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Quotidiano di Sicilia

Imprese agonizzanti strette nella morsa della pressione fiscale
di Patrizia Penna

Credito ridotto al lumicino: le risorse erogate servono per lo più per gli adempimenti tributari. Centro Studi Unimpresa: tre su cinque si indebitano per pagare le tasse

Tags: Impresa, Fisco



PALERMO - Piove sul bagnato. Qualche giorno fa, il sondaggio pubblicato dal Centro Studi Unimpresa, condotto su 130 mila associati, aveva evidenziato un dato drammatico: 3 aziende su 5 si indebitano per pagare le tasse. Oggi, Unimpresa parla del 2012 come di “un anno da dimenticare per il credito alle imprese ed alle famiglie”. Secondo l’ultimo rapporto del Centro Studi Unimpresa elaborato su dati forniti dalla Banca d’Italia, infatti, i prestiti sono precipitati da 894 miliardi a 864,6 miliardi facendo registrare una contrazione di 29,4 miliardi (-3,3%). Guardando alla durata dei finanziamenti, sono diminuiti sia quelli a breve periodo (da 337,5 miliardi a 331 miliardi con un calo di 6,4 miliardi pari a -1,9%) sia quelli a lungo periodo (da 416,8 miliardi a 405,7 miliardi con un calo di 11 miliardi pari a -2,7%). Il segnale più preoccupante arriva dai crediti a medio periodo, dove il crollo è letteralmente vertiginoso: da 139,6 miliardi a 127,7 che vuol dire 11,8 miliardi in meno (-8,5%).

Se a livello nazionale il quadro è estremamente drammatico, in Sicilia è notte fonda. Secondo i dati dell’Abi Sicilia, nel periodo gennaio-ottobre 2012, sono state pari a 31,3 miliardi le risorse erogate a favore delle aziende siciliane. Stretta nella morsa della pressione fiscale e di opportunità di investimento fortemente compromesse dalla recessione in atto, la nostra regione si sta avviando verso un’inevitabile desertificazione del tessuto imprenditoriale.

“In un nostro recente sondaggio – commenta il presidente di Unimpresa, Paolo Longobardi – abbiamo messo in evidenza come molti imprenditori, tre su cinque, sono costretti a ricorrere ai finanziamenti per pagare le tasse. è il segnale peggiore. Di denaro allo sportello ne viene erogato sempre meno e quel poco che arriva nelle casse delle aziende viene usato per rispettare, laddove possibile, gli adempimenti tributari”.

Sulla grave recessione che sta mettendo in ginocchio il nostro Paese e che ha colpito con maggiore ferocia la Sicilia e tutto il Sud in generale, è intervenuto Giovanni Chelo, presidente Abi regionale che al Qds ha dichiarato: “Il sistema bancario italiano sta facendo il massimo in condizioni assai difficili, nella consapevolezza che istituti di credito, aziende e famiglie stanno condividendo un destino comune. Siamo vicini ai territori e alle loro esigenze, non dimenticando mai che la banca è un’azienda che deve perseguire sempre obiettivi di efficienza ed equilibrio economico e finanziario. Pur in un contesto di difficoltà dell’economia reale, le banche sono state e continueranno ad essere vicine alle imprese, convinte delle loro capacità di tenuta e delle potenzialità di crescita. In questo scenario, è molto importante un adeguato rapporto “banca - impresa”. Le banche, negli ultimi anni, hanno modificato il proprio modello organizzativo e di offerta neiconfronti del mondo imprenditoriale, adeguandolo alle mutevoli esigenze delle imprese, specie di piccole e medie dimensioni. Allo stesso tempo le banche hanno sostenuto le famiglie, supportandole sia con la messa a disposizione di risorse finanziarie sia nei loro piani di investimento e nella gestione del risparmio”.

Articolo pubblicato il 05 marzo 2013 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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