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Quotidiano di Sicilia

Addio Opg: che fine faranno 183 anime? “La Sicilia non è pronta ad applicare la legge”
di Antonio Leo e Patrizia Penna

Poco più di un mese alla chiusura degli ospedali psichiatrici giudiziari (L. 9/2012) ma manca un’adeguata collocazione dei ricoverati. La Regione colpevole di ritardi strutturali, il Garante Fleres “è una vergogna che ci siano detenuti di serie B”

Tags: Ospedale, Pschiatria, Salvo Fleres



PALERMO – Quando i padri costituenti scrissero la Norma fondamentale, inserirono all’art. 27 uno dei capisaldi della nostra giustizia, in modo particolare penale. “Le pene – recita il terzo comma della suddetta disposizione - non possono consistere in trattamenti contrari al senso di umanità e devono tendere alla rieducazione del condannato”. Senso di umanità e rieducazione, due principi che adesso gridano vendetta. Per appurarlo, basterebbe scendere in quell’inferno in terra che sono gli Ospedali psichiatrici giudiziari. In tutta Italia ci sono sei gironi: uno si trova a Barcellona Pozzo di Gotto, dove le anime dannate sono circa 183.

Si tratta di strutture che non possono né curare, né tanto meno riabilitare gli autori di reato con considerevoli problemi di mente. Anzi forse peggiorano le condizioni dei malati, date le condizioni igieniche pessime e anguste più volte denunciate dal QdS e “certificate” da una Commissione d’inchiesta del Senato.

Il 31 marzo, però, gli Opg dovranno chiudere i battenti, che viceversa si apriranno per gli “internati” (così sono definiti i detenuti). Dovrebbe essere una bella notizia, ma in realtà così non è. Dopo la data di chiusura prevista dalla Legge 9/2012, i detenuti psichiatrici dovranno essere affidati ad apposite strutture organizzate dalla sanità delle Regioni. Peccato che in Sicilia questo passaggio non è mai avvenuto, tanto che Salvo Fleres, garante per i diritti dei detenuti per l’Isola, ha ritirato il suo rappresentante presso il tavolo tecnico istituito dall’ex assessore alla Salute Lagalla e proseguito dall’altro ex del ramo, Massimo Russo, “per non essere coinvolto nell’inqualificabile immobilismo istituzionale”. Insomma il tempo per provvedere c’era, ma chi poteva non ha fatto praticamente nulla. Il rischio adesso è che uomini con crimini alle spalle, che rappresentano un pericolo per se stessi e per gli altri, si trovino in un limbo, o peggio a spasso.

Lo scorso 28 gennaio, proprio per sollecitare i governatori interessati, il Ministro della Giustizia, Paola Severino, ha inviato agli stessi una lettera per ricordare la scadenza ormai imminente. Termine rispetto al quale tutte le Regioni ospitanti le strutture detentive sono largamente in ritardo. Lo hanno messo in evidenza anche gli psichiatri della Sip: “Nessuna Regione, alla data del 1° aprile 2013, avrà pronte le strutture sanitarie che nelle intenzioni della legge 9/2012 devono ospitare gli autori di reato malati di mente al posto degli attuali ospedali psichiatrici giudiziari”. “Il nostro Paese - continuano i medici è impreparato a gestire e collocare questi pazienti, alcuni anche pericolosi, a causa dell’assenza di strutture alternative o di finanziamenti che seppur stanziati non sono facilmente fruibili. Serve una proroga”. Una proroga che adesso potrebbe arrivare davvero. È prevista, infatti, per il 26 febbraio una riunione del tavolo tecnico sugli Opg per valutare se slittare la data di chiusura.

Intanto si cominciano a pesare le responsabilità di chi ha disatteso le previsioni della legge o, meglio, ha fatto male i calcoli. Qualcuno ha puntato il dito nei confronti del Governo, reo di aver firmato il decreto ministeriale sui requisiti dei nuovi centri soltanto nell’ottobre scorso, con 7 mesi di ritardo rispetto all’approvazione della legge 9 (avvenuta il 17 febbraio del 2012). E come se non bastasse, solo il 7 febbraio scorso è stato dato il via libera al provvedimento di riparto dei fondi, circa 170 milioni che serviranno per realizzare strutture adeguate. Le Regioni, ora, dovranno stilare entro 60 giorni un programma di utilizzo delle risorse per usufruirne. Dal Servizio otto dell’assessorato alla Salute della Regione ci hanno assicurato che il piano è in corso di redazione.

Intanto su Barcellona pesa, oltre al termine incombente del 31 marzo, la spada di damocle del sequestro disposto lo scorso 19 dicembre dalla Commissione parlamentare d’inchiesta sull’efficacia del Servizio sanitario nazionale. Sono già trascorsi i 30 giorni di tempo assegnati per effettuare il trasferimento dei quasi 200 internati, ma le anime dannate, come dimostra il recente reportage di Adriano Sofri su Repubblica, sono ancora lì. Nel girone più basso dell’inferno.Se è vero che alcuni gravi ritardi vanno imputati al Governo, anche la Regione ha le sue colpe, specie le precedenti amministrazioni, che ancora non hanno ratificato il passaggio della medicina penitenziaria dalla Giustizia al Sistema sanitario nazionale.
 
Abbiamo intervistato, a tal proposito, Salvo Fleres, garante per i diritti dei detenuti in Sicilia, il quale da tempo ha chiesto ai vari esecutivi regionali che si sono succeduti di fare qualcosa per risolvere il problema. E adesso rinnova il suo appello al governatore Crocetta e all’assessore alla Salute Borsellino.

È prevista per il 31 marzo la chiusura dei sei Ospedali psichiatrici giudiziari d’Italia: manca poco più di un mese. Come si sta preparando la Sicilia?
“La Sicilia non ha ancora recepito il decreto che permette il transito della sanità penitenziaria dall’amministrazione penitenziaria alla Regione. Il presidente Crocetta e l’assessore Borsellino hanno predisposto un disegno di legge in tal senso subito dopo il loro insediamento, mostrando grande sensibilità, nel quale mi auguro sarà data adeguata risposta anche al problema OPG”.

Che ne è stato di quel tavolo tecnico istituito con l’assessorato alla Salute (allora retto da Massimo Russo) che doveva occuparsi del recepimento della normativa nazionale che avrebbe dovuto sancire il passaggio della gestione di queste strutture dalla Giustizia alla Sanità?
“Il tavolo tecnico predisposto prima dall’assessore Lagalla e poi dall’assessore Russo non ha prodotto alcun effetto, tant’é che ho ritirato il rappresentante del Garante, per non essere coinvolto nell’inqualificabile immobilismo istituzionale. Personalmente ho più volte segnalato i ritardi assurdi dell’amministrazione Lombardo ma a nulla sono valse le mie denunce. É una vergogna che in Sicilia vi siano detenuti ammalati di serie B, rispetto al resto d’Italia, é una vera e propria violazione della Costituzione ma questo non sembra importare a nessuno. Mi auguro che il presidente Crocetta, insediatosi da pochi mesi, possa fare di meglio e in fretta”.

L’Opg non può nè curare nè riabilitare. Chiudere queste strutture è giusto secondo Lei?
“Sono favorevole alla chiusura degli OPG ma non prima di aver trovato una soluzione adeguata alla collocazione dei ricoverati. Ciò che serve é un trattamento in linea con la legge Basaglia ma anche con le esigenze di sicurezza della società. I colpi di mano servono soltanto a creare problemi prima di aver individuato idonee soluzioni”.

Che fine faranno i 183 detenuti dell’Opg di Barcellona P. di Gotto?
“So che sono in corso incontri tra l’amministrazione della Giustizia, la Regione ed i gestori delle case di cura per verificare la possibilità di avviare delle convenzioni. Spero che lo si faccia tenendo conto delle esperienze già maturate da questi ultimi ma soprattutto del fatto che il genere di ospiti degli OPG necessità di interventi molto diversi da quelli dei comuni malati di mente. Come Garante dei diritti dei detenuti terrò la situazione sotto controllo per evitare che il rimedio sia peggiore del male”.

Articolo pubblicato il 23 febbraio 2013 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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