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Catania - La città subirà le bombe d’acqua finché non ci sarà manutenzione
di Melania Tanteri

Il canale di gronda è stato realizzato nei suoi tre tronconi. Restano parecchi comuni non allacciati. Non mancano i collettori fognari, ma ci sono 24 mila tombini da ripulire

Tags: Catania, Nubifragio



CATANIA - Un sistema di smaltimento delle acque che andrebbe messo in “rete” per essere efficace: in seguito al violento nubifragio che si è abbattuto sulla città di Catania lo scorso febbraio: si è riaccesa la discussione intorno al canale di gronda e al sistema idraulico non solo catanese, ma anche dei paesi pedemontani i cui canali non sarebbero allacciati a quello principale cittadino.

Secondo l'amministrazione comunale, infatti, buona parte della valanga d'acqua abbattutasi in città sarebbe dipesa dai mancati allacciamenti al canale di gronda, già in funzione dal 2000. Aspetto, questo, evidenziato dallo stesso sindaco di Catania, Raffaele Stancanelli, all'indomani della cosiddetta “bomba d'acqua” che ha trasformato per qualche ora il centro cittadino in una laguna, in occasione del sopralluogo effettuato al Villaggio Santa Maria Goretti. “Il problema – aveva evidenziato allora il primo cittadino –è che le acque provenienti dai paesi etnei non confluiscono nel collettore cittadino, riversandosi così sulle strade della città”.

Stando a quanto affermato dai tecnici dell'amministrazione, dunque, alle condotte secondarie che si diramano dal Canale di gronda in direzione dei centro pedemontani, non sarebbero allacciati gli altri comuni eccettuato quello di Sant'Agata li Battiati che è collegato.

Per questo motivo, recentemente, è stato avviato un tavolo tecnico permanente, che vedrà il coinvolgimento della Protezione civile, convocato proprio dall’assessore comunale Giuseppe Marletta per studiare e cercare di velocizzare la realizzazione delle opere mancanti per allacciare i paesi pedemontani “scollegati” dal canale di Catania. Finora, infatti, solo il Comune di Battiati ha parzialmente provveduto all’allaccio mentre quello di Gravina sembrerebbe intenzionato a farlo.

Eppure sono in tanti a ritenere che la causa di quanto successo in città durante il violento l'acquazzone sia da attribuire alla mancata manutenzione e pulizia di tombini e caditoie, come dimostrerebbe il fatto che proprio il Villaggio Santa Maria Goretti, interessato nell'estate da un intenso lavoro di pulitura dei canali, non sia stato colpito dalla “bomba d'acqua”.

Opinione, questa, condivisa da Tuccio D'Urso, ex direttore dell'Ufficio Speciale. “Dal 2000 al 2007 ho personalmente curato la realizzazione integrale di tutto quanto era previsto per difendere Catania dalle acque meteoriche – spiega. Abbiamo realizzato i collettori “C”, ovvero il Canale di gronda, facendoci finanziare e realizzando tutti gli allacciamenti da S. Giovanni Galermo bassa a via Nuovalucello, mentre il Comune di Battiati realizzava il proprio collettore dal centro dell'abitato sino al Parco Gioeni, dove si immette nel collettore “C”. Abbiamo realizzato anche il meno noto, ma altrettanto importante, collettore “B” – prosegue - che raccoglie le acque meteoriche del quartiere di Trappeto nord e attraverso via Galermo, la Circonvallazione si immette nel torrente Acquicella, ma il problema grave – aggiunge - è la via Etnea, motivo per il quale la città ha costruito non uno ma due canali di gronda”.

Secondo D’Urso, dunque, non sarebbero le infrastrutture a mancare, ma la necessaria manutenzione. “Le caditoie – conclude D’Urso - anche quelle nuove, sono completamente ostruite. Il Comune dice di aver pulito mille tombini, ma Catania ne ha ben 24 mila. Così come sono ostruite o rese non funzionali le opere di captazione del Canalicchio per le acque provenienti da Tremestieri e S. Giovanni la Punta e quelle di via Passo Gravina per le acque provenienti da Gravina”.

Articolo pubblicato il 12 marzo 2013 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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