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“Credito, è emergenza”. Allarme di Confindustria
di Redazione

“Serve shock di politica economica”. Chiesto il pagamento dei debiti della Pa

Tags: Confindustria



ROMA - L’Italia “è ancor una volta in piena emergenza credito”. Ora “va spezzato il circolo vizioso”. Lo sostiene il Centro studi di Confindustria, evidenziando che “serve uno shock di politica economica che punti all’obiettivo del ritorno alla crescita e restituisca ossigeno finanziario al sistema produttivo”. E “una misura che può sbloccare lo stallo del credito è il pagamento immediato alle imprese di 48 miliardi di euro di debiti commerciali della Pa”.
 
Questa liquidità, osserva il Csc in una nota a firma Ciro Rapacciuolo, “avrebbe positivi effetti a catena su tutto il circuito dei pagamenti e restituirebbe fiducia. Ripartirebbero i progetti di investimento accantonati, salirebbero i rating aziendali, favorendo l’erogazione di credito a tassi più bassi”. Il credito, secondo Viale dell’Astronomia, “è frenato inoltre da fattori strutturali: funding gap bancario e ratio di capitale di Basilea”.
Anche ciò, prosegue il Csc, porta a concludere che “il calo del credito origini più dal lato dell’offerta che da quello della domanda”. La flessione dei prestiti “è più marcata di quella del Pil nominale e i dati qualitativi indicano che è avvenuta prima la riduzione dell’offerta di credito, che è stata la principale causa della seconda recessione, e solo dopo e’ seguito il calo di domanda”.

In questo quadro, “rischiano di sparire imprese con attività operative positive”. La Bce, si ricorda, “ha fatto molto per la liquidità e può trovare il modo giusto di dare prestiti alle banche finalizzati a divenire credito alle Pmi”. E le misure varate in Italia (moratorie, Fondo di garanzia) “vanno nella giusta direzione, ma non sono risolutive come il ritorno stabile dell’economia su un sentiero di alta crescita”.

A gennaio, secondo quanto emerge dalle principali voci dei bilanci bancari diffuse da Bankitalia, i prestiti al settore privato hanno registrato una contrazione del -1,6% su base annua (-0,9% a dicembre), mentre i prestiti alle famiglie sono scesi dello 0,6% sui dodici mesi (-0,5% a dicembre); quelli alle società non finanziarie del 2,8 (-2,2% a dicembre). Per quanto riguarda i tassi d’interesse sui nuovi prestiti alle società non finanziarie di importo inferiore a 1 milione di euro, sono scesi al 4,39% (4,43 nel mese precedente) e quelli di importo superiore sono diminuiti al 3,09 (3,15% a dicembre).

Per i tassi d’interesse sui finanziamenti erogati nel mese alle famiglie per l’acquisto di abitazioni, sono rimasti invariati al 3,92%; quelli sulle nuove erogazioni di credito al consumo sono invece aumentati al 9,59 (9,08 a dicembre).
I tassi passivi sul complesso dei depositi in essere sono diminuiti all’1,17% (1,25 a dicembre).

Inoltre a gennaio 2013 il tasso di crescita sui dodici mesi dei depositi del settore privato è aumentato al 7,7% (7,0 a dicembre 2012). Il tasso di crescita sui 12 mesi della raccolta obbligazionaria, includendo le obbligazioni detenute dal sistema bancario, è sceso al 2,2 (4,8% nel mese precedente). Secondo quanto emerge dai dati diffusi da Bankitalia, infine, il tasso di crescita sui 12 mesi delle sofferenze è aumentato al 17,5% (16,6% nel mese precedente).

Articolo pubblicato il 09 marzo 2013 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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