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Quotidiano di Sicilia

Le recessione condiziona i finanziamenti per investimenti
di Patrizia Penna

Da gennaio a ottobre 2012 erogate a famiglie ed imprese siciliane sessantasette miliardi di euro. Giovanni Chelo, presidente Abi regionale: “Siamo vicini alle imprese”

Tags: Giovanni Chelo, Abi



PALERMO - Nel corso del 2012 la Sicilia ha risentito del deterioramento del quadro macroeconomico nazionale, con ricadute negative nei principali settori. Le imprese industriali hanno registrato riduzioni del fatturato e degli ordinativi; l’incertezza delle prospettive dell’economia ha contenuto la propensione all’investimento. Nel settore edile si è realizzato un ulteriore calo del numero di ore lavorate e si sono accentuate le difficoltà del mercato immobiliare residenziale.
 
Concentrando pertanto l’attenzione sull’evoluzione del credito, emerge che a fine ottobre 2012 i finanziamenti bancari destinati principalmente alle famiglie e alle imprese della regione hanno raggiunto circa 67 miliardi di euro: complessivamente, la recessione frena l’opportunità di investimenti e quindi di erogazione di risorse con una contrazione annua intorno all’1,2% rispetto al 2011 (trend comunque migliore rispetto alla media complessiva del Mezzogiorno a -2,6%). In particolare, alle imprese sono andati circa 31.3 miliardi e alle famiglie 28.7 miliardi, mantenendo i livelli dell’anno precedente.

L’Abi traccia così un quadro nitido della situazione siciliana ed al contempo un bilancio positivo dell’iniziativa di sabato 26 gennaio a Messina, sesta tappa – dopo Lecce – del Road Show Italia. L’iniziativa è stata avviata dall’Abi per raggiungere i territori, attraverso un modello di partecipazione diretta, e “spiegare” da vicino cosa fanno ogni giorno le Banche italiane per il Paese.

Pur in un contesto di difficoltà dell’economia reale, le banche sono state vicine alle imprese, convinte delle loro capacità di tenuta e delle potenzialità di crescita. In questo scenario, importante è un adeguato rapporto “banca – impresa”. Le imprese bancarie italiane, negli ultimi anni, hanno modificato il proprio modello organizzativo e di offerta nei confronti del mondo imprenditoriale, adeguandolo alle mutevoli esigenze delle imprese, specie di piccole e medie dimensioni. Allo stesso tempo le banche hanno sostenuto le famiglie, supportandole sia con la messa a disposizione di risorse finanziarie sia nei loro piani di investimento e nella gestione del risparmio.

A proposito dello stato di salute delle banche in Sicilia, abbiamo intervistato Giovanni Chelo, presidente regionale Abi.
Come stanno le banche in Sicilia?
“Il sistema bancario italiano sta facendo il massimo in condizioni assai difficili, nella consapevolezza che istituti di credito, aziende e famiglie stanno condividendo un destino comune. Siamo vicini ai territori e alle loro esigenze, non dimenticando mai che la banca è un’azienda che deve perseguire sempre obiettivi di efficienza ed equilibrio economico e finanziario. Pur in un contesto di difficoltà dell’economia reale, le banche sono state e continueranno ad essere vicine alle imprese, convinte delle loro capacità di tenuta e delle potenzialità di crescita. In questo scenario, è molto importante un adeguato rapporto “banca - impresa”. Le banche, negli ultimi anni, hanno modificato il proprio modello organizzativo e di offerta nei confronti del mondo imprenditoriale, adeguandolo alle mutevoli esigenze delle imprese, specie di piccole e medie dimensioni. Allo stesso tempo le banche hanno sostenuto le famiglie, supportandole sia con la messa a disposizione di risorse finanziarie sia nei loro piani di investimento e nella gestione del risparmio”.

Caso Mps, c'è il rischio che possa ripetersi?. Servono nuovi strumenti legislativi a tutela dei risparmiatori e delle stesse banche per non assistere a casi simili?
“Il sistema bancario italiano è solido e i fatti venuti alla luce in questi giorni non hanno nulla di sistemico. I risparmiatori possono stare assolutamente tranquilli. La vigilanza svolta dalla Banca d’Italia è una vigilanza qualificata e assai rigorosa”.

Articolo pubblicato il 05 febbraio 2013 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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Giovanni Chelo
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