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Quotidiano di Sicilia

Sicilia: disoccupazione potenziale al 38,3%, 20 punti più dell’ufficiale
di Dario Raffaele

L’elevata inattività giovanile e femminile, con la crescita dello scoraggiamento, spingono verso l’alto il dato. Welfare e collocamento insufficienti lasciano ai margini del mercato del lavoro

Tags: Lavoro, Disocuppazione



CATANIA - Secondo Eurostat, ci sono almeno due forme di disoccupazione che non rientrano nella definizione ufficiale dell’ILO. Si tratta delle persone senza lavoro che cercano lavoro ma non sono immediatamente disponibili a lavorare e le persone senza lavoro disponibili da subito a lavorare ma che non cercano attivamente lavoro. Nonostante esse non vengano rappresentate dal tasso di disoccupazione, sono da considerare in qualche modo una domanda di occupazione inespressa, un “alone” attorno alla disoccupazione.

Il calcolo della disoccupazione potenziale, pur costituendo un esercizio statistico che esula dalle definizioni ufficiali, pone riflessioni particolarmente inquietanti: premesso che non è detto che tutti gli “inattivi quasi disoccupati” cadano automaticamente nella disoccupazione in caso di ricerca e disponibilità al lavoro, il rischio che la disoccupazione effettiva in Italia sia più ampia di quella misurata non va sottovalutato.

Che il problema risieda nella “inattività/disoccupazione” di giovani e donne è più che evidente nel confronto europeo realizzato da Datagiovani su dati Istat ed Eurostat: la percentuale di donne inattive potenzialmente disoccupate sulla forza lavoro è del 17,9%, contro nemmeno il 6% della media europea (e valori inferiori al 4% nei Paesi in cui il welfare ed i servizi alle famiglie sono più sviluppati). Tra i giovani, la quota è del 34% (tre volte la media europea), con una disoccupazione giovanile potenziale vicina al 51%: se la differenza in termini di disoccupazione ufficiale con i Paesi messi peggio di noi da questo punto di vista, quali Spagna e Grecia, è di 18 / 20 punti percentuali, in termini di disoccupazione potenziale scende sotto gli 8 punti.

Il fenomeno della disoccupazione potenziale, ancora di più della disoccupazione ufficiale, è quasi tutto concentrato nel Mezzogiorno: qui risiedono poco meno di 2 milioni di “quasi disoccupati”, oltre un quarto della forza lavoro dell’area, per una disoccupazione potenziale del 34,3%, più che doppia rispetto a quella ufficiale. Particolarmente inquietanti sono i dati della Campania e della Sicilia (la quota di inattivi potenzialmente disoccupati è circa un terzo della forza lavoro) con una disoccupazione potenziale vicina al 40% (38,3% in Sicilia contro una disoccupazione ufficiale del 18,5%).

Il 43% degli inattivi disponibili a lavorare ma che non cercano attivamente lavoro appartiene alla categoria degli “scoraggiati”, coloro che ritengono di non riuscire a trovare lavoro e dunque nemmeno lo cercano (in crescita di 7 punti rispetto al 2008). Il 17% sta aspettando risposte da colloqui precedenti, mentre il 9% studia o segue corsi di formazione, ma vorrebbe comunque lavorare. L’8% si sta prendendo cura di bambini o non autosufficienti. L’osservazione degli inattivi vicini alla disoccupazione – sottolineano i ricercatori di DATAGIOVANI - fotografa una realtà preoccupante nel confronto con gli altri Paesi europei. Si tratta in particolare delle fasce lavorativamente "deboli", donne e giovani, che vorrebbero lavorare ma restano a casa soprattutto per scoraggiamento e per badare a figli e non autosufficienti, confermando la carenza di welfare sociale e assistenziale per le famiglie e di politiche attive e di accompagnamento/collocamento quasi inesistenti soprattutto al Sud e in Sicilia.
 

 
L’approfondimento. Francia, Germania e Inghilterra esempi virtuosi in Europa
 
Secondo lo studio realizzato da Datagiovani (su dati Istat e Eurostat), l'Italia ha una "forbice" tra disoccupazione ufficiale e potenziale molto più ampia rispetto agli altri Paesi, con un tasso di disoccupazione potenziale del 20,1%, quasi doppio rispetto a quello ufficiale (10,4% nella media dei primi tre trimestri 2012, 11,1% a dicembre), poiché ha una percentuale molto più alta di disoccupati potenziali sulla forza lavoro: se nella media europea gli inattivi potenzialmente disoccupati sono meno del 5% della forza lavoro, in Italia il dato sale addirittura al 12%. Se si guarda a Paesi come Francia, Germania e Inghilterra, si verifica come la percentuale di disoccupati potenziali sia molto bassa, ed anche la disoccupazione ufficiale è più contenuta dell’Italia. Si potrebbe dire, semplificando, che nel nostro Paese molti disoccupati non vengano conteggiati come tali per questioni di definizione, ma che le dimensioni del fenomeno siano molto più rilevanti. Quantificando in termini assoluti questa inattività ai margini della disoccupazione, si tratta nel 2012 di oltre 3 milioni e 100 mila soggetti, quasi 500 mila in più dei disoccupati “ufficiali” (2 milioni e 600 mila circa).

Articolo pubblicato il 23 febbraio 2013 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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