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Quotidiano di Sicilia

Catania, viaggio tra le incompiute del viale Africa. E il Comune “rallenta” il museo antimafia
di Antonio Leo

L’associazione Nomos lo realizzerebbe nell’ex Raffineria dello zolfo, ma manca il “sì” dell’Amministrazione

Tags: Catania, Incompiute, Giuseppe Berretta, Nomos



CATANIA - Bastano pochi passi dalla stazione dei treni di Catania per farsi un opinione sullo stato di degrado della città. E non si tratta soltanto di Corso dei Martiri, la tanto decantata arteria, crocevia dello sviluppo economico, fatto oggetto negli ultimi anni di talmente tanti proclami che qualcuno c’ha pure creduto. Fino a quando non sarà approvato il Prg e non si vedranno le prime ruspe, noi continueremo a diffidare. In direzione opposta, proseguendo lungo il Viale Africa, il biglietto da visita resta sempre lo stesso. Superato il polo fieristico delle Ciminiere, infatti, salta subito all’occhio lo stato di abbandono dell’Ex palazzo delle Poste, il quale, dopo il fallimento della trattativa con il tribunale, è ripiombato in una coltre di omertà, oltre che naturalmente di polvere.
L’ex raffineria dello Zolfo, solo promesse.

Poco più avanti si può scorgere un altro edifico storico, che pare inesistente anche per l’opinione pubblica. Si tratta dell’Ex Raffineria “Alonzo e Consoli”, una struttura imponente, che ha una estensione di circa 140 metri di lunghezza per 26 larghezza: complessivamente, 3.200 mq di superficie coperta. Al suo interno è presente la più alta ciminiera della città, una grande sala di raffinazione (70 mt di lunghezza per 15,5 di larghezza) e una delle sei camere di sublimazione originarie. Fu realizzata alla fine dell’800 per la lavorazione dello zolfo, ma entrò in crisi intorno agli anni ‘20 a causa di un nuovo metodo di estrazione dello stesso. Successivamente l’immobile venne acquistato dal Comune per destinarlo a centro di attività culturali e museali. Da allora sono stati investiti milioni di euro. Nel 2005, addirittura, fu indetta una conferenza per la presentazione del progetto, alla presenza dell’allora ministro della Cultura Buttiglione, con i lavori in stato avanzatissimo. Si trattava, però, dell’ennesima presa in giro, dato che ben presto l’opera tornava nell’oblio.

Nel 2009 un sopralluogo del Qds raccontava lo stato dell’arte: centinaia di migliaia di euro di attrezzature saccheggiate, nuove caldaie e impianti di areazione installati distrutti e inutilizzabili. Oggi accedervi è impossibile. Appena siamo arrivati all’ingresso della struttura per documentare da vicino il degrado visibile anche dall’esterno, un gruppo di immigrati ci ha sbarrato il passo con fare minaccioso. D’altro canto la stessa Amministrazione, per accedervi recentemente, è dovuta ricorrere all’uso della forza pubblica.

Il museo della “Libertà siciliana”.
Sarebbe bello arrivare dal mare e vedere nella ciminiera più alta di Catania un simbolo di libertà, quella che i siciliani hanno pagato a caro prezzo e che ancora continuano a pagare. Potrebbe non essere solo un sogno. L’associazione culturale Nomos, nella scorsa primavera, si è fatta avanti con un progetto originale: vorrebbe costruire nell’ex Raffineria un Museo dedicato all’antimafia e in particolare alle vittime della criminalità organizzata. L’idea prevede “percorsi sensoriali che faranno rivivere sensazioni, emozioni e sentimenti che le vittime della mafia hanno provato direttamente”. Ma anche una biblioteca multimediale per connettere via web gli archivi che ci sono già, sezioni sulla storia della mafia e dell'antimafia, parti dedicate ai laboratori scolastici, sezioni di arte contemporanea permanenti e mostre temporanee. “Il museo - spiegavano gli ideatori un anno fa - vuole raccontare la mafia e l’antimafia attraverso le diverse forme espressive dell’arte e attraverso le documentazioni storiche. Lo scopo è creare un impatto forte sul visitatore, che susciti un'opinione critica informata, con curiosità e aneddoti”.
Un progetto che sarebbe a costo zero per il Comune, in quanto secondo l’associazione si potrebbe finanziare in un anno attraverso quote associative, sbigliettamento, formazione professionale e finanziamenti pubblici. “A me pare una proposta molto interessante – ha dichiarato l’assessore ai Lavori pubblici, Giuseppe Marletta - stiamo valutando come portarla a compimento con i tecnici del nostro ufficio e i loro dirigenti. Verosimilmente ci chiederanno la concessione in cambio della ristrutturazione dei locali”. A quanto apprendiamo dal consigliere comunale del Pdl Manlio Messina, presidente della VII Commissione Cultura, sostenitore della prima ora dell'iniziativa, avrebbe rallentato l’iter per l’approvazione dell’istanza “un contenzioso in corso con la vecchia società che aveva l’appalto”.

Ma il problema è “politico”.
Abbiamo voluto vederci più chiaro nella vicenda e così siamo andati a cercare il responsabile dell’associazione Nomos, Pasquale Maggiore, il quale ci ha rivelato che i problemi principali sono di natura “politica”. “Ci sono degli intoppi di carattere burocratico – ha spiegato Maggiore - dovuti alla solita farraginosità della politica. Stiamo faticosamente cercando di andare avanti”.
Altro che rallentamenti dovuti a contenziosi in corso. “A noi risulta – ha continuato Maggiore - che la vertenza giudiziaria sia stata risolta, in quanto la vecchia società non ha più nulla di che pretendere dal Comune. Il problema, ora che si è liberato quello spazio, è capire la procedura di un eventuale affidamento alla nostra associazione per realizzare il museo. Il 4 marzo abbiamo protocollato una lettera al Comune con la richiesta di ricevere in comodato d’uso la struttura. Stiamo aspettando una qualche indicazione dall’Amministrazione”.
Insomma, siamo alle solite. Una struttura fatiscente, in pieno centro storico, potrebbe essere trasformata in un simbolo di riscatto per la città, grazie all’opera dei privati. E a costo zero per il Comune. Invece si continua a temporeggiare. Come per il piano regolatore, come per il Corso dei martiri, come per piazza Europa. Ferite aperte del tessuto urbano che gridano vendetta.


Un restauro a costo zero. "Progetto unico al mondo"

CATANIA – L’associazione culturale “Nomos” non chiede nulla, solo l’autorizzazione per restituire alla città, in modo originale e civile, un’opera come l’ex Raffineria dello Zolfo di viale Africa, da tempo immemore lasciata al degrado e preda dei “disperati”. “Una volta che il Comune ci darà la concessione – afferma Pasquale Maggiore, responsabile dell’associazione promotrice del Museo internazionale contro la Mafia - noi stessi ci caricheremo delle spese di ristrutturazione. Non chiediamo soldi, in quanto attingeremo sia a risorse private (già pronte a sostenerci), sia a risorse pubbliche”.
Per partire cosa vi manca?
“Solo il benestare del Comune”.

Ma allora perché l’amministrazione sta ritardando ad autorizzare il progetto?
“Per due ragioni. Una di carattere burocratico, in quanto ci sono delle procedure amministrative da seguire. Il Comune deve fare una scelta: o ritenere che questa è un’occasione unica, come noi pensiamo, e dunque affidarci direttamente il bene oppure decidere che questo è uno dei tanti progetti culturali, per il quale è necessario una gara di evidenza pubblica. In quel caso noi parteciperemo con tutte le altre aziende che vogliano presentare piani alternativi al nostro. La seconda ragione è, invece, di carattere politico: il Comune deve dire se intende far funzionare questo spazio oppure no”.

Cosa potrebbe ostacolare il placet del Comune?
“Credo che, in vista delle imminenti elezioni amministrative, i politici pensano a tutto fuorché amministrare. E poi la politica è lenta. Noi abbiamo inoltrato l’istanza già a giugno dello scorso anno”.

È un vero peccato. Anche perché questo museo potrebbe diventare un simbolo di libertà in Sicilia.
“Io lo chiamo ‘un totem culturale al centro del mediterraneo’. L’idea di fare un museo contro la mafia non ha precedenti nel mondo. È un progetto culturale che già il primo anno andrebbe a regime in termini economici e finanziari. Attorno al museo, inoltre, sorgerebbe un centro internazionale di arte e cultura del Mediterraneo. E quello che riusciremmo a guadagnare nel primo anno verrebbe reinvestito per offrire alla città diverse attività di teatro, danza, cinema, arti figurative e visive”.

Si può immaginare un polo culturale, vista la vicinanza con le Ciminiere.
“Sì. Si creerebbe a Catania una cittadella della cultura”.


Giuseppe Berretta: "Cultura in un cassonetto"

CATANIA – Nei giorni scorsi il riconfermato deputato del Pd e candidato sindaco (fino a prova contraria), Giuseppe Berretta, ha posto l’accento sullo stato di degrado di un’altra grande incompiuta della Città dell’Elefante. Stiamo parlando dell’edificio che avrebbe dovuto ospitare la Città della Scienza. “Avrebbe” perché a tutt’oggi è un ulteriore ferita aperta a pochi passi dalla stazione centrale, l’ennesimo brutto biglietto da visita che accoglie chi mette piede a Catania. “Un edificio dalle grandi vetrate e davanti all’ingresso tre cassonetti per la raccolta rifiuti, in via Simeto all’angolo con viale Libertà. È questo lo stato in cui versa la Città della scienza – ha dichiarato Berretta -. Quell’edificio nascosto dai cassonetti potrebbe essere la porta d’ingresso per il futuro di Catania, luogo d’accesso per una città da riscrivere in una zona che può essere volano di sviluppo: il quartiere tra corso Martiri della Libertà e viale Africa, tra le ciminiere e i caseggiati industriali. E invece no, quella struttura in via Simeto resta così, abbandonata, ennesimo simbolo dello spreco di risorse pubbliche e rappresentazione plastica del posto in cui viene relegata la cultura nella nostra città: dentro ad un cassonetto”.
“Per la Città della Scienza, costruita tra 2006 e 2008, sono stati spesi circa dieci milioni di euro ma la struttura è rimasta chiusa fino al marzo del 2012. Oggi è aperta a singhiozzo dalla Fondazione universitaria Cutgana, responsabile della gestione dal febbraio 2012. Numerose le inaugurazioni, la prima con l’assessore Zichichi, ma il suo vero scopo era quello di essere la punta di diamante del polo museale universitario”, ha continuato ancora il deputato democratico. “E allora perché resta chiuso? – ha concluso - Non ci dicano che mancano i fondi per aprirlo, siamo invece convinti che sia solo questione di scelte che gli Enti pubblici non sanno fare in sinergia. E purtroppo gli esempi sono tanti: non solo la Città della scienza ma anche il Castello Ursino, i Parchi archeologici, i musei Belliniano e Greco, Casa Verga, il museo del Mare e tanti altri”.

Articolo pubblicato il 06 marzo 2013 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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