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Messina - Provincia nei guai con i conti anche qui il dissesto è vicino
di Francesco Torre

Per far fronte al taglio dei trasferimenti, l’ente adotterà un piano di riequilibrio “lacrime e sangue”. Consiglieri e sindacati: in bilancio introiti inesigibili. Ricevuto: “Illazioni superficiali

Tags: Messina



Messina - Ormai è acclarato: anche la Provincia regionale rischia il dissesto finanziario. Dopo le denunce di alcuni consiglieri di minoranza e dei sindacati, adesso sembra essersene accorto anche il presidente Nanni Ricevuto, che proprio all'inizio della settimana scorsa ha scritto ai gruppi consiliari per presentare una ricetta per tagliare le spese.

Per far fronte al taglio ai trasferimenti di oltre 5 milioni di euro previsto nel 2013, e con l'obiettivo di approvare il bilancio di previsione annuale prima della scadenza naturale del mandato, anche dalla Provincia dunque pare arriverà un Piano di riequilibrio “lacrime e sangue”.

Nella nota, Ricevuto ha individuato come possibili interventi da attuare subito il contenimento ai livelli essenziali delle spese destinate a beni e servizi, il contenimento delle spese per il personale (meno ore di rientro pomeridiano), la riduzione dei costi degli organi politici, la sospensione del fondo per il salario accessorio, l'avvio di procedure di collocamento a riposo. Niente tagli alla “casta”, dunque, come sulle consulenze esterne, sul Nucleo di Valutazione, sul Collegio di Difesa o sul numero degli assessori, 15, come nessun'altra provincia in Italia (Roma ne ha 12).

La proposta, va da sé, ha ricevuto ampie critiche e nessun consenso. Molto duro nel giudizio è stato il capogruppo di Liberi Insieme Roberto Cerreti (che si candiderà alla presidenza dell'Ente e che da settimane deve mettere bocca su tutto come se glielo avesse ordinato il medico), che ha citato assurdi privilegi tollerati dal piano di Ricevuto come il pagamento delle reperibilità ai dirigenti (peserebbe in busta paga 800 euro al mese per ogni dirigente). “Pagheranno i soliti noti”, è in sintesi il pensiero del consigliere.

“L'avevamo detto”, è invece la posizione dei segretari delle Funzioni Pubbliche di Cgil, Cisl e Uil, Clara Crocè, Calogero Emanuele e Giuseppe Calapai, preoccupati di come il presidente possa a cuor leggero ridurre servizi essenziali come il trasporto e l'assistenza dei disabili nelle scuole superiori, gettando peraltro molti lavoratori sulla strada. “La giunta non ha mai avuto la seria volontà di affrontare la questione, anche attraverso tagli concreti alla cosiddetta spesa politica che alla Provincia sembra intoccabile”, hanno risposto i sindacalisti alla proposta di Ricevuto. “Mettere sullo stesso piano i leggeri tagli ai costi della politica e quelli dei dipendenti equivale ad un “pugno allo stomaco”. Con onestà, però, i sindacati dovrebbero anche ammettere quanto sia effettivamente sovradimensionato l'organigramma dell'ente. Basta fare una passeggiata, per esempio, nell'ex Istituto Dermoceltico per vedere decine e decine di dipendenti provinciali in stanze vuote e silenziose E questo, oggi, non si può più permettere.

Per il consigliere provinciale di Sicilia Vera Pippo Lombardo la Provincia regionale di Messina avrebbe già sforato il Patto di stabilità. Questo perché nell'ultimo bilancio sono state inserite in entrata voci di crediti non esigibili pari a 14 mln di € per la Tia, tassa sui rifiuti che interessa l'Ato 1 e 2 a partire dal 2005 ad oggi. Secondo Lombardo, l'interesse della Giunta oggi è quello di nascondere il dato, che poi comunque emergerebbe dopo le elezioni, costringendo il nuovo presidente a dover lavorare con un procedimento sanzionatorio in corso e con le casse al collasso.

In virtù di questo convincimento, Lombardo ha anche chiesto agli uffici tecnici di Palazzo dei Leoni di decurtargli l'indennità del 30% sin da gennaio, come previsto in caso di violazione del Patto di stabilità. Puntuale è arrivata la replica di Ricevuto: “Illazioni superficiali e infondate”, ha detto il presidente, non negando l'inesigibilità delle somme a credito ma giustificando il loro inserimento in termini di legge e comunque garantendo nessun nuovo impegno di spesa. Nelle more della polemica, Lombardo aveva anche accusato il presidente di sprechi. Tra tante voci, spicca quella delle 100 agende 2013 per la “Casta”, costate 8.800 euro (88 € ad agenda), che Ricevuto ha giustificato dicendo che si è trattato del “mantenimento di una tradizione”.

Articolo pubblicato il 21 febbraio 2013 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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