codici miniati, corali, scritti medievali, incunaboli, cinquecentine, raccolte di giornali, erbari, e di tutto questo il valore è veramente inestimabile. Qui, da tre anni la dottoressa Carbonaro è ormai l’unico dipendente rimasto: tutti gli altri sono andati in pensione, alcuni per limite di età altri per la irregolarità con cui gli veniva erogato lo stipendio. Così, col supporto di alcuni studenti tirocinanti, due o tre per stage di 75, 100 o 150 ore (la maggior parte 75 ore) e stage post-laurea, messi a disposizione dall’Università degli studi di Catania, regge l’intera attività della biblioteca. Apre e chiude le porte, si occupa dell’allarme, della segreteria, della catalogazione dei libri, delle richieste di consultazione, delle informazioni bibliografiche in sede e on-line, organizza le visite guidate, assiste gli studiosi, provvede alle questioni burocratiche, gestisce i rapporti con le istituzioni. E lo fa con l’energia di sempre nonostante sia un momento difficilissimo in cui è minacciata la stessa sopravvivenza della struttura.

Sì, perché la biblioteca – Ente morale sin dal 1931 - per Statuto è finanziata dal Comune di Catania, che è anche il proprietario dei locali. Il Comune fa parte di diritto del Consiglio di amministrazione della biblioteca, attraverso il sindaco che ne è il presidente (ne sono membri anche il segretario generale, il sovrintendente ai Beni culturali, il rettore dell’Università, un erede del barone Antonio Ursino Recupero,e il direttore stesso della biblioteca) e corrisponde un contributo annuo di circa 300 mila €. Ma è meglio dire “dovrebbe corrispondere” perché nella realtà, purtroppo, negli ultimi anni questi fondi sono arrivati col contagocce o non sono arrivati proprio. Ritardi continui nelle erogazioni e adesso, oltre a pensare di tagliare del 25% lo stanziamento annuo, il Comune ha già accumulato un arretrato di oltre un milione di euro. Risultato: le Biblioteche Riunite “Civica e A. Ursino Recupero” rischiano praticamente di chiudere e al momento le attività vanno avanti solo per l’infaticabile impegno della Carbonaro (persino il suo stipendio conta un arretrato dal mese di luglio 2012) e dei suoi stagisti.

La direttrice, seppur con quei toni pacatissimi che la caratterizzano, lancia un allarme vigoroso: “Il mio - spiega - è unicamente un appello accorato: salviamo la biblioteca! Non c’è da recriminare, da puntare il dito su qualcuno, da far polemica; c’è solo da rimboccarsi le maniche, ciascuno per la propria parte, e mantenere in vita questa importante risorsa per la città, questo gioiello di cultura e arte che il mondo ci invidia”.

Un appello condiviso finora da oltre 4.600 cittadini che hanno firmato una petizione sul web (http://www.change.org/it/petizioni/salviamo-la-biblioteca-ursino-recupero-catania) nata dopo che Rai, quotidiani nazionali e media locali si sono occupati della vicenda. “Nelle biblioteche come queste si nasconde il segreto per interpretare il nostro passato e il territorio in cui nasciamo e ci formiamo”, sottolinea il testo della petizione. Ora, pur nel rispetto delle note criticità finanziarie del Comune, l’auspicio è che queste parole non sfuggano al sindaco Raffaele Stancanelli. Nelle sue mani, il destino di una perla rara di cui Catania vorrebbe continuare a vantarsi.

Articolo pubblicato il 31 gennaio 2013 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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