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Inquinamento delle acque, pronta nuova procedura contro la Sicilia
di Rosario Battiato

Bruxelles contro un emendamento al decreto sviluppo che azzera per un anno la "direttiva nitrati". L'Isola tra le regioni che non hanno provveduto alla perimetrazione voluta dall'Ue

Tags: Inquinamento, Acqua, Vittorio Cogliati Dezza



PALERMO – Avanti un'altra. Nei giorni scorsi la Commissione europea ha prospettato l'apertura di una nuova procedura d'infrazione per diverse regioni italiane, tra cui la Sicilia, per il caso relativo alla direttiva nitrati.

Il caso si era aperto a fine 2012 con un emendamento al decreto sviluppo che permette di equiparare le zone vulnerabili a quelle non vulnerabili in materia di inquinamento delle acque a causa dell'uso di fertilizzanti azotati violerebbe la normativa europea. La comunicazione ufficiale arriva dal dipartimento per le politiche europee della presidenza del Consiglio agli assessorati all'agricoltura delle regioni interessate. In altri termini l'Ue, secondo quanto riporta il dipartimento,? chiede alle Regioni di impegnarsi per designare le zone vulnerabili e disapplicare, così, le norme previste dal governo. In caso contrario via alla procedura d'infrazione. Nel mirino, oltra la Sicilia, ci sono anche Liguria, Emilia-Romagna e Lombardia.

L'attacco europeo fa riferimento al decreto Sviluppo convertito in legge e pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale del 18 dicembre, dove esiste un articolo che azzera per un anno intero l'attuazione della cosiddetta 'direttiva nitrati' del 1991, che stabilisce limiti all'impiego di fertilizzanti azotati in agricoltura per impedire che vengano inquinati fiumi e laghi. Un'azione che ha indispettito non poco Bruxelles perché capovolge il senso della direttiva comunitaria.

Ad inizio gennaio il caso era stato denunciato da Legambiente che aveva chiesto a Bruxelles l'immediata attivazione dei poteri della Commissione europea per ripristinare la certezza del diritto comunitario in Italia. “Non esitiamo a definire grave e irresponsabile questo testo – ha dichiarto Vittorio Cogliati Dezza, presidente di Legambiente - perché l'attuazione della direttiva nitrati richiede investimenti fondamentali per il risanamento delle acque superficiali e dei bacini marini del nostro Paese. E perché aprire un simile conflitto con le norme comunitarie significa vanificare gli investimenti fatti da migliaia di imprenditori agricoli onesti, e esporre la nostra agricoltura al rischio di un severo taglio delle misure di sostegno comunitario, vincolato al fondamentale rispetto delle norme in materia di tutela ambientale".

Gli ultimi dati Arpa, censiti secondo la Relazione dei dati 2008-2011, sulla vulnerabilità da nitrati delle acque (superficiali e sotterranee) evidenziano un aumento dei punti di campionamento rispetto al periodo precedente. “Per le acque sotterranee si evidenzia un ampia variabilità nell'andamento sia in aumento che in calo delle concentrazioni di nitrato anche se prevale la tendenza di un aumento delle concentrazioni. Si rilevano per i valori massimi di nitrato 104 stazioni in cui la concentrazione è superiore a 40 mg/l e 83 in cui la concentrazione è superiore a 50 mg/l”. I superamenti maggiori sono stati registrati nella piana di Marsala-Mazara del Vallo (25) e nella Piana di Catania (16).

Ma il problema, spiegano dall'associazione del cigno, è certamente più ampio. “Dal 2003, primo anno di richiesta delle deroghe, al 2009 sono state 13 le regioni che hanno chiesto deroghe (Campania, Emilia Romagna, Lazio, Lombardia, Marche, Piemonte, Puglia, Sardegna, Sicilia, Toscana, Trentino Alto Adige, Umbria, Veneto) in momenti diversi e su un totale di 13 parametri (arsenico, boro, cloriti, cloruri, fluoro, magnesio, nichel, nitrati, selenio, solfato, trialometani, tricloroetilene, vanadio)”.

Articolo pubblicato il 21 febbraio 2013 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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