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Consorzi di Comuni: rimangono fuori solo le aree metropolitane di Palermo, Catania e Messina
di Giovanna Naccari

I contenuti del disegno di legge approvato dalla Giunta regionale che riforma le Province regionali. La giunta del consorzio viene eletta telematicamente tra i componenti del consiglio

Tags: Ars, Rosario Crocetta



Palermo – La Regione siciliana intende sopprimere le 9 Province in nome dello Statuto, al fine di contribuire al “raggiungimento degli obiettivi di finanza pubblica” e al “più vasto riassetto complessivo delle funzioni amministrative e funzionali sul territorio regionale”. Ieri il presidente Rosario Crocetta con la sua Giunta ha illustrato ai giornalisti il disegno di legge con cui l’esecutivo si pone l’obiettivo di mandare a casa gli enti intermedi, costituiti con la legge regionale 9/86, e dare i natali ai i consorzi dei Comuni “in conformità all’art. 15 dello statuto”, come stabilisce l’articolo 1 del provvedimento, pronto per la commissione Affari istituzionali.

La bozza di legge assegna il ruolo di “comune capofila del consorzio, ad eccezione delle città metropolitane,  all’ente già capoluogo di provincia o con il maggior numero di abitanti”.
L’articolo 1 del provvedimento stabilisce che “Palermo, Catania e Messina sono definite città metropolitane e l’ambito territoriale coincide con il perimetro del centro abitato. Le città metropolitane non fanno parte e non possono fare parte dei consorzi comunali”.

I Consorzi dei comuni devono avere “una popolazione residente complessiva non inferiore a 150 mila abitanti”.
Con decreti del Presidente della Regione, entro 120 giorni dalla data di entrata in vigore della norma, stabilisce l’articolo 2, “vengono individuati i procedimenti di competenza che non richiedono l’unitario esercizio a livello regionale, rispettivamente dei comuni e dei consorzi comunali nell’ambito delle materie di cui alla legge regionale 9/86, nonché della gestione integrata dei rifiuti e della gestione integrata del servizio idrico”.

L’istituzione del consorzio comunale  deve essere promossa “da uno o più comuni ricompresi in una medesima area”  attraverso  “delibere dei rispettivi consigli e su una identica e motivata proposta adottata con voto favorevole della maggioranza dei consiglieri in carica”.

L’articolo 5 tratta la costituzione degli organi del consorzio comunale, ovvero il presidente, la giunta e il consiglio consortile. 
Quest’ultimo deve essere composto da “tutti i sindaci in carica dei comuni che costituiscono il consorzio comunale”. Il presidente è eletto in seno al consiglio consortile dai sindaci dei comuni che fanno parte del consorzio. La votazione può avvenire con voto telematico. La giunta viene eletta tra i componenti del consiglio consortile a maggioranza semplice. E’ composta dal presidente, che la presiede e da un numero di componenti che non deve essere superiore a: otto nei consorzi comunali con popolazione superiore a 500 mila abitanti; sei nei consorzi comunali con popolazione superiore a 350 mila abitanti; quattro nei consorzi comunali con popolazione pari o superiore a 150 mila abitanti. Il presidente e la giunta restano in carica trenta mesi. Cessano dalla carica in caso di “approvazione di una mozione di sfiducia votata dai componenti del consiglio consortile”.

Articolo pubblicato il 06 marzo 2013 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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Un momento della conferenza stampa di ieri
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