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Tasso di disoccupazione al 19,2% cresciuto di 4 punti in un anno
di Liliana Rosano

Ultimi dati Istat sul lavoro nel quarto trimestre del 2012. Peggio della Sicilia solo Calabria e Campania.  Occupazione nell’Isola è al 42,4% contro il 64,9% della Lombardia

Tags: Lavoro, Disoccupazione



CATANIA - Gli ultimi dati Istat sul tasso di disoccupazione in Sicilia non lasciano alcun dubbio sullo stato di crisi in cui il settore si trova. Nel quarto trimestre del 2012 il tasso di disoccupazione siciliano è del 19,2 mentre lo scorso anno era del 15,2 per cento. Dati alla mano: quasi la metà dei siciliani è senza lavoro.

Infatti, mentre il tasso di attività nel quarto trimestre del 2012 è stato del 50,7 per cento, quello di occupazione nello stesso periodo di tempo si è fermato al 40,9 per cento. L’Istituto nazionale di Statistica ha evidenziato come nella media del 2012, l’occupazione diminuisce dello 0,3% su base annua (-69.000 unità). Come nel recente passato, il risultato sconta la differente dinamica delle componenti italiana e straniera.

Tra il 2011 e il 2012 l’occupazione italiana cala di 151.000 unità, con il tasso di occupazione che si attesta al 56,4% (-0,1 punti percentuali). La discesa del numero degli occupati italiani riguarda i 15-34enni e i 35-49enni, mentre prosegue la crescita degli occupati con almeno 50 anni, presumibilmente a motivo dell’inasprimento dei requisiti anagrafici e contributivi per l’accesso alla pensione. L’occupazione straniera aumenta di 83.000 unità, ma il tasso di occupazione scende dal 62,3% al 60,6%. Nella media del 2012 il calo dell’indicatore interessa la sola componente maschile (dal 75,4% al 71,5%), a fronte del leggero incremento segnalato per le donne (dal 50,5% al 50,8%). Il tasso di occupazione complessivo si attesta al 56,8%, due decimi di punto al di sotto del 2011.

A livello territoriale, la riduzione dell’indicatore riguarda tutte le ripartizioni ed esclusivamente la componente maschile. Nell’industria in senso stretto, dopo il contenuto recupero del 2011, l’occupazione torna a diminuire con un calo di 83.000 unità (-1,8%), che coinvolge il Centro-Nord e soprattutto le imprese di medie dimensioni. Nelle costruzioni prosegue la flessione, con un calo di 93.000 unità (-5,0%), che interessa tutte le ripartizioni e in particolare il Mezzogiorno.

Il calo dell’occupazione interessa i dipendenti a tempo indeterminato (-99.000 unità, pari a -0,7%) e gli indipendenti (-42.000 unità, pari a -0,7%), mentre aumentano i dipendenti a termine (72.000 unità, pari a +3,1%). Gli occupati del terziario crescono su base annua di 109.000 unità (+0,7%). A fronte della riduzione degli occupati nei servizi generali dell’amministrazione pubblica, i servizi alle famiglie manifestano un ulteriore sostenuto incremento. Alla nuova discesa dell’occupazione a tempo pieno (-423.000 unità, pari a -2,2%), fa seguito l’ulteriore incremento di quella a tempo parziale (355.000 unità, pari a +10,0%). L’incidenza di quanti svolgono part time involontario sale dal 53,3% del 2011 al 57,4% del 2012.

Nella media del 2012 la disoccupazione cresce in misura sostenuta, con un aumento di 636.000 unità (+30,2%), che interessa entrambe le componenti di genere e tutte le ripartizioni. L’incremento coinvolge in più della metà dei casi persone con almeno 35 anni ed è dovuto in quasi sei casi su dieci a quanti hanno perso la precedente occupazione. L’incidenza della disoccupazione di lunga durata (dodici mesi o più) sale dal 51,3% del 2011 al 52,5% del 2012.
 

 
L’approfondimento. Disoccupazione giovanile in crescita del 6,2%
 
Secondo l’Istat, il tasso di disoccupazione giovanile cresce di 6,2 punti percentuali, arrivando al 35,3%, con un picco del 49,9% per le giovani donne del Mezzogiorno. La popolazione inattiva tra 15 e 64 anni si riduce in misura significativa (-586.000 unità, pari a -3,9%) a sintesi dell’intenso calo della componente italiana (-670.000 unità) e della contenuta crescita di quella straniera (+83.000 unità) Il forte calo degli inattivi riguarda, da un lato, l’incremento nella partecipazione al mercato del lavoro di giovani tra i 15 e 24 anni (-90 mila unità) e di donne tra i 25 e i 54 anni (-244.000 unità); dall’altro la riduzione degli inattivi tra 55 e 64 anni (-231.000 unità), presumibilmente rimasti nell’occupazione a seguito dei maggiori vincoli introdotti per l’accesso alla pensione. Oltre al consistente calo degli inattivi non interessati a lavorare o ritirati dal lavoro, diminuiscono i motivi di studio o familiari, a fronte dell’incremento di quanti non hanno cercato lavoro perché scoraggiati. Il tasso di inattività scende al 36,3%, con una riduzione di 1,4 punti percentuali rispetto a un anno prima. Il calo dell’indicatore interessa entrambe le componenti di genere e tutte le ripartizioni territoriali.

Articolo pubblicato il 09 marzo 2013 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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