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Palermo - Guerra di cifre tra Amia e Comune. L’azienda chiede 45 milioni di euro
di Gaspare Ingargiola

Orlando contro i commissari liquidatori: “Stiamo preparando dossier per Procura e Corte dei Conti”. Tensione in attesa della sentenza del Tribunale fallimentare prevista per fine mese

Tags: Palermo, Amia, Leoluca Orlando, Enzo Galioto



PALERMO – In attesa della sentenza definitiva del Tribunale fallimentare, è guerra a colpi di comunicati tra il sindaco Leoluca Orlando e i commissari dell’Amia. E nel frattempo sono iniziate le udienze davanti al gup Marina Petruzzella sul rinvio a giudizio a carico di Enzo Galioto, oggi senatore dell’Udc, dell’ex direttore generale Orazio Colimberti e di tutto l’apparato dirigenziale precedente al commissariamento dell’azienda, per i quali il pm Carlo Marzella ha chiesto il rinvio a giudizio per bancarotta fraudolenta.
 
La Procura vuole vederci chiaro sui motivi che hanno portato al crack della società, oggi in amministrazione straordinaria. Il Tribunale fallimentare, dopo i due rinvii degli scorsi mesi, dovrebbe decidere entro febbraio sulla sua messa in liquidazione. Gli anni sui quali si focalizza l’attenzione della Procura sono quelli dal 2002 al 2008. Si parla addirittura di improbabili missioni nel Golfo Persico e di altre decisioni economicamente “incaute”. Imputati sono anche Angelo Canzoneri, Franco Arcudi, Gaetano Mendola Vincenzo Gargano, Antonino Giuffrè, Giuseppe Costanza e Camillo Triolo.

I magistrati hanno inoltre aperto un’altra indagine sulla formazione del percolato a Bellolampo. Il 7 febbraio l’assessore regionale all’Energia Nicolò Marino, ha riferito in tribunale sulla situazione della discarica. I tempi stringono perché Bellolampo ha un’autonomia fino ad aprile e in questi giorni sono iniziati i lavori di adeguamento della sesta vasca che dureranno 450 giorni e dovrebbero essere completati a maggio. Bisogna capire dove saranno conferiti i rifiuti durante quel mese.

Adesso sotto la lente degli inquirenti potrebbe finire anche l’attuale gestione commissariale. Prima i commissari (Paolo Lupi, Sebastiano Sorbello e Francesco Foti) hanno attaccato Orlando affermando che “dovrebbe essere il Comune a occuparsi del percolato”, tesi cui il sindaco ha risposto chiedendo che i tre commissari “rendano pubblici i loro stipendi. Ci siamo stancati di questi signori. Stiamo preparando un dossier da consegnare alla Procura e alla Corte dei Conti quando se ne andranno”.
 
Un’anticipazione si è avuta il 12 febbraio, quando il primo cittadino ha inviato proprio alla Procura una nota con la quale invita ad accertare “quali eventuali profili di responsabilità, anche penale, possano configurarsi nel comportamento dei commissari”, specie dopo la decisione “di interrompere il pagamento degli stipendi ai dipendenti perché le somme versate dal Comune sono state utilizzate per il pagamento di debiti pregressi, la cui responsabilità è solo e soltanto degli attuali amministratori e dei loro predecessori” nonostante “si tratti di un’azienda commissariata che però continua a produrre perdite milionarie e a non garantire servizi adeguati alla città”.
“Solo nelle ultime settimane – ha concluso Orlando – sono state versati direttamente o indirettamente alle casse dell'azienda oltre 11 mln di euro”.

E su questo punto si è scatenata una guerra delle cifre perché, mentre da una parte Palazzo delle Aquile sostiene di “aver provveduto a liquidare tutte le spettanze”, dall’altra i tre commissari ricordano in una nota che “siamo stati noi a presentare al Tribunale istanza per un’azione di responsabilità nei confronti sia dei precedenti amministratori sia dell’amministrazione, che non aveva adeguatamente esercitato i suoi compiti di vigilanza e controllo sulla società, per oltre 100 mln di euro. Quanto alla conclamata, tempestiva erogazione della somma di 11 mln dal Comune ad Amia va precisato che si tratta di ordinari compensi contrattuali, da tempo non più sufficienti a fronteggiare le varie e sempre più pesanti esigenze finanziarie. Rimangono, invece, inevasi crediti di Amia verso il Comune, per circa 45 mln di euro”.

Articolo pubblicato il 19 febbraio 2013 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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