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Urp: in alcuni Comuni della provincia se ne sconosce del tutto l’esistenza
di Andrea Pizzo

Servizi. Cittadini-utenti e Pa ancora troppo lontani.
Leggi violate. A rafforzare l’obbligo dell’istituzione di tali uffici l’art. 14 della legge 150 del 2000: Disciplina delle attività d’informazione e comunicazione delle Pubbliche amministrazioni.
Labirinti burocratici. Queste mancanze pesano come macigni sulle spalle di chi vuole dialogare con le istituzioni in modo semplice e moderno, evitando di perdersi fra mille problemi.

Tags: Pa, Burocrazia



AGRIGENTO – Incredibile ma vero: nel 2009 ci sono Comuni della provincia agrigentina che non dispongono di un Ufficio per le relazioni con il pubblico. A essere precisi sono otto quelli che fino a ora se ne sono altamente infischiati di fornire tale servizio ai loro cittadini.
È questo il risultato di una ricerca – effettuata sfruttando il portale www.urp.it (gestito dalla Dipartimento della Funzione pubblica) e il telefono - dal quale emerge che non tutti i 43 comuni ricadenti all’interno dei confini della provincia di Agrigento hanno ottemperato a tale obbligo. Già perché, se ancora ci fosse qualcuno che non lo sapesse, l’attivazione dell’Urp all’interno degli enti pubblici è imposto dalla legislazione nazionale.

A gettare le basi per la nascita degli uffici per le relazioni con il pubblico è stato l’articolo 12 del decreto legislativo numero 29 del 3 febbraio 1993 (ora articolo 11 del decreto legislativo 165 del 20 marzo 2001), affermando quanto precedentemente stabilito dalle leggi 142 e 241 del 1990, ossia la necessità di favorire la trasparenza amministrativa e la qualità dei servizi da un lato e la fornitura di uno strumento per l’attuazione delle funzioni di comunicazione istituzionale e per il contatto con i cittadini dall’altro. A rafforzare tale esigenza ci ha pensato l’articolo 14 della legge 150 del 7 giungo 2000 (Disciplina delle attività di informazione e di comunicazione delle pubbliche amministrazioni) che recita così: “Le pubbliche amministrazioni, entro sei mesi dalla data di entrata in vigore della presente legge, provvedono, nell’esercizio della propria potestà regolamentare, alla ridefinizione dei compiti e alla riorganizzazione degli uffici per le relazioni con il pubblico secondo i seguenti criteri: a) garantire l’esercizio dei diritti di informazione, di accesso e di partecipazione di cui alla legge 7 agosto 1990, n. 241, e successive modificazioni; b) agevolare l’utilizzazione dei servizi offerti ai cittadini, anche attraverso l’illustrazione delle disposizioni normative e amministrative, e l’informazione sulle strutture e sui compiti delle amministrazioni medesime; c) promuovere l’adozione di sistemi di interconnessione telematica e coordinare le reti civiche; d) attuare, mediante l’ascolto dei cittadini e la comunicazione interna, i processi di verifica della qualità dei servizi e di gradimento degli stessi da parte degli utenti; e) garantire la reciproca informazione fra l’ufficio per le relazioni con il pubblico e le altre strutture operanti nell’amministrazione, nonché fra gli uffici per le relazioni con il pubblico delle varie amministrazioni”.

Insomma, la prima disposizione normativa in cui si fa cenno agli Urp risale al 1993. Sebbene se ne parli da quasi 16 anni, alcuni amministratori e funzionari comunali della provincia di Agrigento hanno fatto e continuano a fare finta di niente. A sentire le proprie orecchie fischiare, leggendo questa nostra inchiesta, saranno coloro che, dal 1993 a oggi, si sono succeduti alla guida dei Comuni di Calamonaci, Canicattì, Comitini, Joppolo Giancaxio, Menfi, Ravanusa, Sciacca e Villafranca Sicula. Questi i Municipi “fuori legge” in tema di Urp.

Tuttavia, si potrebbero fare dei distinguo. Se per i centri più piccoli la cosa potrebbe anche non scandalizzare, lo stesso non si può dire per quelli di grandi dimensione come Sciacca, Canicattì, Ravanusa e Menfi. Districarsi fra i vari uffici di questi grossi Comuni non è semplice. Per chiedere e ricevere una qualsiasi informazione, per conoscere a che punto è una pratica o per segnalare un disservizio un cittadino deve andare su e giù e bussare a mille porte. E magari capita pure che nessuno gli dia una risposta. Tutt’altra storia se fosse attivo un Ufficio per le relazioni con il pubblico. Oltre a evitare estenuanti tour fra i corridoi del Municipio, si eliminerebbe la classica e fastidiosa pratica della richiesta del favore all’amico dell’amico per vedersi riconoscere un diritto.

Articolo pubblicato il 19 agosto 2009 - © RIPRODUZIONE RISERVATA




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