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180 milioni per i Comuni a corto di liquidità
di Marina Pupella

Forum con Giacomo Scala, presidente Anci Sicilia

Tags: Giacomo Scala, Anci Sicilia



Qual è oggi il rapporto dell’AnciSicilia col nuovo governatore della Regione?
“è partito molto bene all’indomani del suo insediamento. C’è stata un’apertura da parte di Crocetta in merito alle questioni che gli abbiamo sottoposto e che sono state subito recepite, in maniera pragmatica, da sindaco”.

Quali sono i temi che avete affrontato con lui?
“Nel particolare, la mancanza di liquidità dei comuni siciliani, un problema che inizialmente appariva da entrambe le parti di difficile soluzione. Poi, finalmente siamo giunti ad un accordo, che è stato il risultato di un lavoro fatto con metodo, e conclusosi positivamente con lo svincolo di somme per 180 milioni di euro dei fondi destinati alle Autonomie locali. Così, lo scorso 28 dicembre i Comuni hanno ricevuto queste risorse, con le quali hanno potuto rispettare il Patto di stabilità e allo stesso tempo pagare i debiti con le imprese che avevano effettuato lavori o fornito servizi alle amministrazioni. Insomma, una vera boccata d’ossigeno. I problemi che riguardano i Comuni dell’isola, comunque, non sono solo di tipo economico, ma anche ordinamentale. Ed è per questo che abbiamo sensibilizzato a livello nazionale l’Anci, perché intervenga. Non è un caso che il 7 dicembre scorso abbiamo dato al presidente Crocetta una relazione, in cui mettevamo nero su bianco gli obiettivi strategici prioritari. Quando sempre alla fine dello scorso anno abbiamo incontrato il presidente all’albergo delle Povere a Palermo, dove per l’occasione sono interventi 300 sindaci dell’isola, abbiamo affrontato un altro argomento principe: quello dei costi energetici. I Comuni siciliani, e quindi i cittadini, hanno pagato per otto mesi quasi il 30 per cento in più di energia elettrica. Questo, perché lo Stato aveva cassato l’accisa sull’energia a favore dei Comuni, ma mentre nel resto del Paese c’è un’attività di compensazione perché si applica il federalismo fiscale, in Sicilia a causa della mancata chiusura della trattativa Stato-Regione articolo 27 della legge 42/2009, è venuta meno un’attività di perequazione e di compensazione. Quindi, tutto gravava sui Comuni e sugli abitanti. Infatti, dal 1° aprile 2012 hanno tolto ai Comuni questa risorsa. In sede di concertazione Anci, il governo regionale ha recepito le nostre istanze e dopo l’emanazione del decreto nazionale, abbiamo avuto la possibilità di accertare queste somme- dovute, che da aprile contribuivano a far deficit di cassa. Nel recente passato, l’addizionale sull’energia elettrica, definita accisa, veniva accreditata direttamente nei bilanci comunali, successivamente è passato tutto attraverso la Regione. Che teneva per sé i proventi dell’addizionale, mentre ora queste risorse saranno trasferite ai comuni”.

Restando in tema energetico. Sa dirci cosa ne è stato dei bandi relativi alla razionalizzazione energetica per l’illuminazione pubblica emanati dall’assessorato regionale all’Energia qualche anno fa?
“A parte un avviso andato a buon fine, tutto è rimasto fermo, bloccato. Ora, il presidente Crocetta sta lavorando proprio con un’attività sistemica, e non con interventi schizofrenici, sul comparto energia attraverso lo strumento del Patto dei sindaci. Questo darà il via libera ad un finanziamento a favore dei comuni, e già in questi giorni stanno iniziando degli incontri per provincia.
Accanto a questo non va trascurato l’ordinario. Abbiamo lanciato l’allarme a Crocetta sul tema sicurezza; i Comuni hanno la responsabilità del vivere quotidiano delle comunità. Se il Comune va in corto circuito, va in tilt anche il vivere civile. Quindi se noi non riusciamo a definire i percorsi sui servizi essenziali che si dispensano ai cittadini, non abbiamo fatto nulla. Con la legge di stabilità sono stati tagliati 2 miliardi 250 milioni di euro ai comuni per il 2013. Un taglio insostenibile, a cui si aggiunge il disastro messo in atto col disegno di legge presentato dalla Regione siciliana all’Ars (in pratica il documento finanziario), che prevede una sforbiciata di 306 milioni di euro per i Fondi alle autonomie locali. E’ inaccettabile che i comuni, oltre al taglio nazionale, debbano subire pure quello della Regione”.
 
Quali importanti obiettivi ha raggiunto l’Anci Sicilia, oltre a quelli di cui si è detto prima?
“Con un emendamento alla spending review approvato lo scorso luglio dalla commissione parlamentare sulla base delle richieste dell’Anci nazionale, i Comuni hanno ottenuto 50 milioni di spazi finanziari, di cui 20 per le amministrazioni comunali siciliane. Questo è stato davvero un buon risultato, che ha suscitato le furie del Veneto e della Lombardia. Purtroppo, però l’ex assessore regionale all’Economia, Gaetano Armao, ha rinunciato non solo a quegli spazi che noi avevamo conquistato, ma anche a quello che spettava alla Regione. Per la gioia di tutte le altre regioni d’Italia”.

Quale è stata la motivazione di Armao?
“Secondo lui la Regione sforava il Patto di stabilità e quindi non avevano la capienza per fare ciò”.

Ma cosa s’intende con creare uno spazio finanziario?
“Spiegare il Patto di stabilità è complicato, ma vedrò di esaurirlo in poche e semplici parole. La Regione doveva creare questo spazio ai Comuni, che dovevano raggiungere degli obiettivi. Non si tratta di soldi, bensì di obiettivi economici, limiti di spesa. La Regione siciliana si doveva fare carico nel proprio Patto di stabilità di 171 milioni di euro, che poi avrebbe dovuto distribuire con un piano di riparto ai Comuni. Quindi, non è che la Regione desse soldi ai Comuni, ma se questa aveva un obiettivo di 4 miliardi e 400 milioni, il suo obiettivo diventava 4 miliardi e 400 milioni, meno questi 171 milioni, che cedeva alle amministrazioni. Che avrebbero potuto godere di un piano di riparto, che infine avrebbe consentito la  ripresa dell’economia reale”.
 
A proposito dell’abolizione delle Province, come si schiera l’Anci?
“Non vogliamo schierarci né a favore né contro. Sappiamo che occorre un ente intermedio, ma quel che ci interessa è il bilanciamento delle competenze, perché da una corretta distribuzione di queste si può ottenere il giusto risparmio della spesa”.

Com’è il vostro rapporto con l’Upi?
“C’è dialogo e collaborazione. Ciò che al momento ci preme è l’istituzione da parte della Regione del Consiglio delle autonomie locali (Cal), previsto dal Titolo V, articolo 123 della Costituzione ed in atto in quasi tutte le regioni d’Italia, tranne che nella nostra. Con questo articolo si riconosce la nostra dignità ed il nostro rango costituzionale, questo per noi è fondamentale anche per avere un rapporto positivo con il nuovo governatore”.

Ma cosa costerebbe il Cal?
“Nulla, perché compito del Cal è quello di definire, in modo gratuito, norme economico-finanziarie e ordinamentali, che successivamente passeranno all’Assemblea regionale siciliana che legifera . Ma l’Aula per poter cambiare ciò che decide il Cal, dovrà avere la maggioranza qualificata. In breve, il Cal è una sorta di camera delle Autonomie locali. La mancata attuazione del Titolo V, ha privato il sistema degli enti locali di una voce autorevole che, da sola, potrebbe dar forza alla governance dell’intera Sicilia”.

Ma perché secondo lei il Cal non è mai stato riconosciuto qui in Sicilia?
“Le rispondo con un’altra domanda. Crede forse che un deputato faccia il Cal e poi non può fare l’emendamento di turno che gli interessa”?

Evidentemente no.
“Appunto. Ribadisco, l’importanza del Cal sta nel fatto che è paragonabile ad una camera del Parlamento. Questo garantirebbe le autonomi locali nel confronto con la Regione rispetto ai temi ordinamentali”.
 

 
Curriculum Giacomo Scala
 
Giacomo Scala nato ad Alcamo nel 1964, è sposato ed ha due figli. Dipendente dell’assessorato regionale della Funzione pubblica, è esperto di legislazione in misure di stabilizzazione dei precari. Nel ’91 aderisce al movimento politico di Presenza sociale, ed è eletto nelle file del partito consigliere
comunale nel ’93. Sarà assessore alla Programmazione economica del Comune di Alcamo nel 2000, per divenire l’anno successivo sindaco della cittadina con la Margherita. Oggi è responsabile regionale Dipartimento enti locali Pd e presidente dell’AnciSicilia da luglio 2011.

Articolo pubblicato il 06 marzo 2013 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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Giacomo Scala, presidente Anci Sicilia
Giacomo Scala, presidente Anci Sicilia