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Quotidiano di Sicilia

Agrigento - Una nuova gestione dei rifiuti
di Luca Mangogna

Si salterà l’intermediazione della Gesa, le cui sofferenze di cassa hanno causato molte emergenze. Firmato l’accordo che impegna i Comuni dell’Ato 2 a pagare direttamente le imprese

Tags: Agrigento, Rifiuti, Gesa, Ato2



AGRIGENTO – È stato firmato nei giorni scorsi, nella sede dell'Ato Gesa 2 il contratto che impegna i Comuni del Consorzio a pagare direttamente alle imprese il servizio reso per la raccolta e lo smaltimento dei rifiuti. L'ultimo tassello che mancava per comporre il puzzle della nuova riorganizzazione del servizio in provincia era per l'appunto la firma del raggruppamento di imprese che quindi hanno accettato le nuove condizioni del contratto, primo passo verso la transizione nelle nuove costituende Srr e il ritorno alla gestione diretta dei Comuni.

L'accordo è fondamentale anche perché, da questo momento in poi, in alcuni casi saranno gli stessi Comuni a pagare direttamente le imprese del raggruppamento senza l'intermediazione dell'Ato Gesa, la cui perenne sofferenza di cassa ha portato negli ultimi anni a costanti emergenze sul fronte della raccolta dei rifiuti. Così facendo, dunque, le responsabilità delle eventuali carenze date dal servizio, e le conseguenti emergenze sul versante, saranno causate soltanto nei casi in cui i singoli Comuni non saranno in grado di pagare adeguatamente le imprese, mentre di conseguenza gli Enti in grado di erogare regolarmente i contributi alle aziende, non soffriranno come in passato delle manchevolezze degli altri soci del Consorzio.

“L'atto che si è firmato – ha detto Teresa Restivo, commissario liquidatore dell'Ato Gesa – è una scrittura privata sottoscritta direttamente dai sindaci dei Comuni del Consorzio, con la quale essi si impegnano a pagare alla Gesa il servizio entro un periodo di tempo, trascorso il quale questi si adopereranno per pagare in maniera diretta le imprese del raggruppamento”.
“Nel caso in cui non dovessero pagare – ha proseguito – i servizi verranno interrotti, naturalmente solo nei Comuni che non hanno onorato i debiti con le ditte”.

Ha espresso soddisfazione anche Giancarlo Alongi, responsabile della ditta Iseda del raggruppamento di imprese. “Finalmente – ha detto - con la firma di questi contratti a fine mese avremo un quadro preciso dei Comuni che pagheranno e di quelli che non lo faranno. Questo significa che i lavoratori impiegati presso detto Comune saranno pagati regolarmente e viceversa. È uno strumento utile per capire quali sono i Comuni in regola e quali no”.
Tutti i sindaci del Consorzio hanno firmato l'accordo, ultimo in ordine di tempo quello di Casteltermini. Unica eccezione è Lampedusa, dove il primo cittadino Giusi Nicolosi non ha nascosto le proprie forti perplessità in merito alla firma di quest'accordo in forma di scrittura privata che di fatto sancisce la gestione “in house” del servizio di raccolta e smaltimento dei rifiuti, in attesa della tanto agognata riforma in ambito regionale che dovrebbe rivoluzionare la gestione del servizio in tutta l'Isola.


Lampedusa non ci sta. Le perplessità del sindaco: “Una proposta irricevibile”

AGRIGENTO – L'accordo per la gestione “in house” del servizio di raccolta dei rifiuti non piace al sindaco di Lampedusa, Giusi Nicolosi, che ha manifestato tutta la sua perplessità sulla natura di questo accordo. “La proposta dell'Ato – ha detto - è irricevibile, nel merito e nel metodo. Sottopone la Pubblica amministrazione al ricatto per cui, se non si firma senza condizioni un contratto capestro, verrà lasciata l'immondizia per strada. È un'imposizione a cui non intendo adeguarmi e per cui ho già diffidato l'Ato. Se devo sottoscrivere direttamente un contratto con un'azienda pretendo di indire una gara pubblica, stabilendo i criteri che soddisfano le esigenze del mio territorio e individuando la migliore offerta”.
A Nicolosi ha replicato Giancarlo Alongi della Iseda. “Il sindaco è disinformato. La invito a sentire meglio cosa dice la Gesa e cosa diciamo noi, anche per evitare ulteriore confusione in merito”.

Articolo pubblicato il 20 febbraio 2013 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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