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Tra pressione fiscale e cantieri chiusi la crisi soffoca le famiglie agrigentine
di Calogero Conigliaro

Preoccupano i dati forniti dalla Caritas diocesana, con sempre più nuclei che non arrivano a fine mese

Tags: Crisi, Agrigento, Caritas



AGRIGENTO – La Caritas diocesana lancia l’allarme povertà, con numeri che negli ultimi mesi hanno raggiunto picchi notevoli, riguardanti anche fasce della popolazione prima ritenute benestanti. A rischiare di far precipitare la situazione per quello che una volta era il ceto medio è stato sicuramente l’aumento della pressione fiscale – in molti centri della provincia le aliquote sono state messe al massimo dai Comuni per far quadrare i conti - ma anche la crisi di settori produttivi quali l’agricoltura, il commercio e soprattutto l’edilizia hanno giocato il loro ruolo con la perdita di migliaia di posti di lavoro.

“I nostri osservatori – ha affermato il direttore della Caritas diocesana, Valerio Landri – registrano ogni giorno una situazione sempre più preoccupante, soprattutto in considerazione che gli ammortizzatori sociali che per un certo periodo sono stati presenti stanno cominciando a venir meno senza che i disoccupati siano riusciti a trovare una nuova occupazione. A chiedere un nostro contributo economico ci sono sempre più famiglie che chiedono il pagamento di qualche utenza oppure il pagamento di spese mediche specialistiche. A mettere in ginocchio le persone sono stati anche i mutui per l’acquisto della prima casa, con molti nuclei che non riescono più a far fronte alla scadenza delle rate”.

Una situazione molto grave che sembra aver raggiunto il picco proprio nel momento in cui non sono più presenti quei programmi regionali dell’assessorato alla Famiglia che avevano in buona parte finanziato la Caritas fino al dicembre del 2012.
“La nostra speranza per i programmi di promozione sociale - ha continuato Landri – è quella che alla Regione, visto l’arrivo di un nuovo presidente si stiano valutando nuove strategie di programmazione. Al contrario, per noi soggetti che operiamo a favore dei meno fortunati, potrebbero venire a mancare gran parte di quelle risorse che ci hanno permesso fino a qualche tempo fa di poter intervenire. Attualmente siamo finanziati da una parte dei fondi dell’8 per mille provenienti dalle dichiarazione Irpef e da altre donazioni di privati”.

I numeri della crisi che sta attraversando la provincia non lasciano spazio a interpretazioni: come rivelano gli stessi rappresentanti della Caritas agrigentina i soggetti che si rivolgono ai centri di ascolto sono aumentati del 35% circa, così come è cresciuto il numero degli italiani (in precedenza erano per lo più extracomunitari). Spesso bisogna anche fare i conti con famiglie che sono costrette a mutare il proprio tenore di vita.

“Ci capita – ha raccontato Landri - di dover spiegare che i condizionatori non sono essenziali o che certi elettrodomestici vanno usati la notte, quando la corrente costa meno. Insomma, per qualcuno non è necessario un nostro vero e proprio intervento economico, ma un’opera di educazione a un nuovo stile di vita, che viene accettato con difficoltà da chi scopre di essere diventato povero”.

Il ceto medio è dunque a rischio e con esso quelle certezze di uno stile di vita che si basa sulla certezza di avere una propria casa, di poter mandare a studiare i figli all’Università, per non parlare della programmazione annuale di una vacanza.
E se il quadro descritto dalla Caritas diocesana è tutt’altro che sereno, come già accennato in precedenza sul fronte lavorativo la situazione è tutt’altro che solida.

“Siamo assediati – ha affermato Giovanna Casà, storica sindacalista empedoclina della Cgil – da disoccupati che vengono a raccontarci come non riescano più ad andare avanti per mantenere le proprie famiglie. Ci sono padri che non lavorano da più di due anni e si informano giornalmente se stanno per partire nuovi cantieri nel campo delle opere pubbliche”.

Dalla Camera del lavoro di Porto Empedocle è stato denunciato poi come moltissime domande per chiedere i sussidi arrivino sempre in periodi antecedenti alle elezioni, anche se l’erogazione o l’assegnazione di questi è stata bloccata dalla Prefettura e quindi l’ente non li assegna subito.
“Spesso – ha confermato Casà - abbiamo avuto il sentore che tra i politici ci sia chi gioca sulla povertà”.


Una guerra tra disperati per gli alloggi popolari


AGRIGENTO – Famiglie senza casa, famiglie sfrattate e senza tetto tra le strade, ecco un’altra emergenza che la Caritas ha voluto mettere in evidenza.
“Abbiamo contatti con l’assessorato ai Servizi sociali del Comune capoluogo – ha affermato Valerio Landri – ma le casse comunali sono vuote, mentre gli alloggi di edilizia popolare sono insufficienti alle richieste”.
Poi c’è il problema delle occupazioni abusive, con le residenze pronte per essere date ai legittimi beneficiari, secondo le graduatorie, che vengono abitate illegalmente da famiglie, certamente anch’esse bisognose, ma che non ne hanno il diritto.
“Con le nostre risorse – ha aggiunto Landri - stiamo intervenendo con un progetto di housing che prevede il restauro di un fabbricato del centro storico che potrà ospitare fino a 15 persone. In questo progetto avrà un ruolo la fondazione Agire insieme del presidente Totò Moncada, che realizzerà un intervento ancora non del tutto definito, ma noi speriamo che si impegnino alla realizzazione dei pannelli solari che garantiranno buona parte dell’energia necessaria per l’abitabilità della palazzina”.
L’opera dovrebbe essere iniziata in tempi rapidi, per essere conclusa il prossimo autunno e garantire una struttura utile ai senza tetto per l’inverno prossimo.
Nel frattempo, la Caritas è più volte intervenuta per pagare alcuni mesi di affitto a soggetti o intere famiglie che sono finiti col vivere nelle proprie automobili.
Fatti drammatici che si moltiplicano sempre più in una Sicilia quasi in ginocchio dal punto di vista economico. La speranza è che il sistema produttivo possa creare presto nuove chance in grado di produrre posti di lavoro e opportunità di reddito.


Mensa della solidarietà sempre più gettonata
 
AGRIGENTO – Ormai non conosce più pause l’attività delle suore della comunità Porte aperte, da anni impegnate per garantire pasti ai poveri e ai bisognosi della città capoluogo. Un’attività che si è intensificata parecchio negli ultimi anni, quando la crisi economica ha ampliato la platea di chi necessità di aiuto per poter far fronte anche ai più semplici bisogni alimentari.
“La gente che si rivolge a noi – racconta suor Antonella, responsabile della mensa della solidarietà – è notevolmente aumentata. In particolare registriamo casi di italiani che non ce la fanno più a far fronte alle spese necessarie per poter vivere. Di fronte a questo dramma della povertà, in netto aumento, abbiamo però avuto una risposta di straordinaria generosità da parte della gente comune. Un caso su tutto ci ha positivamente meravigliati, con una coppia di fidanzati che ha devoluto alla mensa 9.000 euro che sarebbero dovuti servire per il loro banchetto nuziale. Ma episodi di questo genere si registrano quotidianamente con piccoli contributi economici o con la consegna di generi alimentari”.
“Dal mondo politico – aggiunge - non arrivano invece contributi, perché di soldi si dice che non ce ne siano nelle casse delle amministrazioni. Al contrario, i bisognosi che si rivolgono alle istituzioni vengono mandati da noi”.
La Mensa della solidarietà garantisce 150 pasti completi al giorno - tra colazioni e pranzi serviti a tavola e cene fornite tramite catering - cucinati da decine di volontari che si recano giornalmente a prestare la loro opera gratuitamente. Un gesto importante nei confronti di quegli ultimi che oggi, in tempi di crisi, si ritrovano in quella fascia di povertà ogni giorno sempre più ampia e da cui sembra sempre più difficile venir fuori.

Articolo pubblicato il 07 marzo 2013 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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